Ci sono incontri che sembrano casuali solo in apparenza. Per anni avevo osservato l’avvocato Diana Palomba da lontano, attraverso i social network, ammirandone il percorso, la coerenza e la forza silenziosa con cui ha costruito la propria identità professionale e umana. Poi, un giorno, il caso — o forse il destino — ha fatto sì che le nostre strade si incrociassero davvero e ho trovato una donna che con il suo lavoro illumina la vita degli altri. Diana Palomba colpisce immediatamente per il suo sguardo attento e fiero, per un’eleganza naturale che non ha bisogno di ostentazione. Raffinata nei modi, determinata nelle scelte, trasmette forza e autorevolezza anche nei gesti più semplici. Il suo carattere emerge senza bisogno di parole, perché quando determinazione e consapevolezza abitano una persona, arrivano dritte a chi ha di fronte.
Avvocato esperta in diritto di trust, con un lungo percorso professionale internazionale alle spalle, oggi è Presidente di Feminin Pluriel Italia, network internazionale tutto al femminile, che promuove attività legate all’educazione, alla formazione e alla protezione di donne e bambini. Fiorentina d’adozione, Diana ha trasformato la competenza giuridica in uno strumento di equilibrio, responsabilità e supporto concreto alle famiglie, mantenendo sempre al centro la dimensione umana delle relazioni. Nel corso della sua carriera ha inoltre ricoperto ruoli di primo piano in ambito istituzionale e internazionale, tra cui la Presidenza di STEP Italia (Society of Trust and Estate Practitioners) e la rappresentanza italiana all’interno dello STEP EU Committee, organismo attivo in contesti di rilevanza globale e in dialogo con istituzioni quali OCSE, Banca Centrale Europea e FATCA. Esperienze che testimoniano, non solo l’alto profilo professionale, ma anche la capacità di muoversi con competenza, autorevolezza e senso di responsabilità in scenari complessi e multilivello.
In questa intervista Diana ci racconta il valore della responsabilità, il significato autentico del potere, il ruolo dell’empatia nel lavoro e l’eredità che desidera lasciare come donna, madre e professionista. Un dialogo intenso che attraversa diritto, etica e impegno sociale, restituendo il ritratto di una figura femminile capace di unire rigore e sensibilità, ambizione e rispetto, visione e umanità.
Avvocato Palomba, lei ha raccontato che fin da bambina mal tollerava le ingiustizie. Quando ha capito che quella sensibilità non era un limite, ma la sua vera forza?
Quando ho capito che con studio, lavoro ed impegno sociale avrei comunque potuto fare la differenza nel mio piccolo.
Il diritto dei trust è una materia complessa, tecnica, spesso percepita come distante dall’umano. Cosa ti ha spinto a farne invece uno strumento di equilibrio, protezione e responsabilità?
Non direi distante dall’umano, ma l’esatto contrario, aiuta proprio a supportare le famiglie ed esattamente questo quello che mi piace del mio lavoro, che oltre l’aspetto legale e tecnico, ci sia anche la parte delle relazioni umane che nei Trust e’ fondamentale, alla base dell’utilizzo di tale strumento.
Nel suo lavoro ritorna spesso il concetto di “responsabilità doppia”. Che rapporto ha, personalmente, con il concetto di responsabilità e come ha plasmato la donna e la professionista che lei è oggi?
Io sono stata una bambina molto responsabile e con grande senso del dovere, credo questo derivi sicuramente dall’educazione ricevuta, ma anche che sia parte di un bagaglio valoriale con cui nasci. Sicuramente il mio percorso personale, ma sopratutto professionale (che poi vanno di pari passo) hanno avuto come guida la responsabilità verso me stessa in primis, e poi verso le persone con le quali interagisco, amici , parenti o clienti che siano. Se si segue questo sistema di valori, anche se si commettono errori, si è consapevoli di avere agito in buona fede, avendo comunque valutato le possibile conseguenze delle nostre azioni rispetto agli altri.
Le viene spesso chiesto come riesce a fare tutto. Qual è la disciplina interiore, o forse la visione, che le permette di tenere insieme ambizione, rigore, empatia e vita personale?
Sicuramente l’organizzazione, che per me è alla base di tutto, poi l’impegno in qualsiasi cosa si decida di fare, piacere o dovere che sia, infine la passione che guida ogni mia scelta e che mi da la spinta per non mollare, per non rinunciare alle cose che mi fanno stare bene o che ho il dovere di fare.

Ingad Trust nasce da una visione precisa. Qual è il valore non negoziabile che guida ogni sua decisione, anche quelle più difficili?
Sicuramente il rispetto del cliente, che io vedo come appunto una mia responsabilità prima che come un’opportunità di lavoro e di guadagno, e poi l’onestà e quindi l’importanza della propria reputazione. Questo mi hanno insegnato 15 anni di lavoro a Londra, il più grande bene e quindi strumento di lavoro che ognuno di noi possiede e’ la propria reputazione, tutto il resto si può sistemare ma se perdi quella allora si che sei finito.
Il suo impegno sociale, in particolare con Feminin Pluriel, sembra rispondere a un’urgenza profonda. Quando il successo professionale diventa, per lei, responsabilità verso gli altri?
Urgenza per via di tutto quello che accade attorno a noi, io credo che tutti ne nostro piccolo abitiamo il dovere di aiutare chi è in difficoltà, perché anche una piccola buona azione può fare un’enorme differenza nella vita di qualcun’altro e tutto ciò innesca comunque un circolo virtuoso, di cui ne godiamo e beneficiamo tutti.
Lei ha lavorato in contesti internazionali e istituzionali di altissimo livello. Cosa significa per lei “potere” e come si può esercitarlo senza perdere umanità?
Onestamente su questo non ho mai realmente riflettuto, nel senso che non ho mai subito il fascino del potere, ne’ l’ho mai desiderati. Per me il potere sta nel realizzare ciò che voglio senza che questo abbia conseguenze negative sugli altri, anzi il contrario.
Guardando al futuro, e alla sua idea di trasformare Ingad Trust in un Family Office che si occupi anche della vita delle persone, che tipo di eredità desidera lasciare, non solo come avvocato, ma come donna?
Io credo fermamente nel fatto che svolgere la propria professione in maniere empatica faccia una grande differenza e quindi capire l’altro e le sue difficoltà, paure, esigenze vuole dire avergli offerto soluzioni e strumenti per vivere meglio la sua vita professionale e privata, questo mi dà grande soddisfazione. Come donna, l’unica eredità che voglio lasciare ai miei figli è l’insegnamento di cosa sia la libertà: libertà di essere se stessi, libertà dettata dalla propria indipendenza che nasce solo dallo studio, dall’educazione e dalla cultura e nel nostro Paese questa purtroppo è sempre più ignorata, osteggiata e le conseguenze sono sotto i nostri occhi quotidianamente purtroppo, sopratutto per i giovani.
