prima parte
Claudia Baldini vive a Firenze, città nella quale è nata. Dal 1998 lavora per il Gruppo Fingen, cioè da quando la famiglia Fratini era in pieno sviluppo delle loro aziende. Nel 2019 diventa direttore generale della Fondazione Fiorenzo Fratini affiancando Giovanna Cammi Fratini, presidente della Fondazione.
Claudia, chi era Fiorenzo Fratini?
Il signor Fratini iniziò dal niente con i famosi jeans a cinque tasche, per poi dare vita al conosciuto marchio Rifle ed è colui che dette il ‘la’ a quello che, poi, divenne un business che è progredito nell’ascesa del mercato, grazie anche ai figli Corrado e Marcello. Avevano grandi marchi, ne cito alcuni a memoria: Calvin Klein, Guess, Cotton Belt. L’incredibile esplosione del business fece sì che i numeri della ‘forza lavoro’ aumentassero notevolmente.
Com’è nata la Fondazione e perché?
La Fondazione nasce nel 2003 dal desiderio di Corrado e Marcello Fratini per onorare la figura del padre Fiorenzo, uomo dal forte carisma che è sempre stato vicino alle persone bisognose, senza fare troppa ‘pubblicità’ per ciò che faceva. Non aveva desiderio ci fosse clamore per le sue donazioni: il suo piacere era donare, per il piacere di dare sollievo a chi aveva meno. L’intento dei figli è portare avanti ciò che per il padre erano valori fondamentali: famiglia e solidarietà.
Lei com’è arrivata alla Fondazione Fratini?
Lavoravo già per il Gruppo Fingen, dove sono ormai da quasi 30 anni. Nel 2019 mi fu chiesto di affiancare, nel ruolo di direttore generale, la presidente, — la signora Giovanna Cammi Fratini, nuora di Fiorenzo — all’interno della conduzione della Fondazione Fiorenzo Fratini, ruolo che ho accettato e che ricopro con grande orgoglio e riconoscenza.

La nascita della Fondazione è legata a un evento in particolare?
Sì, purtroppo: Fiorenzo Fratini venne a mancare nel 2001, a seguito di una malattia. Qualche anno più tardi la famiglia decise di sostenere in prima battuta l’associazione ATT, Associazione Tumori Toscana che nel periodo era, e lo è ancora, molto vicina alle famiglie e alle persone che soffrono per questa malattia. Da quel momento in poi iniziarono ad aiutare non solo l’ATT, ma organizzarono, — con quella che all’epoca era un’associazione — su idea della signora Giovanna, anche delle gare sciistiche per bambini disabili e normodotati, in Val di Luce. Gli impianti della Val di Luce sono di proprietà della famiglia Fratini, fu il signor Fiorenzo ad acquistare la vallata. Io in quel periodo non ero ancora presente, ma ho avuto modo di vedere foto e filmati molto belli. Poi, nel 2013, l’associazione è diventata fondazione e abbiamo allargato il nostro bacino, che non è stato più solo donare, ma continuare a organizzare delle raccolte fondi ancora più strutturate.



A chi si rivolge la Fondazione per la raccolta fondi?
La famiglia Fratini è storicamente radicata nel tessuto fiorentino e questo ha favorito, nel tempo, la nascita di una rete di relazioni e di fiducia, ampia e trasversale. Grazie al sostegno di numerose famiglie fiorentine e di realtà imprenditoriali, che condividono valori di responsabilità e impegno sociale, è stato possibile raccogliere risorse significative e realizzare, negli anni, numerose iniziative di valore, tutte puntualmente documentate sul nostro sito.
La fondazione aiuta anche il singolo o si rivolge ad associazioni?
Diciamo che si presentano entrambe le situazioni. Quando decidiamo di aiutare qualcuno a livello individuale è perché il caso arriva all’attenzione della signora Giovanna e si tratta, di norma, di una situazione limite. I bisogni possono essere di diversa natura: legati alla salute, oppure nell’affrontare la quotidianità, anche per esigenze apparentemente semplici, come il pagamento di una bolletta e in presenza di condizioni di reale indigenza. In questi casi interveniamo direttamente, sempre previa attenta verifica e valutazione, perché è fondamentale operare con prudenza. In alternativa, ci appoggiamo ad altre associazioni o fondazioni, nonché al Comune, che può indicarci le realtà del territorio in cui vi sia una reale necessità di intervento e che sono già ben radicate. In particolare, le associazioni possono contare sul supporto concreto dei volontari le cui ‘braccia’ permettono di trasformare le risorse raccolte dalla Fondazione in un aiuto diretto ed efficace. Altre volte, invece, ci rivolgiamo agli ospedali, quando siamo a conoscenza della necessità di strumenti o attrezzature specifiche.
Può farmi un esempio?
Sì: abbiamo donato una culla da trasporto all’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, e una culla termica all’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano. La culla da trasporto, appositamente accessoriata, è uno strumento fondamentale per garantire la sicurezza dei neonati che nascono in strutture non sufficientemente attrezzate per gestire situazioni cliniche complesse e che necessitano di un trasferimento urgente in terapia intensiva neonatale al Meyer. Questa soluzione consente di creare una vera e propria terapia intensiva mobile, salvaguardando il neonato durante il delicato tragitto da un ospedale all’altro. Un analogo impegno è stato rivolto anche all’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi, dove abbiamo contribuito con la donazione di una culla termica, a supporto dell’assistenza neonatale.
Tutto ha avuto inizio con le gare sciistiche in Val di Luce e poi?
E poi la Fondazione Fratini si è orientata sulla ricerca, sull’assistenza medica, su anziani, giovani, diversamente abili e malati terminali.
Questo significa molti progetti, non si corre il rischio di essere dispersivi?
Come dice la signora Giovanna: “Una goccia è poca cosa, ma se non ci fosse mancherebbe al mare.”

Claudia, noi ci siamo conosciute il 15 dicembre in occasione del Christmas Charity Cocktail a Palazzo Gondi dove c’è stata una grande partecipazione, come si stimola la sensibilità negli altri?
Non è una cosa semplice, la forte empatia della signora Giovanna fa da leva in quanto è una persona che con i fatti porta la testimonianza che tutto ciò che viene raccolto non va disperso in rivoli dei quali si perde traccia, bensì, alla ‘luce del sole’ e con trasparenza riesce a dimostrare a coloro che ci danno una mano che tutto ciò che viene donato raggiunge l’obiettivo per cui l’evento era nato. Come dice spesso la signora Giovanna, siamo un ponte tra coloro che donano, e che hanno riposto la loro fiducia nella Fondazione in quanto conoscono le persone che l’hanno creata, e coloro che hanno bisogno.

Le donazioni si possono al seguente conto corrente:

continua…
