Pensate ad una serata romantica, con la persona che amate: vi acconciate, facendo attenzione al minimo particolare, scegliete il vestito più bello, il gioiello più accattivante, il profumo più inebriante; poi, come diceva il buon Califano, “la macchina a lavare ed era ora, hai voglia di far colpo quella sera”. Uscite, vi incontrate con chi vi stava aspettando: è uno spettacolo della natura, ma anche voi non scherzate mica. Vi sedete al tavolo, ordinate un piatto di alta cucina, per questa volta non badate a spese, poi arriva il cameriere e vi mette in tavola un piatto di fagioli con le cotiche ed un altro di spaghetti all’arrabbiata stracarichi di peperoncino. Che diamine, non è davvero ciò che avete ordinato, per cui chiamate il cameriere e… e niente, gli fate un sorriso e vi mangiate quello che vi ha portato. Uno scenario un po’ strampalato, ma è ciò che potrebbe succedere se andate in Giappone, a Tokio, per la precisione, presso il “Restaurant of mistaken orders”, il ristorante degli ordini sbagliati dove i camerieri sono tutti simpatici anziani affetti da demenza, per cui se avete fortuna vi arriva ciò che avete ordinato altrimenti, quello che capita. Un modo come un altro per ricordarci, senza giochi di parole, che nessuno è inutile, e, come, tra una risate e l’altra, si può permettere anche a chi soffre di questa malattia di sentirsi utile, capace di fare qualcosa. E’ inclusività vera.

Se credete, però, che questo ristorante rappresenti un unicum nel mondo della ristorazione, vi sbagliate di grosso. In Canada è stato aperto, ora è chiuso per motivi che non conosco, “Signs” un ristorante dove i camerieri erano sordomuti per cui l’unico modo per ordinare era usare il linguaggio dei segni, spiegato a grandi linee sul menù accanto ai piatti disponibili. Più simile al formato giapponese è l’ ”Hugent” in Corea del Sud , dove vengono impiegate persone con sintomi precoci di demenza. In Francia invece è stato creato “Le reflet” in cui il personale è quasi interamente affetto dalla sindrome di Down e tutta l’organizzazione ruota intorno alla loro disabilità, gli strumenti di lavoro ad esempio sono adattati alle loro capacità di lavoro: i piatti sono dotati di impronte per facilitarne la presa e le ordinazioni si effettuano con dei timbri.

È bene ripeterlo, non si tratta di espedienti commerciali volti a sfruttare la pietà dei commensali, sono attività pensate per non lasciare le persone più sfortunate ai margini della società. Nessuno e inutile, ognuno può vivere una vita dignitosa sfruttando le proprie capacità. Anche in Italia esistono realtà del genere, ne è un esempio “La lanterna di Diogene” vicino a Modena, dove a prendersi cura del cibo, dall’orto alla tavola, sono dei ragazzi e delle ragazze affetti da sindrome di Down, psicosi o autismo. A Monza c’è il PizzAut, con una particolare attenzione a chi è affetto da autismo. Se girate in rete, ovunque andrete in Europa e in Italia, troverete locali sorti con l’intento di aiutare e includere persone con diverse disabilità, ma se vi trovate qui in Lunigiana o nelle vicinanze, potete senz’altro andare a Comano, in località Crespiano e lungo la Strada Provinciale 75, quindi senza nemmeno andare ad inerpicarvi alla ricerca di frazioni un po’ sperdute, potete fermarvi da “Robe da matti”, un locale aperto qualche anno fa e gestito da operatori socio sanitari che impiegano persone con disturbi psichici. È aperto dal lunedì al venerdì e potrete fare colazione, pranzi, cene, brunch con la particolare attenzione ai piatti tipici lunigianesi.

Una bella esperienza per chi vuole nutrire lo stomaco e il cuore.
