Il 15 Novembre del lontano 1553, nei dintorni di Arezzo, veniva scoperto un bronzo del 400 A.C., raffigurante il mostro mitologico detto “Chimera”. La Chimera di Arezzo non fece in tempo ad assumere questa denominazione (che conserva ancora oggi), e subito venne reclamata dal granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici, per la sua collezione e sull’onda della sua autoconvinzione di essere un prosecutore della grande civiltà etrusca e, a propria volta, un vincitore di Chimere. Egli espose pubblicamente l’antico bronzo presso il Palazzo Vecchio a Firenze, nella sala di Leone X. L’opera venne poi trasferita presso il suo studiolo di Palazzo Pitti, in cui, come riportato da Benvenuto Cellini nella sua autobiografia, “il duca ricavava grande piacere nel pulirla personalmente con attrezzi da orafo“.
La Chimera è il mostro con corpo e testa di leone lanciafiamme, una seconda testa -di capra- sul dorso e la coda che era un serpente vivo ed azzannatore. La Chimera venne affrontata, in groppa al cavallo alato Pegaso, dall’eroe Bellerofonte, che la uccise con una singolare strategia, mai vista, nè prima, nè dopo, in tutta la mitologia greca (le cacciò in gola la lancia alla cui sommità egli aveva legato un pezzo di metallo, che, per effetto delle fiamme vomitate dal mostro, si sciolse, inondando di piombo fuso i visceri della creatura ed ammazzandola orribilmente). La Chimera, che, da aberrazione greca antica, è diventata, nel corso dei secoli, sinonimo di “utopia”, “sogno irrealizzabile”. La Chimera che, oggi esposta, nella sua forma bronzea, presso il Museo Archeologico di Firenze, vedrà riaprire la sala a lei dedicata proprio in queste ore, a seguito di un lungo e certosino riallestimento.
La Chimera, che, nella sua medesima forma scultorea, subì, a suo tempo, un restauro penosamente sbagliato (la coda di serpente, infatti, fu stravolta nell’atto di azzannare un corno della capra, in un inspiegabile gesto di autolesionismo, dato che la stessa testa di bovide, che spunta dal dorso, è parte integrante della creatura😅🤦🏻♂️ (se non ci credete, osservate l’immagine che vi ho allegato).

Ebbene, la Chimera, che ci crediate o no, non è soltanto “di Arezzo trapiantata a Firenze”, ma anche “di Carrara”!
Del mio vergognoso periodo da studente di legge (e terrificante prosieguo del medesimo), mi è rimasto ben poco, a parte tanto mal di fegato e pochissime nozioni, stampatemisi in testa, principalmente, per la loro bizzarria (tipo “Avulsione” ed “Abigeato”).
Uno dei rarissimi provvedimenti di cui ho memoria era volto ad incrementare il patrimonio dello stato e ad incentivare il lavoro degli artisti. Nel 1949 – in piena ricostruzione post-bellica – venne, infatti, emanata la Legge 717/49 (meglio conosciuta come “Legge del 2 per cento”) che prevedeva la realizzazione di opere d’arte negli edifici pubblici di nuova costruzione.Nello specifico la legge imponeva alle amministrazioni (Stato, Regioni, Enti territoriali e, in generale, tutti gli Enti pubblici) di destinare una percentuale, variabile in relazione all’importo dei lavori (massimo il 2 per cento), per opere d’arte da collocare in nuovi edifici. Ed è proprio a questa legge illuminata, che dobbiamo l’esistenza della suddetta “Chimera di Carrara”.
Opera dell’ingiustamente dimenticato artista nostrale Cherubino Binelli (1920-2001), essa è un murale a piastrelle bianche e nere, che potete rinvenire al culmine del vialetto che fiancheggia la banca al Civico 177 del Viale XX Settembre ad Avenza di Carrara.
Onde evitare errori marchiani, come quello dell’assurdo restauro di quella in bronzo, di cui vi dicevo prima, il buon Binelli, come potete vedere, la testa di capra la fa solo intuire ma non vedere, per evitare che la sua Chimera finisca, pure lei, col prendersi a morsi da sola😄!
Anche chi vive di Chimere può avere i piedi ben piantati a terra con la solida quadratura di un gigante💪.
