Si era messo in testa che “bere a stomaco vuoto è meglio”, per cui decise di riformulare tutta la sua dieta permettendosi di mangiare a cena qualche pesce che lui stesso pescava nella Senna, quando lo prendeva. Per il resto tutta la sua alimentazione era prettamente liquida, ma se vogliamo essere precisi, sarebbe più giusto definirla alcolica.

Iniziava con due litri di vino bianco per colazione poi, per smorzare la fame o come aperitivo, decidete voi, qualche assaggio di assenzio. A cena ancora due litri di vino dei peggiori e prima di andare a dormire, un cocktail assurdo a base di assenzio, aceto e qualche goccia di inchiostro. Tra una bevuta e l’altra, non disdegnava l’assunzione di altre sostanze tra cui l’etere e il vino Mariani.

Apro una parentesi curiosa, il vino Mariani era una bevanda molto famosa alla fine del XIX secolo, ottenuta con una base di vino Bordeaux nel quale venivano lasciate infuse delle foglie di coca. Una bomba di alcol e cocaina che credevano avesse proprietà toniche e rinvigorenti, stimata e consumata da scrittori e artisti famosi dell’epoca e persino da papa Leone XIII che ne elogiò la produzione. In America un tale signor Pemberton volle replicarla ma dovendo aggirare le strette regole imposte dal proibizionismo, sostituì l’alcol con un estratto di noce di cola. Cosa ne venne fuori lo avete capito da soli.

Ma torniamo al nostro personaggio misterioso, al quale possiamo dare un nome, non prima di aver citato un’altra delle sue uscite memorabili, così giusto per darvi anche un’idea del carattere: una volta mentre era in campagna, si mise a sparare a degli uccelli, una signora che passava di lì si preoccupò per l’incolumità dei figli e lui le rispose: “Tranquilla signora, se dovesse succedere una disgrazia, gliene faremo degli altri”. Questo eccentrico e strampalato personaggio era Alfred Jarry, scrittore, drammaturgo e poeta francese morto all’età di soli 34 anni, ammirando uno stuzzicadenti che stringeva tra le dita. Di elementi fuori dal normale, per non dire matti, ce n’erano già stati in famiglia, se pensiamo che la nonna materna era stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico. La madre aveva la strana, almeno per l’epoca, mania di travestirsi da uomo, mentre uno zio materno era considerato da tutti mezzo matto. Nato a Laval nel 1873 e cresciuto in ambiente borghese, intraprese gli studi superiori in Bretagna, interrompendoli nel 1891 per seguire la sua vocazione artistica, che trovò una contaminazione nei simbolisti parigini di fine secolo. Scrisse alcune opere, tra cui quella che più lo use famoso “Ubu re”, inventando il personaggio di Padre Ubu, un borghese avido, ingordo, cinico che ammira e aspira al potere e che, una volta raggiunto, lo esercita in maniera stupida e irrazionale.

Jarry conobbe artisti del calibro di Picasso, Apollinaire e Marinetti che come lui, cercavano di trovare nuove strade per i movimenti culturali ed artistici dell’epoca. Morì giovane, sia a causa degli eccessi, sia per una meningite tubercolare, aggravata da tutta una serie di problemi fisici dovuti alla denutrizione e al suo stile di vita disordinato.

Quattro anni dopo uscì postumo un suo romanzo, “Gesta e opinioni del dottor Faustroll: patafisico“, che diede vita da un nuovo ramo della filosofia, la patafisica appunto, che lui definì come: “La scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità”. Altri l’anno descritta con parole diverse: “La scienza delle soluzioni immaginarie”, “La scienza che studia le leggi che governano le eccezioni”, “La scienza di ciò che è particolare e non generale”. Detta così potremmo quasi chiamarla scienza delle supercazzole, ma per essere più chiari possiamo provare a fare un esempio. Se prendiamo un sasso e lo gettiamo in aria, questo ricadrà in terra seguendo delle regole ben specifiche dettate dalla legge di gravità, fin qui è pacifico. Se invece gettiamo in aria un sasso e ne osserviamo la caduta in quel preciso istante, questo ricadrà in terra seguendo delle dinamiche e delle leggi che sono uniche e irripetibili, dovute anche alla conformazione del sasso, al suo peso, all’ambiente circostante. Se ne deduce che la patafisica studia gli eventi eccezionali, gli universi supplementari che si affiancano a quelli reali: nel caso del sasso, l’eccezione composta da tutte le caratteristiche uniche di quell’evento. Lo so è un gran casino e vi comprendo anzi, mettiamola così, è quasi un assurdo e non è un caso che questa corrente filosofica, letteraria, chiamatela come volete, abbia influenzato tanti artisti come Marcel Duchamp, Eugene Ionesco e il suo teatro dell’assurdo, Man Ray, Miro e Vian mentre in Italia Italo Calvino, Enrico Baj, Umberto Eco, Edoardo Sanguineti e Dario Fo.

Se vi piace la fantascienza potete trovare delle contaminazioni patafisiche nella descrizione del motore a improbabilità che fa viaggiare l’astronave Cuore d’Oro verso il termine dell’universo, nel romanzo di Douglas Adams “Guida galattica per gli autostoppisti”. Gli esempi sono davvero infiniti.
Chi era dunque Alfred Jarry? Un pazzo? Un visionario? Oppure un genio? Certo è che a volte per cambiare le regole dei giochi bisogna inventarsene delle altre che, non solo sovvertono le precedenti, ma le demoliscono, le frantumano. Vittima dei suoi stessi deliri, Jarry ha cambiato il modo di vedere le cose, restituendo all’uomo l’unicità della propria essenza espressa come un’ eccezione nella comune generalizzazione. Sembra una supercazzola, ma se leggete attentamente non lo è.
