“Io sto qui col naso ben ficcato nella terra e ci sto fin dall’inizio dei tempi, ho coltivato ogni sensazione che l’uomo è stato creato per provare, a me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato, e sai perchè? Perchè io non l’ho mai rifiutato nonostante la sua maledetta imperfezione, io sono un fanatico dell’uomo! Sono un umanista, probabilmente l’ultimo degli umanisti.” Questa è l’ultima parte del discorso che Satana, Al Pacino, rivolge a Keanu Reeves nel film “L’avvocato de diavolo”, cercando di fargli capire come, dal suo punto di vista, Dio sia solo un sadico giocherellone a cui piace prendere in giro gli uomini, dandogli delle regole in contrasto con la sensibilità umana. In questa parte del film viene citato anche il discorso di Satana tratto da “Il paradiso perduto”, un poema di John Milton, nel quale il principe del male pronuncia la famosissima frase “Non mancano davvero altri esempi in letteratura, nei quali il diavolo in persona discute con gli umani: mi torna in mente Woland, accompagnato dal gatto Behemoth in “Maestro e Margherita” di Bulgakov che rilascia perle di saggezza tipo: “Non vorresti avere la bontà di riflettere sulla questione: che cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male, e come apparirebbe la terra se ne sparissero le ombre?”. Un capolavoro, forse uno dei più bei libri che abbia mai letto. Potremmo andare avanti per pagine e pagine ma la domanda vera è: il diavolo ha mai parlato o lasciato qualcosa di scritto? Esistono in giro per il mondo alcune opere che alcune leggende vogliono siano state scritte da Satana: il Codex Gigas che meriterebbe un articolo a sé, il Grimorium Verum e il Grand Grimoire che la tradizione vuol far risalire addirittura al tempo di re Salomone ed in Italia, quella che è conosciuta come la “Lettera del diavolo”.

La leggenda dice che la notte dell’11 agosto del 1676, Isabella Tommasi novizia nel monastero benedettino di clausura di Palma di Montechiaro, al termine di una lunga lotta con più demoni, fu costretta a redigere una lettera dettatagli da Satana in persona. Questo testo è ancora oggi consultabile in originale nel monastero dove avvenne la vicenda, mentre una copia è custodita nella cattedrale di Agrigento. Isabella, appartenente alla famiglia del più famoso Tomasi di Lampedusa, divenne poi monaca assumendo il nome di Maria Crocifissa della Concezione e, dopo la sua morte, proprio per via di quella notte di battaglia, fu dichiarata venerabile. La particolarità di questa lettera sta nel fatto che è scritta in un linguaggio indecifrabile, la povera suora però, per qualche motiva conscia del suo contenuto, commentò con un ‘ohimè’, rifiutandosi di firmarla. Fino a pochi anni fa i caratteri, per cui anche il contenuto di questo testo, sono rimasti un mistero, ma un team di ricercatori della Ludum Science Center di Catania, nel 2017 credette di aver risolto il mistero. Come funziona questo algoritmo? Raccontato in parole povere sono stati inseriti caratteri degli alfabeti greco, latino, runico e yazida (il popolo considerato adoratore del diavolo che abitò il Sinjar iracheno prima della comparsa dell’Islam) che potrebbero essere stati alla portata delle conoscenze di suor Crocifissa, questi caratteri, poi, attraverso un’analisi di comparazione e ripetizione all’interno del testo hanno portato alle frasi seguenti: “Forse ormai certo Stige”, “Poiché Dio Cristo Zoroastro seguono le vie antiche e sarte cucite dagli uomini, Ohimé” “Un Dio che sento liberare i mortali”. Che cosa vogliano dire queste poche frasi non è molto chiaro, il che ci lascia pensare che in realtà la ragazza fosse affetta da qualche forma di turba mentale, qualcuno pensa al bipolarismo, che sommato allo stress della vita monacale possa averla portata ad immaginare o a ricreare una lotta coi demoni, lettera inclusa. La storia prosegue con la descrizione fatta della suora quando raccontò l’evento alle consorelle, che la descrissero con il viso imbrattato di inchiostro. I diavoli l’avrebbero tutta sporcata e minacciata di colpirla con il calamaio di bronzo se non avesse vergato quelle poche righe, cosa che sarebbe avvenuta se il Signore stesso non fosse intervenuto. “Certo, passi per il latino ed il greco, ma viene da chiedersi come potesse una ragazza del XVII secolo, conoscere l’alfabeto runico e quello Yazida. Furono solo quelle le cose che i dispettosi diavoli le dissero? Sembra di no. La stessa suor Maria Crocifissa affermo che in realtà le furono consegnate altre due frasi che si rifiutò fino alla morte di riferire “Non mi domandate di questo per carità che non posso in verun modo dirlo, e nemmeno occorre dirlo io, che verrà tempo che il tutto udirete e vedrete”
Verità? Suggestione? Malattia o una vera notte di battaglia col diavolo in persona? Nessuno può dirlo e non sta a noi giudicare, certo un fatto davvero curioso che merita di essere raccontato.
