Quando si parla di Roma antica, il nostro pensiero corre subito ai fasti dell’epoca imperiale che, però, ricopre solo gli ultimi quattro secoli dopo la nascita di Cristo. Si tende a dimenticare o a sminuire i sette secoli precedenti che portarono una piccola città stato a diventare la capitale del regno più influente ed importante nel bacino del Mediterraneo. Regno è un termine non appropriato perché dopo l’epoca dei famosi sette re, Roma si dotò di una struttura politica di tipo repubblicana che terminò solo con la morte di Cesare e l’ascesa al potere di Augusto a imperatore nel 27 a.C.

La città eterna dovette conquistare ogni singolo lembo di territorio italico prima di poter espandersi al di là delle Alpi e del mar Mediterraneo e le gesta del suo esercito, spesso hanno lasciato segni del loro passaggio non solo nella letteratura dell’epoca, ma anche nella toponomastica moderna.
Un esempio di ciò che dico coinvolge direttamente la Lunigiana, diventando anche oggetto di schermaglie tra storici e studiosi locali. Andiamo però con ordine e inquadriamo per bene il periodo storico. Nel passaggio tra il terzo e il secondo secolo avanti cristo, Roma consolidò il suo potere territoriale in Italia avviando anche le riforme amministrative necessarie per la trasformazione dell’apparato politico amministrativo. Diodoro Siculo, Strabone e Tito Livio descrivono un popolo, occupante un territorio compreso tra le attuali province di Lucca, Massa Carrara e La Spezia, chiamato dei Liguri Apuani, composto da gente fiera, sobria, robusta e resistente alla fatica ma soprattutto orgogliosa della propria indipendenza e della propria identità. L’espansione romana non era vista di buon occhio specie per il fatto che il tentativo di collegare le conquiste padane con quelle sull’odierna costa meridionale francese, presupponeva il controllo dei loro territori resi per altro già difficilmente accessibili a causa della conformazione territoriale degli Appennini e delle Alpi Il passaggio di Annibale attraverso i passi alpini aveva destato l’attenzione dei Liguri Apuani, che dovettero, poi, ricredersi dopo che il condottiero cartaginese venne sconfitto definitivamente sul proprio suolo natale. Questo evento li convinse a prendere in mano la situazione e nel 193 a.C. decisero di prendere l’iniziativa ed insieme ad un’altra tribù di liguri chiamata Angauni, decisero di porre sotto assedio Pisa che, all’epoca, rappresentava, non solo una grande base militare romano etrusca, ma anche un importante nodo di collegamento per merci ed esercito nella zona settentrionale del centro Italia. Cominciò in questo modo la lunga sfida che oppose Roma alle popolazioni liguri. Nel 186 a.C. l’Urbe, preoccupata ed infastidita da questi eventi, dovette anche far fronte ad alcune problematiche interne, una su tutte la questione dei Baccanali che dovettero essere soppressi in fretta e furia. La storia racconta che questi riti orgiastici di origine probabilmente greca, intitolati a Bacco, di chiara ispirazione dionisiaca, stavano creando un serio problema morale in città, visto che oltre ad atteggiamenti estremamente lascivi, terminavano con sacrifici umani. È lecito pensare che, in realtà, questa repressione fu sostenuta anche dal tentativo di stroncare l’ascesa politica di nuove classi sociali, ma nell’economia del nostro racconto non importa molto, ciò che a noi interessa sapere è che per stroncare la pratica di questi culti furono incaricati i due consoli eletti: Spurio Postumio Albino e Quinto Marcio Filippo. Quest’ultimo, a missione compiuta fu incaricato di sconfiggere una volta per tutte le tribù Liguri che ostacolavano l’espansione romana nel nord Italia. Alla testa di più di cinquemila uomini, egli si addentrò in territorio nemico e, così come racconta Tito Livio, attratto in una trappola tesagli dai liguri, subì una cocente sconfitta che costò la vita a più di quattromila legionari ed alla perdita di undici vessilli. Il luogo dove avvenne il massacro fu indicato negli scritti come Saltus Marcius, ovvero passo montano, selva di Marcio, di cui, nel tempo se n’è persa l’esatta ubicazione. Alcuni pensano si trovi in Garfagnana presso Pontestazzemese, altri nella zona collinare di Lerici. Altri studiosi pensano si trovi in realtà in Lunigiana in località Marciaso. Gli Apuani erano una popolazione davvero fiera e combattiva, tanto che gli storici romani così li descrivevano: “Le donne combattono come gli uomini, spietate e feroci come fiere” mentre riguardo agli eventi propri della battaglia in oggetto: “Si stancarono prima gli Apuani di inseguire, che i romani di fuggire”. La resistenza apuana non durò molto e pochi anni dopo gran parte di essi furono deportati nel Sannio, ma la lezione inflitta alle legioni rimase come un marchio indelebile nella storia dell’invincibile esercito romano”.
