Abbiamo scoperto che la Lunigiana è un posto dove le arti marziali hanno trovato un terreno fecondo, dando dato la possibilità a veri e propri maestri di crescere e diffondere gli originali principi di antiche tradizioni di combattimento per lo più orientali. In questo viaggio siamo andati a trovare Simone Del Polito, uno dei tanti punti di riferimento locali, che ci ha svelato i segreti del JuJitsu, arte marziale giapponese che insegna ormai da anni, insieme a tante altre pratiche di combattimento, ad Aulla.
Come ha cominciato a fare arti marziali?
Da quando avevo sei anni ho praticato Judo e Ju Jitsu a Sarzana nella palestra di Sergio Dall’Oglio, dove ho iniziato più tardi a praticare il full contact fino più o meno agli anni della leva militare. Rimasto fermo per circa un anno, sono stato trasferito a Reggio Emilia dove ho conosciuto Rodolfo Garofani che al tempo, oltre ad essere la guardia del corpo di Claudia Schiffer, era anche un campione europeo di Kick Boxing. Sono rimasto nella sua palestra per cinque anni al termine dei quali, a seguito di un altro trasferimento qui in zona, sono entrato nella palestra di Clyde Parenti.
Ha fatto degli incontri sotto la sua direzione?
Sì, in un circuito internazionale che comprendeva la federazione italiana, quella francese e quella ungherese. Dopo queste esperienze ho lasciato la Kick ed ho ripreso il judo alla palestra Linea di Aulla ed il jujitsu e l’aikido nella palestra di Rinaldo Mazzoni a Sarzana. Con lui ho fatto i campionati italiani di fight system, la parte combattiva del jujitsu. Tipo l’MMA ma più leggero, non si possono colpire la parte frontale del volto, la schiena, insomma ci sono delle regole ben precise e sono arrivato secondo nel circuito UISP.

Ne ha provate tante, insomma…
Non mi sono fatto mancare nulla. Nel 2010 poi mi sono impegnato nel Krav Maga con Marco Buschini ma oggi io in questa palestra insegno jujitsu
Spesso in televisione si vedono persone che praticano arti marziali, ma solo un occhio esperto riesce a capire di quale stile si tratta. Quali sono i principi del jujitsu?
Tanto per cominciare il Jujitsu, che è un’arte giapponese, è formato da due parole, Ju che significa morbidezza, cedevolezza, elasticità e Jitsu che significa arte. L’arte della cedevolezza con cui il praticante sfrutta la forza dell’avversario. Faccio un esempio molto semplice: se l’avversario mi tira non oppongo resistenza ma mi faccio tirare, se mi spinge mi faccio spingere.

Ci sono prese? Leve? Si colpisce?
Il jujitsu è un’antica arte marziale di cui non si conoscono bene le fasi iniziali. È stato codificato nel 1876 e racchiude al suo interno tanti tipi di stili, arrivando a comprenderli tutti. Nell’antichità era considerata la via del guerriero, il Bushido.
Esiste una figura di riferimento? Un maestro, ad esempio?
No, perchè ogni scuola in Giappone aveva il suo maestro che le esprimeva nella sua maniera. Le tecniche erano considerate segrete per ogni scuola e i maestri le tramandavano ai propri allievi. Non esisteva un maestro per tutti.
Cosa comprendeva allora?
Gli “atemi”, che sono i calci, i pugni, le ginocchiate e le gomitate. Tutte le percussioni per intenderci. Esistono poi le proiezioni che si dividono in varie categorie: quelle di braccia chiamate Te waza, Koshi Waza quelle di anca e Ashi Waza le tecniche di gamba. Esistono poi i Sutemi Waza ovvero le tecniche di sacrificio, dove appunto io sacrifico il mio equilibrio per fare una proiezione, per capirci ti prendo e per poterti portare a terra ci finisco pure io. Esiste poi il Kansetzu Waza ovvero le tecniche di leva che racchiudono tutto il bagaglio dell’Aikido e la lista è ancora molto lunga.

All’epoca prendevano anche da altri stili…
Negli anni i maestri hanno codificato le tecniche, Jigoro Kano nel 1882 ha stabilito le regole del judo prendendo solo tecniche di proiezione e lotta a terra. Morihei Ueshiba ha estratto la parte delle leve alle articolazioni creando l’Aikido e così via. Il jujitsu è tutto l’insieme di questi stili, come ti dicevo prima.
Questa spiegazione si inserisce in una domanda che volevo porle visto che dal suo curriculum marziale lei ha avuto parecchie esperienze: come riesce a far convivere tutti gli stili che ha praticato?
La risposta è facile perchè in realtà io non faccio altro che pescare dal jujitsu che comprende tutte le altre arti che ho elencato finora
A chi insegna?
Sia ai bambini, sia agli adulti.
Una domanda che faccio a tutti è: possiamo sfatare il mito che le arti marziali si possono imparare solo cominciando da bambini? Si può iniziare anche in età adulta?
Io ho degli allievi di trent’anni, che hanno cominciato da pochi mesi e lavorano molto bene, quindi non esiste un limite di età per iniziare. Insegno a persone che hanno passato i sessanta, certo adattandole, ma è fattibilissimo.

Oggi esistono corsi di difesa personale un po’ dappertutto, col rischio anche di incontrare persone poco, o per niente, competenti. Come può aiutare la pratica del jujitsu nella realtà quotidiana, quella ad esempio di un’ipotetica aggressione mentre cammino per strada?
Il Jujitsu è nato proprio come difesa personale, più propriamente per un’esigenza bellica, lo praticavano i samurai. Il problema è che col passare degli anni è diventata una pratica sportiva introducendo regole ben definite. È un’arte marziale completa che sicuramente permette una totale copertura per ciò che riguarda la difesa personale ma è visto come sport. La difesa personale invece va concepita specialmente come atteggiamento mentale che devo cambiare e se riesco a farlo allora riesco a usare il ju jitsu come arte per difendermi, se conservo il mio atteggiamento definiamolo “sportivo” non è utilizzabile.
Che differenza c’è tra un combattimento per la sopravvivenza in caso di aggressione ed uno di tipo sportivo sul ring?
Come le ho detto prima la tecnica, tutte a dire la verità, sono ottime, ma è l’atteggiamento mentale che deve fare il salto di qualità. Sul ring io mi concentro sull’avversario e combatto solo con lui. La difesa personale è differente, io combatto per la sopravvivenza perchè è vero che combatto contro il mio avversario ma devo anche prendere in considerazione il teatro operativo in cui mi muovo, perchè ci possono essere altri pericoli come ad esempio un altro aggressore. Se mi concentro solo su di te perdo il controllo di quello che mi circonda. La metodologia è diversa. Combatto, mi guardo intorno e mi sposto per vedere ciò che mi circonda.

Allora variano anche le tecniche?
Cambiano davvero, se ho solo te davanti come avversario, colpisco e mi sposto tenendoti sempre davanti. Se ne ho tre devo fare in modo di averli sempre in linea per non dovermi trovare con una persona a destra e una a sinistra o peggio ancora dietro.
Se oggi una persona venisse da lei chiedendo di fargli un corso di difesa personale, le insegnerebbe solo il Ju jitsu o inserirebbe anche altre tecniche prese da altre arti marziali che, come abbiano capito, padroneggia da tempo?
No come difesa personale utilizzerei solo il Krav Maga perchè usa tecniche più invasive e che ti permettono di neutralizzare l’avversario il più velocemente possibile. È stato studiato apposta. Lo farei perchè non essendo una pratica sportiva ti leva subito dall’impiccio di dover pensare a delle regole senza togliere il fatto che le tecniche di combattimento da in piedi del JuJitsu gliele trasmetterei tutte senza dubbio. Non capirmi male, l’atteggiamento mentale del Krav Maga è una scorciatoia per poter mettere in pratica al meglio il jujitsu nell’ambito della difesa personale. Quando c’è in gioco la vita non ci sono regole.
