prima parte
Il gatto nero è di cattivo auspicio se ti attraversa la strada? È una strega dissimulata, una grazia per chi ne possiede uno o semplicemente un gatto dal manto scuro? Il gatto nero suscita da sempre timore e ammirazione, malevolenza e riverenza, anche sacra. Il gatto nero è visto come una creatura molto particolare, straordinaria, nel senso letterale del termine; è infatti un animale considerato sia positivo che negativo, simbolo del bene e del male, che porta fortuna e sfortuna. Sicuramente il gatto nero è tra gli animali della sua specie ma di diverso colore, quello che suscita maggiori emozioni e, da sempre oggetto di dicerie, leggende e superstizioni, è diventato una vera icona; è protagonista nelle culture di ogni luogo ed epoca, nel mondo dell’arte, ed è anche il re di Halloween “All Hallows’ Eve” o Vigilia di Ognissanti, la festa religiosa, oggi molto popolare e un po’ più pagana, di origine celtica associata alle tenebre, alla paura, al macabro e al soprannaturale, che si celebra il 31 ottobre di ogni anno.

“La notte. E se Dio l’avesse inventata solo per vedere gli occhi dei gatti?” Fabrizio Caramagna.
Gli occhi d’ambra scintillanti dei gatti di notte sono una delle cose più belle, affascinanti ed emozionanti che ci siano, e quando questi occhi brillanti d’oro appartengono ad un gatto nero la bellezza si fa meraviglia e si carica di incredibile, intenso, strabiliante mistero; il gatto nero è affascinante, intrigante, enigmatico, quintessenza della bellezza felina. Ma cos’ha di particolare il gatto nero? È davvero diverso dagli altri gatti? Quando si parla di gatto nero si parla in realtà di qualsiasi gatto domestico, di razza o non di razza, con la pelliccia di colore nero. A quanto riporta la CFA “Cat Fancier’s Association” esisterebbero al mondo 22 razze di gatti che possono nascere con il pelo nero, ma tra queste solo in una, la “Bombay americano”, il gatto nasce sempre e solo completamente nero e per questo in gergo è definito la “pantera da salotto”.

Il gatto Bombay americano, originario degli Stati Uniti, deve il nome alla città indiana di Bombay e alla notevole somiglianza con il leopardo nero presente in quella zona. Il Bombay americano è tutto nero, compresi i baffi e i cuscinetti delle sottili zampe, con il corpo allungato e muscoloso; ha la testa rotonda e priva di spigoli e occhi grandi, tondi e ben distanziati che possono essere gialli o di colore smeraldo o azzurro cielo. Una caratteristica di questo gatto è la sua andatura; non solo infatti si muove con il fascino e l’eleganza propria di ogni gatto, ma anche con il passo felpato e l’ondeggiare tipico dei grossi felini.

Tornando al comune gatto nero senza razza specifica, la pigmentazione scura del pelo è più diffusa nel maschio che nella femmina e la pelliccia di questo tipo di felino, che per la maggior parte ha le iridi dorate per l’alto contenuto di melanina, può farsi più chiara, sbiadire un po’, se esposti lungamente al sole. Quindi il gatto nero, creatura meravigliosa, incantevole e seducente, è, per le sue caratteristiche, a tutti gli effetti un normale gatto domestico, eppure è al contempo diverso da ogni altro piccolo felino; è speciale, è il gatto per eccellenza.
“Il gatto è un lembo di notte arrotolato sullo spigolo di un tetto” Antonio Casanova.
Divinità, protettore della famiglia e della casa, simbolo di fertilità, amore e prosperità, creatura angelica, guardiano, messaggero e guida spirituale, simbolo di intuizione e saggezza, custode di intimi segreti ed in continua connessione con gli spiriti, con l’aldilà e l’ignoto, temuto ed ammirato, amato e odiato, adorato, venerato e celebrato: questo è il gatto nella storia e per l’uomo. In ogni tempo e cultura, i gatti hanno sempre avuto grande importanza, valore, rilievo ed influenza nelle vicende umane; e per questo da sempre i gatti sono protagonisti a vario titolo, positivo o negativo, di storie, favole, miti, leggende e dicerie intrise di mistero.

Rispetto alla simbologia tipica dei gatti, quella del gatto nero è quella che storicamente varia in maniera più rilevante e di conseguenza è differente anche il modo in cui questo piccolo felino è visto, considerato e percepito dall’uomo nelle diverse tradizioni. In molte società e culture, soprattutto quelle orientali, il gatto nero è simbolo positivo, bene augurante e propiziatorio; in quelle di tradizione occidentale ed in particolare quella europea ed americana, al contrario il gatto nero è associato alla sfortuna e alle forze oscure.
In Giappone il gatto nero è simbolo di fortuna, prosperità, protezione e saggezza, e gode di molto rispetto come tutti i gatti. Nell’antico Egitto era considerato sacro, simbolo di fortuna, fertilità e protezione, anche dalle malattie, ed era associato e raffigurato nella dea Bastet che è addirittura detta la “dea gatta”. Tra i paesi occidentali, Scozia e Gran Bretagna sono gli unici a considerare il gatto nero in maniera positiva e simbolo di buona fortuna, specialmente quando questo viene incontro e si avvicina spontaneamente.

“Di notte né le stelle né i gatti rispondono quando li chiami per nome. Ambedue camminano senza fare rumore e non affrettano mai i passi per arrivare ai loro incontri segreti” Fabrizio Caramagna.
Il gatto nero, signore della notte e che con la notte si confonde, deve la sua fama sinistra e funesta proprio al suo colore. E pensare che tutto nasce, nel Medioevo, per un motivo puramente pratico, reale; in questo tempo infatti gli spostamenti avvenivano a piedi, su cavalli, carrozze o carretti ed in strade ovviamente prive di illuminazione. Al calare del sole e al sopraggiungere dell’oscurità, i cavalli non potevano vedere se un gatto nero attraversava loro la strada ma ne vedevano gli occhi luminosi, che brillando nella notte all’improvviso li spaventavano, creando così situazioni spesso poco piacevoli per l’uomo. Ebbe origine così l’odiosa diceria della sfortuna che porta il gatto nero quando ti attraversa la strada ed è così che il piccolo scuro felino cominciò ad essere messo in relazione alle tenebre e alla malasorte. Da qui ad associare il gatto nero al male, alle forze oscure, alla magia e alla stregoneria, il passo fu breve, anzi assai veloce. A peggiorare la situazione fu indubbiamente Papa Gregorio IX con l’emanazione nel giugno del 1233 della bolla pontificia “Vox in Rama” a condanna della stregoneria e dove si diceva che il gatto nero fosse una delle incarnazioni del male. La dichiarazione di Papa Gregorio IX divenne ben presto dannosa ed estremamente nefasta per i gatti neri e portò purtroppo ad uno sterminio che provocò milioni di vittime tra i felini. Questi cruenti ed insensati episodi di efferata caccia al gatto, provocarono in tutta Europa una notevole diminuzione della popolazione felina, al punto che c’è chi ipotizza che la peste del 1600 si sia diffusa tanto largamente proprio per la grande mancanza di gatti che potessero cacciare i topi che erano tra i maggiori portatori della malattia; ipotesi, questa, opposta a quella dei malpensanti che sostenevano che la peste fosse causata dal gatto nero.

Nel Medioevo si cominciò quindi ad associare il gatto nero alla figura della strega, considerata una donna malefica, che si aggirava nella notte con intenzioni malvagie e che per questo doveva essere cacciata e messa al rogo. I gatti furono allora considerati fedeli compagni e servitori delle streghe; c’era anche chi diceva che le streghe stesse si trasformassero in gatti neri, e le credenze iniziarono a raffigurare il gatto nero come una creatura magica e soprannaturale, servitore del male e sotto le cui sembianze potevano nascondersi streghe o spiriti maligni. Nel tempo a queste credenze se ne aggiunsero altre come quella dei pirati. Si racconta infatti che i pirati imbarcassero sulle loro navi dei gatti neri per tenere lontano i topi; tale scelta ricadeva sui gatti neri in quanto i pirati credevano che, grazie alla loro pelliccia scura, questi riuscissero a cacciare meglio nelle buie stive dei velieri dove le prede non li avrebbero visti. La superstizione nacque per il fatto che quando i pirati attraccati al porto scendevano dalle navi per assaltare le città, erano seguiti dai gatti che furono così associati alla losca figura del pirata che portava sciagura e morte.

“I gatti sono venuti dal cielo, con un pizzico di misteri e un tocco di magia” Charles Dickens.
Mistero, magia, Halloween: il gatto nero è associato alla festa di Halloween per ragioni storiche e culturali che affondano le proprie radici in secoli di credenze popolari. La rappresentazione fantastica del gatto nero, felino dalla fascinosa ed enigmatica bellezza, legato al mistero, alla notte, all’occulto, alla magia e alla sfortuna, insieme al fatto di essere considerato compagno e servitore delle streghe, in contatto continuo con gli spiriti e l’aldilà, l’hanno reso il simbolo perfetto per la notte di Halloween, la notte speciale dedicata al confine tra i mondi dei vivi e quello dei morti. Il gatto nero è sempre stato il re di Halloween, dapprima nella festività solo religiosa ed estremamente solenne della Vigilia di Ognissanti, ed oggi in quella più popolare e pagana con decorazioni horror scintillanti, “dolcetti e scherzetti”, tetri personaggi mascherati che si aggirano tra case e parchi infestati da cupe presenze ed illuminati dalla luce delle candele che esce dagli sguardi e dai torbidi sorrisi delle caratteristiche zucche intagliate. Tra streghe, pipistrelli, fantasmi e maschere mostruose, il gatto nero è il simbolo per eccellenza, il protagonista assoluto delle celebrazioni di questa notte tanto misteriosa e paurosa.
continua…
