Riuscire a sostenere una rubrica come questa, in cui cerco di raccontare storie pazzesche, non è cosa facile specie in questi ultimi anni, in cui la trasmissione di una notizia o di una storia passa sempre più attraverso dei video invece che da articoli scritti. Per rimanere al passo coi tempi quindi ho scelto di rovistare sia nel mondo della carta stampata, se così possiamo definire gli articoli online, sia in quello dei social media e a gioire di più di questa mia strategia narrativa è stato l’algoritmo che decide cosa io debba vedere su Facebook, Instagram, TikTok o una delle piattaforme più in voga del momento. Più scorro i video, anzi più li scrollo, più mi rendo conto che la notorietà effimera che questi regalano, spingono le persone a fare delle cose davvero assurde, a volte senza un vero senso logico: cose che un tempo avrebbero spianato loro la strada per il centro neuro più vicino. Oggi non si può più dire ad una persona che è matta o che ha qualche serio problema mentale, bisogna assecondare le sue performance per non offenderla, oltraggiarla, sminuirla o peggio ancora emarginarla. Bene, terminato questo breve preambolo, proprio qualche giorno fa ero in cerca di qualche storia pazzesca, quando mi sono imbattuto in un video (uno solo?) davvero particolare, che mostrava delle persone con un viso da persona della porta accanto, stretti in tutine rosa che gli facevano assumere sembianze di maiali, rotolarsi allegramente in pozze di fango, mangiare da un trogolo e farsi accarezzare la testa da sedicenti allevatori, emettendo festosi grugniti di piacere. In pratica fingevano di essere dei maiali in una porcilaia. Questi uomini e queste donne, perché se ne intravedono alcune nel video, pagano in pratica dei finti allevatori per essere trattati in tutto e per tutto come dei porci. Uno dei uomini suini racconta anche che questo trattamento lo aiuta ad eliminare lo stress, mettendolo in condizione di lavorare con più profitto, chiamando questa esperienza una specie di regressione allo stato selvaggio. La quota di iscrizione, di cui non conosciamo la consistenza, comprende una dieta a scelta, in questo caso organica, che viene servita appunto in un trogolo, che non è altro che una mangiatoia in legno in cui vengono versati ortaggi, frutta e pezzi di pane, ma per i più ardimentosi esiste anche l’esperienza in batteria, che significa farsi chiudere in un recinto stretto da condividere con tanti altri ospiti. Nel fango, naturalmente.

Di primo impatto credevo si trattasse di una presa in giro e così mi sono messo alla ricerca di gruppi di persone che condividessero questa pratica chiamata “pigging”, da pig, maiale. Se avete intenzione di fare anche voi questa ricerca posso darvi qualche consiglio per andare al dunque. Sappiate che il pigging è anche una tecnica industriale per sturare i tubi a livello industriale anzi detta manutenzione delle condotte, per i più sofisticati; so che potrebbe stuzzicare qualche sopito istinto pornografico ma no, non c’entra nulla con la nostra indagine. Se sbagliate a digitare e invece scrivete “pegging”, allora sì che sarete catturati da quel tipo di prurito, infatti quella è una pratica in cui uomo e donna si scambiano le posizioni e le mansioni in quella che dovrebbe essere una normale attività ludico riproduttiva. Ovviamente essendo la donna naturalmente sprovvista di organi propri per svolgere l’atto affidato all’uomo, ecco che ne recupera uno finto. Un immenso giro di parole per capire quello che avete capito. Per scovare qualcosa che possa soddisfare i nostri criteri di ricerca bisogna immettere nel motore di ricerca “pig play” e dopo aver schiacciato il tasto return, si apre letteralmente un nuovo mondo. Sebbene abbia più volte ripetuto che col sesso non abbia nulla a che fare, in realtà questa è una pratica che si inserisce in un tipo di feticismo collegato alla dominazione ed al controllo. In altri articoli ho spiegato che non sempre queste pratiche portano alla consumazione di un atto sessuale vero e proprio, infatti anche in questo caso, la soddisfazione deriva dalla costrizione particolare in cui si è coinvolti. Oltre alle tutine rosa che compaiono nel video, si possono usare anche maschere a forma di grugno di maiale, cappucci in latex e tutto ciò che la fantasia e l’industria che la sorregge può inventare.

Per i più curiosi una maschera in lattice può costare dai 20/25 euro per le versioni più economiche fino ai 450 euro per gli esemplari di artigianato più raffinati. Elemento essenziale in questo tipo di gioco erotico è il contesto: la sicurezza viene prima di tutto ed ancor prima il consenso che viene esplicitato con gli acronimi SSC (Safe, sane, consensuale ovvero sicuro, sano e consensuale) e RACK (Risk aware consensual Kink cioè Kink consensuale e conscio del rischio). Per non farci mancare nulla a volte, trattandosi di maiali, il pig play può essere associato ad altri feticismi aggiuntivi legati all’uso di fluidi corporei o all’esaltazione di feci e odori, compresi quelli dei calzini sporchi dei vostri figli.
Come molti di voi sospetteranno, non ho resistito alla tentazione di andare a leggere i commenti al video ed uno su tutti mi ha strappato due risate: “Il livello successivo è quello di diventare pancetta?”
Io ho sempre detto che sotto le lenzuola ognuno è libero di esprimersi come più gli piace, come diceva giustamente un mio caro amico tempo fa, il letto è come un ring nel quale non esistono regole però qui bisogna porsi due domande: con questa storia del pig play abbiamo davvero oltrepassato il limite, sconfinando nella malattia psichiatrica? Oppure no, vale la regola di prima, ma tutto deve rimanere nell’intimità, senza per forza rendere pubblico ciò che più ci piace fare?
Pensateci, nel mentre vado a vedere il prossimo video che promette una storia altrettanto pazzesca come questa
