In occasione dell’edizione numero uno della Skyrace che ha avuto luogo a Fivizzano il 27 settembre, si sono svolte numerose altre iniziative parallele tra cui, nelle sale di Palazzo Cojari, una mostra d’arte della pittrice Daniela Di Lullo, autrice tra l’altro dell’immagine scelta da apporre nel pettorale dei partecipanti alla gara podistica Siamo andati a trovarla per scoprire insieme le sue opere, iniziando dal farci svelare il significato del titolo di tutta l’esibizione.

Perchè ha intitolato la sua mostra (un)Spleen? Che cosa significa?
La parola in inglese non esiste, spleen infatti si traduce in milza, ma ci riporta anche ad un’opera di Baudelaire che si intitola “I fiori del male Lo Spleen di Parigi”
Che significato riveste la milza nelle sue opere?
Ha attinenza sia perchè recentemente mi è stata levata per problemi medici, sia perchè la parola spleen sta a indicare un atteggiamento tetro e malinconico. Infatti io credo che la società si stia disumanizzando, si stia disincarnando. Per questo motivo ho creato queste figure che vengono inglobate dal vuoto e dal monocromo in questo caso.

Vedo che ogni tela ha un solo colore. È casuale o ha un significato?
Ogni colore è empaticamente scelto a seconda del soggetto che voglio rappresentare.
Parlava di disincarnazione prima…
Esatto: disincarnazione dell’essere umano, ma se vogliamo vederla da un altro punto di vista, possiamo definirlo in maniera positiva e panteistica, ovvero l’essere umano che ritorna al tutto e alla natura. Alla fine, anche noi siamo fatti della stessa materia di cui sono composte le stelle. Un ritorno ad abbracciare il cosmo, in un certo senso.
Che tecnica ha usato?
Sono tutti olii su tela, monocromi che visti dalla distanza sembrano solo colori, ma è una soluzione voluta, cercata perchè voglio che l’osservatore si avvicini per osservare e scoprire le figure che emergono dalla tela.
Desidera che lo spettatore esplori il quadro?
Non voglio che sia un’osservazione superficiale: se lo guardi da lontano sembrano solo delle tele con dei colori, ma è da vicino che scopri le figure ed intuisci il significato del quadro.
Non ci sono didascalie sotto i quadri. È intenzionale?
In realtà chi viene a vedere questa mostra sarà accompagnato da un foglio esplicativo, ma solo per dargli due notizie su di me e sul significato della mostra. Ogni tela è numerata e tutte hanno il titolo della mostra stessa:(un)spleen.

Ho visto che ha realizzato anche una piccola installazione…
Sì, riprende l’immagine di un quadro esposto. Si tratta di una sedia illuminata da un faretto che produce un’ombra sul muro. È un invito a fermarsi a riflettere. Se guardiamo a cosa sta succedendo nel mondo ci accorgiamo che nessuno riflette più, abbiamo perso ogni contatto con l’umanità vera
Perché ha un seghetto in mano?
Perché mi sento zoppicante nei confronti del resto del mondo e voglio trasferire questa mia sensazione personale, tagliando una gamba della sedia sulla quale non ci si può sedere. Non ho ancora deciso se farlo o meno. Vedrò…
Ci racconta qualcosa di lei, del suo percorso artistico?
Vengo da Roma però sono nata a Napoli e cresciuta a Taranto. Sono artista fin da bambina e mi interesso da anni all’umano e all’irrazionalità umana. Ho esposto in diversi luoghi: all’Arsenale di Venezia, alla Strozzina di Firenze, diverse volte a Torino, con un progetto legato allo Spleen…
Vedo che il soggetto dello spleen ritorna più volte…
Sì, ma la casualità vuole che quest’anno me l’abbiano proprio levata la milza che è legata al senso di malinconia e di inquietudine. Non averla più si lega alla quotidianità emotiva in cui siamo ricaduti. Non abbiamo più il senso del ricordo, della memoria, dell’affettività per le cose e per le persone.
Ha partecipato anche a delle manifestazioni artistiche…
Sì, ad esempio una a Bologna durante la quale venivano appese per le strade delle riproduzioni di opere di artisti e ne sono state scelte due mie.
Per la gara che si terrà in questi giorni è stata scelta una sua opera…
È un ciclo formato da tre quadri intitolato “Tre atti poetici”. Il primo, “Atto liberatorio” raffigura un cane che alza la zampa e fa i suoi bisogni, il secondo “Atto sentimentale” vede lo stesso cane che annusa il sedere di un altro suo simile mentre il terzo intitolato “Atto senza soluzione” mostra un cane che si morde la coda.

Sul pettorale dei corridori sarà presente il cane che fa la pipì…
Proprio quello, speriamo porti fortuna!
I quadri di Daniela Di Lullo sono opere che attraggono il visitatore e, come ha dichiarato lei stessa, lo spingono ad avvicinarsi per scoprirne le figure abilmente celate. Un invito a non fermarsi al superficiale, ma a riflettere sul vero senso della vita e sulle situazioni che questa ci offre. Qualsiasi atto, decisione o azione merita di essere analizzata con più calma per scoprirne le sfumature più intime e profonde e apprenderne il vero significato. Sensazioni e significati che abbiamo perso l’abitudine di comprendere e vale la pena di riscoprire.
