“All’improvviso la papera fece ‘qua-qua’. Oh se era divertente quel suono, così vivace e tenero e buffo! Il mio viso sorrise e la mia cupa serietà scomparve” Fabrizio Caramagna.
Passeggiando in una tranquilla zona di campagna, vedo, in un piccolo corso d’acqua, delle anatre e mi fermo a guardarle. Sono belle, colorate, sembrano felici, serene, spensierate. Scivolano con grazia, brio e vitalità sull’acqua, rincorrendosi e giocando tra loro e ce n’è pure qualcuna che se ne sta con la testa sotto la superficie dell’acqua ed il posteriore su per aria, in quella buffa posa che è loro tipica e che mi strappa sempre un gran sorriso, mi dà tanta allegria e che mi mette di buonumore; il mio pensiero infatti corre subito indietro, alla mia infanzia e alle paperelle gialle che la mamma mi metteva nella vasca e che mi facevano tanto divertire tenendomi compagnia durante il bagnetto. Ecco che da dietro un cespuglio sulla riva compaiono delle oche e mi domando: anatre, oche e papere, chi sono? Parte così la mia ricerca.

Anatra, oca e papera sono tre termini con i quali ci si riferisce ad alcune specie di uccelli acquatici che assai comunemente vengono interscambiati ed erroneamente usati l’uno al posto dell’altro, ma queste tre parole in realtà non indicano lo stesso animale. Anche l’Accademia della Crusca ha affrontato in maniera approfondita la questione, cercando di chiarire la differenza tra anatra e oca e soprattutto di fare luce sulla parola papera e sulla possibile confusione che spesso deriva dall’uso che se ne fa nei vari contesti. Nella nomenclatura zoologica non c’è nessun animale, nella fattispecie nessun uccello acquatico, al quale corrisponda la parola papero, che risulta infatti essere solo un termine, usato nella lingua italiana per indicare in maniera informale e colloquiale, genericamente e indifferentemente sia l’oca, sia l’anatra, senza tenere di conto delle reali differenze tra le due specie.

L’anatra e l’oca appartengono allo stesso ordine, quello degli “Anseriformi” e sono degli uccelli acquatici differenti tra loro fisicamente e per varie caratteristiche. Anseriformi o Anseriformes, è un ordine di uccelli che comprende circa 180 specie diverse nel mondo, 49 in Italia, e si suddivide in tre famiglie: Anhimidae, Anseranatidae e Anatidae. Per la maggior parte, le specie moderne di Anseriformi presentano diversi tipi di adattamento alla vita acquatica e semi acquatica. Per la loro natura di uccelli acquatici, molte delle specie presentano piedi palmati; curioso è che le zampe sono posizionate centralmente rispetto al baricentro per garantire loro di avere un andamento il più agile possibile. Oltre alle zampe palmate, li accomuna il becco, la cui forma è generalmente piuttosto appiattita; in alcune specie ai lati delle mandibole sono presenti delle lamelle che servono a trattenere il cibo fungendo da setaccio per l’acqua.

Considerando un po’ più nello specifico le protagoniste di questo articolo, guardiamo più da vicino l’anatra e l’oca, la loro storia, le loro caratteristiche e le differenze che esistono tra l’una e l’altra. Anatra o anitra è il nome comune di un ampio numero di uccelli Anseriformi appartenenti alla famiglia degli Anatidi, generalmente tutti migratori, ma non indica nessuna specie in particolare. Il termine anatra è infatti una parola priva di valore sistematico perché raggruppa specie di vari generi e diverse sottofamiglie. Generalmente con il nome anatra ci si riferisce alle specie con evidente dimorfismo sessuale, con il maschio che presenta colori diversi e molto più vivaci rispetto alla femmina, e di dimensioni minori rispetto all’oca che è un uccello dalla struttura fisica più importante e priva di dimorfismo; nell’oca infatti gli esemplari maschi e femmine non hanno tra loro differenze morfologiche. Le anatre sono più acquatiche delle oche; le possiamo trovare negli stagni, nei laghi grandi e piccoli, anche quelli artificiali e persino quelli urbani, lungo le coste marine e corsi d’acqua. Tra le anatre, le specie più fortemente acquatiche non hanno un buon coordinamento nei movimenti sulla terraferma, mentre altre specie si trovano bene e a proprio agio in entrambi gli ambienti.

In genere le anatre sono fisicamente di piccole dimensioni, con zampe e collo corti ed il becco piatto, perfetto per setacciare i fondali e nutrirsi di piccoli animali d’acqua. Per quanto riguarda la loro alimentazione, questa dipende da specie a specie; quelle che vivono negli stagni e nei piccoli corsi d’acqua sono generalmente vegetariane, mentre quelle che vivono in laghi estesi e profondi o le specie marine, si cibano anche di pesci; alcune anatre sono esclusivamente pescivore ed hanno il becco un po’ diverso, seghettato, per trattenere meglio le prede. A differenza dell’oca che, sia maschio che femmina, è monogama, il maschio dell’anatra tende alla poligamia e a cambiare compagna ad ogni stagione riproduttiva. I colori dell’anatra variano moltissimo in base alle specie ed al sesso; si va dai piumaggi bruni e screziati del Germano, a quelli bianchi dell’Anatra Bianca Mignon, a quelli nerastri dell’Anatra Smeraldo Nera. Il maschio dell’Anatra Sposa ha dei meravigliosi e sgargianti colori, tanto da essere considerato l’uccello acquatico più bello del Nord America.

L’oca è un uccello con un corpo di dimensioni maggiori rispetto all’anatra, con corporatura e struttura più robusta e massiccia; ha le zampe lunghe, il collo più slanciato ed il becco più alto e triangolare. Le oche, contrariamente alle anatre, sono più terricole ed il loro piumaggio è generalmente grigio-cenerognolo, anche se alcune razze presentano altri colori o combinazioni di colore, ad esempio l’Oca Romagnola è completamente bianca. Una cosa che sicuramente oche ed anatre hanno in comune è il “qua qua qua” il loro unico, fantastico, caratteristico verso. Questo verso onomatopeico corrisponde al verbo “anatrare” per le anatre e “starnazzare” per le oche; un altro verbo utilizzato per indicare il loro verso è “crocchiare”. Nell’arte l’oca, l’anatra e la papera ricorrono frequentemente in opere, ritratti e scene allegoriche, mitologiche e religiose. Artisticamente, le oche sono state utilizzate per rappresentare in maniera simbolica la saggezza e la spiritualità ma anche, in contrasto, la stoltezza e la presunzione; le anatre invece per rappresentare l’amore e la fedeltà, l’unità e la famiglia o a volte, in negativo, la maledizione e l’inganno.

Nell’antichità l’oca era spesso considerata sacra, simbolo solare e per questo venerata. Era associata alla vita, alla creazione e alla rinascita; rappresentava anche la fertilità, la femminilità, la maternità e la vita domestica per il suo prendersi cura della prole e del compagno. Nella mitologia egizia l’oca era adorata come uccello sacro. Gli Egizi credevano che l’oca avesse preso parte alla creazione di tutte le cose, infatti secondo loro era d’oca l’uovo cosmico dal quale era nato il dio sole Ra che creò l’universo. Nell’antica Grecia l’oca era considerata sacra alla dea Hera, sposa di Zeus, come simbolo di vitalità, fertilità e forza ed era associata ai miti di Apollo, Afrodite ed Hermes; il dio dell’amore Eros era raffigurato in sella ad un’oca volante mentre il dio Priapo era costantemente accompagnato da oche sacre. A Roma invece le oche erano sacre alla dea Giunone e per questo potevano vivere libere nel Campidoglio dove sorgeva il tempio dedicato alla dea. La leggenda narra che un giorno le oche del Campidoglio si accorsero di un imminente attacco dei Galli e con il loro starnazzare misero in allerta i difensori della città che sventarono così l’attacco; da allora furono considerate come le salvatrici dell’Urbe e simbolo di attenzione, vigilanza e cautela. Nella cultura indiana l’oca, “Hansa” in sanscrito, rappresentava la libertà e la purezza interiore, la forza vitale e la conoscenza, mentre nella cultura cattolica è sempre stata associata alla compassione poiché l’oca non abbandona mai un proprio simile ferito. Per i Celti e i maestri gaelici era la guida spirituale inviata dagli dei e simbolo di sapienza superiore.

Anche la simbologia legata all’anatra è varia, e dipende dalle specie e dai contesti. È considerata segno di buon auspicio e saggezza spirituale, potente simbolo di amore e di fedeltà o anche, come già scritto, maldicenza, inganno, superficialità. Per la sua natura migratoria rappresenta il viaggio iniziatico, la ricerca interiore e la rinascita. In molte culture orientali è simbolo di unità oltre che di fedeltà e vedere una coppia di anatre, che rappresentano l’amore, è considerato di buon auspicio per la vita di coppia; in particolare l’Anatra Mandarino è simbolo di amore maturo, fedeltà e felicità nel matrimonio. Nella tradizione ebraica l’anatra simboleggia l’immortalità, mentre alcune tribù di Indiani d’America la considerano intermediaria tra il mondo terreno e quello celeste. Nelle tradizioni sciamaniche l’anatra simboleggia la connessione e l’equilibrio tra il mondo emotivo, rappresentato dall’acqua, e quello terreno, ed insegna che è possibile navigare nel mondo delle emozioni rimanendo però, sempre e comunque, in contatto con la realtà. Nell’Egitto antico era simbolo di fertilità e maternità ed era legata al culto della dea Iside. Per i Greci e per i Celti l’anatra, oltre al viaggio iniziatico e al ciclo delle rinascite, era associata alla creazione del mondo.

Comunque, al di là dell’arte antica e delle rappresentazioni simboliche e religiose, il mondo artistico culturale tratta molto ed in vari modi ed espressioni, questi affascinanti pennuti; nello scorso secolo, con l’avvento del fumetto, della radio e della televisione oche, anatre e papere sono diventate veri e propri fenomeni sociali e culturali, muse ispiratrici, protagoniste ed icone artistiche. Celebre ed oggetto di parecchi studi, soprattutto nell’ambito della filosofia e della psicologia, è la rappresentazione figurativa del 1892 “Duck-rabbit illusion” l’illusione antra-coniglio dello psicologo americano Joseph Jastrow che, con questa, voleva illustrare una forma di illusione ottica; la figura infatti è composta da un’unica immagine che può essere osservata e percepita in due modi diversi, come la testa di un’anatra che guarda verso sinistra oppure come la testa di un coniglio che guada verso destra. Curioso è il fatto che questa illusione divenne popolare grazie alla sit-com statunitense “Alla fine arriva mamma” del 2005, dopo che i personaggi protagonisti della serie, in un episodio la usarono per spiegare come la prima impressione possa cambiare in poco tempo.

Ma una delle figure simbolo del nostro tempo, che appartiene all’immaginario collettivo di tutti noi grandi e piccini, è indubbiamente “Donald Duck” o “Paolino Paperino” più semplicemente “Paperino”, uno dei più celebri e conosciuti personaggi dei cartoon e dei fumetti della Disney. Paperino è un papero antropomorfo maschio ispirato all’Anatra Pechino Americana. Nel suo nome originale inglese è contenuta la parola duck che ne indica appunto l’appartenenza zoologica; il termine anatra è stata poi liberamente tradotta in italiano, in maniera informale e sicuramente più tenera e simpatica, con la parola papero. Paperino nasce il 9 giugno del 1834 con il suo debutto cinematografico nel cortometraggio “La gallinella saggia” che fu da subito un grandissimo successo, contribuendo a fare di Paperino uno dei personaggi più amati del mondo Disney. Donald Duck, che esordisce anche nel fumetto lo stesso anno, è stato definito l’antieroe per eccellenza, quello che rappresenta la gente comune con i suoi problemi e frustrazioni. Il suo personaggio nel corso del tempo ha subito un’evoluzione sia nell’immagine che nella personalità e nonostante l’indole suscettibile e l’inettitudine che gli sono proprie, Paperino è un personaggio molto positivo e dal cuore grande e buono. È amichevole, leale e generoso e se la situazione lo richiede, sa essere molto coraggioso, e, cosa questa molto importante, educativa ed istruttiva, sa imparare dai propri errori; anche se sembra essere un fannullone in realtà è un tipo perseverante e se vuole davvero qualcosa, si impegna al massimo per raggiungere il suo obiettivo, ricorrendo a volte anche a misure un po’ troppo estreme. Paperino ha anche tanti amici e una bella famiglia, allegra e numerosa; naturalmente anche questi sono tutti personaggi interpretati da paperi, sia anatre che oche, rappresentando così un ottimo esempio dell’ordine degli Anseriformi.

Per quanto riguarda il mondo letterario, molto popolare è la fiaba de “Il brutto anatroccolo” dello scrittore danese Hans Anderson pubblicata per la prima volta nel 1843, che vede un piccolo anatroccolo trasformarsi in un meraviglioso cigno, il bianco e regale uccello acquatico anseriforme della famiglia degli Anatidi, ed avere così il suo riscatto nella vita; la storia racconta infatti che il piccolo anatroccolo, a differenza dei fratellini, aveva le piume di colore grigio scuro ed era grande e sgraziato. Per questo era considerato brutto ed era emarginato da tutti, finché, un giorno, crescendo, si trasformò in un bellissimo cigno e fu allora ben accolto ed accettato dai suoi simili.

“Intanto le oche selvatiche, alte nel puro aere blu, sono di nuovo sulla rotta di casa”, queste parole sono un passaggio chiave della poesia “Oche selvatiche” della poetessa Mary Oliver, che racchiude una profonda riflessione sulla natura e la libertà, e porta a comprendere la stretta connessione tra tutte le cose e gli esseri dell’universo. Molte e diverse sono le parole in poesie, filastrocche o canzoni dedicate agli uccelli acquatici. “L’oca giuliva” è una filastrocca, non riconducibile ad una singola poesia in quanto ne esistono diverse interpretazioni, che racconta di un’oca vanitosa e distratta; tra le varie versioni, una recita così “Cera una volta un’oca giuliva che passeggiava lungo la riva. Pensava d’esser la più bella, girava coi tacchi e la gonnella…” Ci sono poi “La favola dell’oca” e “L’oca brontolone” e molte altre. Questi sono tutti componimenti scritti per i bambini con parole e toni allegri e giocosi e con ritmi facili da ricordare, e, se da una parte servono ad intrattenere e divertire i più piccoli, dall’altra i bambini possono imparare molte cose, come la conoscenza e l’uso di parole nuove, ma anche emozioni e sentimenti diversi, ad esercitare e sviluppare il senso dell’umorismo e sono educati a comportamenti ed atteggiamenti positivi, alla comprensione e all’accettazione della vita e degli altri. L’oca ha pure un gioco tutto suo “Il gioco dell’oca” che prevede un percorso in cui il vincitore è determinato esclusivamente dalla sorte. È un gioco che ha origini antiche, alcuni storici pensano addirittura che potesse esserci un gioco simile già nell’antico Egitto; la sua versione moderna risale alla seconda metà del XVI secolo. È un gioco che vuole rappresentare un viaggio iniziatico verso la crescita personale o l’aldilà dove l’oca, considerata sacra, fa da guida provvidenziale. Per la maggior parte delle persone, però, bambini o adulti che siamo, rimane semplicemente un divertente e spassoso passatempo.

Molto ancora ci sarebbe da scrivere su questo argomento; anche il mondo degli uccelli acquatici è infatti, come quello di ogni altro animale, molto vasto e ricco di notizie, storie e curiosità interessanti, ma, dopo aver conosciuto con grande piacere un po’ di più su di loro, chiudo questo pezzo dedicato all’anatra, all’oca e alla papera con alcuni versi di una canzone che mi risuonano in testa da quando ho cominciato a scrivere l’articolo. “Papaveri e Papere” del 1952 cantata da Nilla Pizzi è una delle più celebri canzoni del secolo scorso, che fa parte della nostra tradizione culturale e popolare, che ancora oggi appartiene un po’ a tutti noi che di tanto in tanto la canticchiamo…
“Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti
E tu sei piccolina, e tu sei piccolina
Lo sai che i papaveri, son alti, alti, alti
Sei nata paperina che cosa ci vuoi far …”
