Le mucche sono tra le più gentili tra le creature viventi: nessuna mostra più appassionata tenerezza verso i suoi piccoli quando è privata di loro. “Io non mi vergogno di professare un profondo amore per queste tranquille creature” diceva lo scrittore, giornalista e traduttore britannico Thomas de Quincey. Neppure io mi vergogno ad ammettere che da sempre provo profonda simpatia, tenerezza e amore per questi meravigliosi, placidi animali e non nascondo neanche il fatto che avrei voluto tanto avere una mucca tutta mia. Ma, siccome questo mio desiderio per il momento non si è ancora realizzato, e comunque la speranza è l’ultima a morire, mi accontento di collezionare mucche in ogni modo e forma possibile.

Parliamo, quindi, della mucca felice, quella che, con il campanaccio al collo, se ne sta placidamente accovacciata sui verdi prati, al sole, masticando fili d’erba e fiori, muovendo la coda a destra e a sinistra come in una graziosa e cadenzata danza, la mucca delle poesie, delle filastrocche, delle canzoni e dei disegni dei bambini. “La coda della mucca, che si muove qua e là è il pendolo che segna il tempo della campagna” e ” rasserenata dal tintinnio musicale della sua campana e dalla sinfonia dei ruscelli e dei prati, la mucca agita la sua coda come se fosse la bacchetta di un direttore d’orchestra” così anche Fabrizio Caramagna scrive della mucca felice e della sua coda danzante.

Mucca è il termine con il quale ci si riferisce comunemente alla femmina del toro domestico “Bos taurus”, a volte impropriamente definito bue, che in realtà è il toro che ha subito la castrazione. La mucca è un mammifero erbivoro ruminante appartenente alla famiglia “Bovidae” e come tutti i bovini moderni discende, così ormai sembra accertato dai ricercatori, dal “Bos primigenius” o “Uro” un bovino selvatico molto antico, dalle dimensioni straordinarie, apparso circa due milioni di anni fa in India da dove poi è migrato spostandosi verso il Medio Oriente, l’Asia, l’Africa settentrionale e l’Europa e che proprio in Europa, precisamente in Polonia, si sarebbe estinto intorno alla prima metà del ‘600 a causa della caccia praticata dall’uomo.

Le dimensioni dell’Uro erano davvero impressionanti: arrivava fino a due metri al garrese e il suo peso andava dai 600 ai 1.000 chilogrammi, misure queste che si ridussero dopo le glaciazioni. Il treno anteriore, la parte davanti del corpo dell’Uro aveva dimensioni maggiori rispetto a quella posteriore, aveva corna molto grandi con un’apertura superiore al metro e con dimensioni maggiori nel maschio rispetto alla femmina; il suo mantello era scuro, nero sul davanti con gradazioni di colore tra il bruno e il rossiccio a livello del costato e una linea chiara sul dorso, mentre il muso era bianco con peli chiari alla base delle corna. Questo animale così forte ed imponente è quindi l’antenato della femmina del bovino che noi chiamiamo mucca ma, che, in realtà, in modo scientificamente corretto, si dovrebbe chiamare vacca. Il termine mucca è originario della Toscana e, usato fin da subito anche in area emiliana, era specifico per indicare alcune vacche da latte di colore scuro; in seguito si è poi diffuso a livello nazionale, entrando nel linguaggio comune in sostituzione del termine vacca, perché privo dei connotati negativi che purtroppo si tende ad associare a questa parola usata nel linguaggio popolare e colorito per indicare la prostituta o la donna di malaffare o facili costumi. Tuttavia, in campo zootecnico, solo il termine vacca è considerato corretto.

Non è chiara quale sia l’esatta etimologia della parola mucca, si presuppone possa derivare da una parola macedone composta da vacca e muggire, o da un termine svizzero che richiama il muggito, il suo verso tipico. La mucca è un animale di grandi dimensioni, ha un corpo tozzo e robusto dalla caratteristica forma a trapezio e la testa grande e, quasi sempre, con due corna girate all’insù che possono avere forme differenti a seconda della razza, ma sempre meno massicce di quelle del toro e con una leggera curvatura. Le mucche hanno orecchie mobili e due grandi occhi posizionati ai lati della testa che le permettono di vedere quasi tutto ciò che le circonda tranne una porzione ristretta dietro di loro, hanno infatti un campo visivo di 330 gradi ma, di contro, hanno una visione binoculare limitata solo ad una piccola zona di fronte a sé che riduce la percezione della distanza e della profondità. Le mucche inoltre sono molto sensibili alla luce ed hanno una distorta percezione del movimento che le rende sensibili e paurose di fronte a movimenti rapidi. Per questi motivi è importante avvicinarsi alle mucche lentamente e di lato perché ci possano vedere evitando il loro punto cieco e non si spaventino per movimenti troppo bruschi o repentini. Come ho scritto la mucca è un mammifero erbivoro ruminante. La sua bocca nella mascella superiore è senza i denti incisivi; per cibarsi quindi strappa l’erba con gli incisivi inferiori e le gengive e poi mastica e rimastica con i denti molari facendo il caratteristico movimento circolare. Dopo aver masticato il cibo, ingoiato, richiamato e rimasticato, lo ingoia nuovamente per la digestione.

La mucca ha un sistema digestivo complesso, ha infatti quattro stomaci: il rumine, il reticolo, l’omaso e l’abomaso; questo particolare apparato digerente le permette di rigurgitare il cibo per rimasticarlo, ruminare, e digerirlo poi correttamente. Le zampe della mucca sono provviste di zoccoli che le proteggono i piedi che hanno quattro grandi unghie. Il suo mantello può essere uniforme o pezzato con i colori bianco, marrone e nero e sotto il ventre ha quattro mammelle, due per lato, che non servono solo a nutrire i vitellini ma anche a produrre il latte per il consumo umano. Le mucche sono animali miti, dolci, e mansueti e a dispetto della loro stazza hanno un approccio alla vita tranquillo, sereno, pacifico, estremamente serafico. Sono animali che provano emozioni, amano, giocano, e si legano tra loro in rapporti profondi di amicizia che durano per sempre. Sono molto intelligenti, riescono ad affrontare i problemi che gli si presentano con ingegno e precisione ed hanno anche un’ottima memoria; sono in grado di ricordare azioni, luoghi, cibi, volti, praticamente tutto ciò che le circonda.

Un’altra curiosa caratteristica delle mucche è che ogni volta che fanno qualcosa riuscendo nel loro intento sono molto felici e l’eccitazione le pervade talmente tanto che spesso cominciano letteralmente a saltare di gioia. La mucca è davvero molto amorevole e lo è particolarmente con i suoi vitellini e soffre moltissimo quando le vengono tolti. In una mandria l’amore materno è più forte di tutto; l’affetto ed il legame tra madre e figlio è intenso e potentissimo. Le mucche amano e proteggono i loro piccoli al punto tale di attaccare qualsiasi animale possa rappresentare una minaccia per la loro prole. Laurie Winn Carlson in un suo libro sui bovini afferma che le mucche “sono le madri più protettive esistenti in natura”. L’amore che la mucca prova per il suo vitellino è talmente presente, forte e straordinariamente intenso da diffondersi in tutta la mandria ed investire letteralmente le altre femmine che amano e si prendono cura dei piccoli delle compagne come fossero i propri. Quando nasce un vitellino tutte le mucche si avvicinano per conoscerlo e lo annusano a lungo e quando una mucca separata dal suo piccolo cade nella disperazione e nella depressione più profonda, arrivando letteralmente a piangere per giorni e giorni, le altre femmine partecipano al suo dolore e le restano vicine come conforto e compagnia.

La domesticazione dei bovini iniziata con gli Uro tra gli 8.000 e 10.000 anni fa in due luoghi distinti, nella Mezzaluna Fertile ed in India, ha dato origine a due sottospecie, quella del “Bos taurus” e quella del “Bos indicus” conosciuto anche come zebù. Questo processo è avvenuto attraverso la selezione di soggetti, maschi e femmine, che avessero le caratteristiche migliori e adatte a soddisfare le necessità e i bisogni delle comunità umane, come la produzione di latte e carne e la forza lavoro. Il processo di addomesticamento nato nel contesto della rivoluzione agricola neolitica, quando l’uomo ha cominciato ad essere più stanziale e a dipendere da risorse alimentari più stabili, si è spostato poi dall’Oriente verso l’Europa e altri paesi, quando le popolazioni umane hanno iniziato le loro migrazioni portando con sé i bovini, diventati ormai indispensabili, e diffondendo così in altre terre nuove razze ed utili risorse produttive per il latte, la carne ed il lavoro agricolo. Le mucche nel corso del tempo hanno assunto sempre più importanza nella vita umana e non solo per la loro utilità. Le mucche infatti sono animali sociali capaci di creare legami affettivi e di amicizia non solo tra simili ma anche con l’essere umano.

Molti studi dimostrano che la mucca apprezza il contatto umano, le carezze e la voce gentile e che ricambia con reazioni, atteggiamenti e comportamenti positivi; dimostra di essere felice e grata delle coccole e delle attenzioni che riceve rilassando le orecchie, assumendo una postura rilassata, rallentando la respirazione, emettendo muggiti gravi e sommessi, chiudendo gli occhi e spesso leccando la mano o i vestiti di chi la sta coccolando. E così, a lungo andare, le mucche sono diventate importanti in molte tradizioni popolari e religiose e protagoniste di leggende, storie e curiosità come la mucca sacra indiana o quella totemica per gli sciamani, come la mucca che produce panna o latte rosso, la mucca Sæunn e altre ancora.

Nelle leggende alpine le mucche, considerate esseri affascinanti, sono viste come creature magiche e guardiane delle montagne e i tanti racconti su di loro arricchiscono spesso con un po’ di mistero le storie tradizionali delle Alpi. Nel Friuli c’è la leggenda popolare che narra della mucca che farebbe il latte rosso in una storia particolare ambientata su una malga del Monte Raut e legata al mondo delle streghe. C’è poi la mucca Margherita che alla spasmodica ricerca del suo principe azzurro rifiuta tutti i tori della sua stalla e di quelle vicine. Sæunn è invece la mucca islandese che per evitare la macellazione scappò dalla sua fattoria e dopo avere corso forsennatamente e a lungo si gettò nelle acque gelide dell’oceano nuotando stoicamente per circa un’ora e mezza e per tre chilometri avendo, così, salva la vita. Amalattea è la mucca che non faceva il latte; al contrario della madre che era campionessa regionale delle mucche da latte e delle sue sorelle maggiori, Panna e Bianchina, destinate anche loro a diventare vere campionesse, Amalattea non aveva mai fai fatto latte in vita sua e pur essendo già grande preferiva stare a giocare con i vitellini rotolandosi nell’erba per grattarsi la schiena e guardare il mondo sottosopra. Un giorno mentre faceva le sue solite giravolte, ma troppo vicino ad un pendio, cadde di sotto cominciando a ruzzolare giù fino in fondo. Molto spaventata ma fortunatamente senza nulla di rotto, con fatica riuscì a rimettersi in piedi proprio mentre stava arrivando il fattore che, vista la scena, aveva abbandonato prontamente la stalla per raggiungerla e portarle soccorso. Questi arrivò da Amalattea con ancora il secchio della mungitura in mano e a quel punto, visto che la mucca era salva, volle provare di nuovo a mungerla anche se non nutriva molte speranze, ma, meraviglia delle meraviglie, ci riuscì solo che dalle mammelle di Amalattea invece del latte uscì una dolce, morbida, bianchissima panna montata. Il ruzzolone giù dalla collina l’aveva infatti talmente agitata da trasformare il latte, che mai prima aveva fatto, in panna montata e si dice che quella fu la panna più buona mai mangiata al mondo.

Negli anni ’60/’70 in Italia divenne famosa, quasi un fenomeno sociale, la mucca Carolina nata nel 1965 come “prodotto pubblicitario” di una nota azienda alimentare che produceva stracchino. Ma c’è più di una famosa mucca Carolina…”La mucca Carolina si sveglia la mattina, poi mangia soddisfatta tre chili di erba matta, poi cerca di cantare ma non ce la più allora fa…Muuu”. Questa è una strofa dell’allegra e simpatica canzone sulla mucca adatta ai bambini delle scuole dell’infanzia, molto utile per insegnare ai più piccini non solo delle belle canzoni e ad esercitarsi col canto, ma anche per conoscere un po’ gli animali.

La mucca non è solo protagonista di leggende di tradizione popolare, storie curiose ed allegre canzoni, ma in alcune culture ha enorme importanza e rilievo nelle tradizioni religiose, come in India dove è considerata sacra. Il popolo indiano vede la mucca come simbolo di purezza e la chiama “Madre Mucca” o “Gaumata“. Per l’induismo i bovini sono sacri ed in particolare lo è la vacca che è considerata simbolo della generosità della terra e rimanda alla fertilità e alla prosperità; per questo è venerata, adorata, decorata e portata in processione durante le feste. Nel mondo sciamanico la mucca simboleggia la nutrizione fisica e spirituale e la capacità di donare senza chiedere nulla in cambio, insegnando l’importanza della generosità, della gratitudine e dell’accettazione. In psicologia, alcuni dottori come Jung considerano la mucca come un archetipo della madre nei suoi aspetti più intimi ed istintivi, legati al grembo femminile e alla maternità. Un po’ in tutte le società e culture le mucche rappresentano ricchezza di risorse, simboleggiano la generosità del donare ma anche la compassione e la non violenza e sono viste come creature benevole, amabili, meritevoli di cua e protezione.

E la letteratura? Dal “T’amo o pio bove…” del sonetto “Il bove” del 1872 di Giosuè Carducci dove il poeta manifesta il suo apprezzamento e la sua benevolenza nei confronti di questo animale devoto e servile, a “La mia mucca è turchina e si chiama Carletto...” da “La mia mucca” di Gianni Rodari che descrive una mucca immaginaria ed unica, turchina, di nome Carletto che ama andare in tram senza prendere il biglietto, tante sono le parole e i versi dedicati alla mucca in poesie, filastrocche e canzoni. Stefano Benni ha scritto “Le mucche” una poesia filosofica e cruda che racconta di mucche che dormono sognanti il latte e la possibilità di volare, ma poi si svegliano tornando alla realtà e si ritrovano a riflettere sul loro vero destino.

Questi sono solo alcuni esempi di come la mucca per il suo aspetto e le sue caratteristiche, per il suo essere così mite, pacifica e mansueta, per la sua generosità ed importanza come risorsa nella vita dell’uomo, è diventata un soggetto adatto anche alla letteratura e in generale alla cultura e all’arte, capace di sollecitare la fantasia, l’immaginazione e i sogni dei bambini e degli adulti stimolando anche riflessioni sulla natura, il mondo e la vita. Chiudo questo articolo dedicato alla mucca, la mucca che tanto amo, quella felice, con le parole della poesia di Emma Minoia tratta da “Poesie per Bambini” del 1953.
“Lenta rumina la mucca,
tutta stesa sopra il prato,
l’erba fresca che ha brucato.
Sta compiendo un gran lavoro
per donarci il suo tesoro!
Quando al chiuso tornerà
il buon latte ci darà.
Guarda il cielo, compiaciuto,
e le manda il suo saluto”
