Nel periodo storico in cui vissero artisti famosi come Leonardo, Michelangelo, Raffaello e via dicendo poteva capitare di imbattersi in una piazza gremita per assistere ad un’esecuzione pubblica. A questi che erano veri e propri eventi popolari perché dovevano servire da monito a chi pensava di poter sfidare il potere costituito del regnante di turno, assistevano molte persone di ogni sesso e di ogni età, spesso spinte solo dalla curiosità. A volte poteva succedere che il sovrano, per affermare la propria posizione di comando, scegliesse qualcuno tra gli spettatori per fare le funzioni del boia. Diciamolo chiaramente, non era una professione alla quale si ambiva, anche perchè, salvo rare eccezioni , non era pagata tanto, infatti, spesso, questi professionisti per sbarcare il lunario dovevano ricorrere ad una secondo lavoro che includeva l’uccisione dei cani randagi, lo smaltimento delle carcasse o addirittura l’arte medica.

La figura del boia, di frequente, veniva associata ad una tendenza alla disonestà, ma, sebbene ci furono esempi di esecutori che si avvicinarono alla malavita, per la maggior parte delle volte si tratta di persone che svolgevano onestamente la loro professione. Giustizieri, carnefici, Maestro Hans, uomo libero, uomo dell’angoscia, frohen, racker, maestro di stoffa o castigatore, il loro nome cambiava a seconda della regione e del periodo, poco cambiava, invece, in ciò che erano le loro mansioni. In genere nelle piazze venivano eseguite le decapitazioni, altrimenti era uso costruire un patibolo fuori dalle mura cittadine dove venivano eseguite condanne in varie modalità più o meno cruente. Nel 1547 Heinrich Schmidt, fu preso a caso tra una folla di astanti, per eseguire l’impiccagione di tre uomini, su ordine di Alberto Alcibiade di Brandeburgo Kulmbach e da quel giorno il suo destino fu per sempre segnato, perchè un boia non poteva più far altro nella propria vita e siccome i figli dei giustizieri erano esclusi da qualsiasi altra attività lavorativa, anche suo figlio Franz seguì le orme paterne. Franz, dopo aver appreso l’arte dal genitore seguendolo in molte sue esecuzioni, all’età di diciotto anni decise di affiancarlo nella città di Bamberga nel 1573 e nel 1578, alla morte di Heinrich, ottenne il posto di esecutore nella città di Norimberga. Franz, però, era diverso dal padre per la fisicità e anche per le modalità di lavoro: era più preciso, più forte e forse anche più rispettoso della vittima, se questo è concesso, tanto da ottenere una certa simpatia tra la popolazione.

La sua bravura nell’eseguire le condanne gli permise anche di essere, eccezione alla regola, il professionista più pagato nella città. Si sposò con la figlia di un altro boia ed ebbe ben sette figli. Eseguì più di 300 condanne a morte e con ogni probabilità molte più amputazioni, così come la crudele legge dell’epoca imponeva. Oggi noi conosciamo la sua storia perché, in tutta la sua vita, tenne un diario nel quale descrisse tutte le operazioni svolte prima, durante e dopo ogni sua esecuzione, un documento prezioso grazie al quale oggi siamo in rado di conoscere molti particolari non solo intorno alla sua figura, ma anche alle pratiche usate per estorcere le confessioni ai malcapitati ed alle modalità con le quali venivano eseguito le condanne. Sembrerebbe quasi un racconto dell’orrore, ma la figura di Franz ci riserva delle sorprese: lui aveva sviluppato una curiosa propensione all’anatomia e questo non solo per poter eseguire con massima precisione i suoi compiti, ma anche per capire come funziona il corpo umano. Andato in pensione mise a frutto le sue conoscenze dedicandosi alla cura delle persone ed infatti si dice che abbia salvato più di diecimila persone dalla morte. Lascia un sorriso amaro il pensiero che abbia salvato molte più vite di quelle che ha eliminato, ma Franz era figlio dei suoi tempi e giudicarlo con gli occhi di oggi sarebbe un grave errore. Certo è che alla sua morte fu sepolto con grandi onori andando a giacere nel cimitero di Johannisfriedhof accanto ad artisti come Albrecht Dürer e Hans Sachs.
