“La tartaruga disse a Zeus: voglio una casa tutta per me, in modo che io vi possa fare entrare solo chi dico io! Zeus rispose: avrai una casa tutta tua ma ci entrerai solo tu!” Esopo, Favole, VI secolo a.C. Questo è uno stralcio del testo in cui si narra del mito di Zeus che punisce la tartaruga che ha preferito restare a casa propria invece di partecipare al banchetto di nozze che il re dell’Olimpo aveva organizzato e al quale aveva invitato tutti gli animali. La punizione fu quella di farle portare la propria casa, quella casa tanto desiderata, sulla schiena per il resto della vita e così la tartaruga fu dotata di un grosso e pesante guscio. Da allora in poi, quella divina punizione divenne destino comune ad ogni tartaruga, terrestre o marina che fosse, senza distinzione alcuna. E così è stato ed è anche per la Caretta caretta, l’affascinante rettile marino noto come tartaruga comune, una specie marina dall’ampia distribuzione geografica.

La Caretta caretta della famiglia delle Chelonidae, si trova in tutti i mari del Mediterraneo con una densità variabile e maggiore nella sua parte più occidentale, ma come tartaruga comune d’acqua salata è diffusa nei mari e negli oceani tropicali di tutto il mondo e la si può trovare anche nelle lagune salmastre, nelle foci dei fiumi e nelle barriere coralline. Come tutti i rettili è a sangue freddo ed ama il caldo, per questo durante le stagioni fredde compie importanti, lunghe e faticose migrazioni alla ricerca di zone con acque a buone temperature. La temperatura ideale per loro è tra i 24 e 30 gradi centigradi, temperature troppo alte o troppo fredde invece possono essere rischiose per la vita delle Caretta caretta, basti pensare che acque sotto i 10 gradi sono letargiche per loro al punto di provocare una sorta di catalessi che le può fare pericolosamente galleggiare in superficie e temperature inferiori possono addirittura essere loro fatali.

Sebbene la Caretta caretta sia una delle specie marine più diffuse al mondo, è classificata “VU” , vulnerabile, nelle liste rosse della UICN, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, l’organizzazione non governativa con sede in Svizzera la cui missione è quella di “persuadere, incoraggiare ed assistere le società di tutto il mondo nel conservare l’integrità e la diversità della natura e nell’assicurare che qualsiasi utilizzo delle risorse naturali sia equo ed ecologicamente sostenibile”. Le liste rosse UICN sono l’elenco delle specie animali e vegetali della terra alle quali vengono attribuite specifiche categorie di minaccia alla sopravvivenza come la caretta caretta che, tra le varie, affronta la minaccia di perdere il proprio habitat per l’inquinamento marino, la pesca accidentale, il cambiamento climatico.

Molti sono gli interventi e gli sforzi volti alla conservazione dei luoghi, delle zone di mare e di terra indispensabili alla loro vita come la protezione delle spiagge sito di nidificazione, il monitoraggio della popolazione e le campagne di sensibilizzazione. Molto importante allo scopo è l’esistenza e la realizzazione di aree marine protette per garantire loro un rifugio sicuro. Le caretta caretta sono le più grandi tartarughe che esistono al mondo con una lunghezza del corpo che va dagli 80 ai 140 centimetri circa e un peso variabile tra i 100 e i 160 chilogrammi. Vari studiosi hanno osservato che curiosamente le tartarughe che vivono nei mari sono generalmente più piccole rispetto a quelle che vivono negli oceani.

Tutto il corpo della Caretta caretta è protetto da una corazza e sulla schiena dal carapace, detto anche guscio o scudo dorsale, che è molto robusto, ha una forma che ricorda un cuore, può raggiungere la lunghezza di circa un metro e tipicamente la sua colorazione è marrone rossastra con sfumature che vanno dal giallo al marrone scuro mentre la parte inferiore che si detta piastrone è giallo pallido, invece la corazza che come una pelle spessa e coriacea le fornisce protezione contro parassiti e possibili abrasioni, è generalmente di colore marrone o verde oliva sul dorso e più chiara sul ventre. Il carapace è rivestito da cinque coppie di placche cornee, gli scuti, fuse insieme a formare i caratteristici solchi, e dure e resistenti la proteggono dai predatori e contro le asperità dell’ambiente marino.






La testa della Caretta caretta è massiccia e grande rispetto al corpo, ed è fornita di potenti mascelle che le permettono di schiacciare le prede, anche le più dure come i crostacei, le spugne ed i molluschi ma non ha denti, al loro posto sul becco ha delle sporgenze, una sorta di creste taglienti perfette per triturare il cibo come i gusci dei bivalvi, dei ricci di mare e dei granchi ma queste tartarughe possono dirsi onnivore perché oltre al cibo già detto, alle meduse, ai gamberetti e simili e a vari tipi di pesce, mangiano anche alghe e piante acquatiche. Una caratteristica molto particolare di questa tartaruga è che in prossimità degli occhi ha delle ghiandole che servono per eliminare il sale dall’acqua marina per poterla poi bere, a volte chi ha la fortuna di vederne una mentre depone le uova sulla spiaggia sembra che questa pianga ma, in realtà, sta solamente filtrando l’acqua.

Un’altra caratteristica molto interessante delle Caretta caretta è che sott’acqua possono trattenere il respiro per periodi di tempo lunghissimi, persino per ore, anche se un’immersione normale dura generalmente dai cinque ai venti minuti. La Caretta caretta ha pinne anteriori lunghe e potenti, adatte al nuoto a grandi distanze ed ogni pinna ha due unghie che utilizza per scavare nella sabbia durante la nidificazione, le pinne posteriori sono invece più corte e servono principalmente per la manovrabilità. Nei maschi della specie le pinne anteriori sono provviste di un artiglio ricurvo utile durante l’accoppiamento che nelle tartarughe marine è assai curioso e particolare. Maschi e femmine durante la stagione riproduttiva, che ha ciclicità differenti per l’uno e l’altra con intervalli maggiori nel maschio rispetto a quelli di due, tre anni della femmina, migrano dalle aree solite di alimentazione verso quelle di accoppiamento e riproduzione. Il tempo di accoppiamento può durare diverse settimane ed ogni femmina può accoppiarsi ed essere fecondata da più maschi per cui nella stessa nidiata può verificarsi la “multipaternity” e possono esserci quindi figli di padri diversi e di un’unica madre. Dopo l’accoppiamento le femmine si dirigono verso le zone di nidificazione mentre i maschi tornano alle aree di alimentazione. Ogni femmina depone circa quattro volte nella stessa stagione riproduttiva e l’intervallo che intercorre tra una deposizione e l’altra, che avviene in buche a forma di fiasco scavate nella sabbia e che dura più o meno due ore, è di circa 12/16 giorni. Ogni nido conta una media di 100 uova la cui incubazione dipende dalla temperatura della sabbia che le accoglie e che influisce anche sul periodo tra la deposizione e la schiusa che varia così a seconda delle diverse aree di nidificazione e può andare dai 40 ai 90 giorni. Ma non solo il tempo della schiusa è influenzato e determinato dalla temperatura della sabbia, anche il sesso dei piccolini lo è, infatti la temperatura soglia per avere un eguale numero di maschi e femmine è di circa ventinove gradi centigradi, al di sopra si avranno piccolini femmina, al di sotto invece piccolini maschi. Tutti, maschi o femmine che siano, dopo la schiusa che avviene sempre di notte salgono in superficie generalmente dopo quattro/sette giorni che sono il tempo necessario per completare il raddrizzamento del piastrone e l’assorbimento del sacco vitellino, e subito si affrettano a raggiungere il mare. Il modo in cui i tartarughini cercano di raggiungere l’acqua ed il come ci riescano è da sempre oggetto di studi e ricerca perché molto particolare, estremamente interessante e sicuramente un fenomeno unico. I piccoli si orientano verso il mare in tre modi diversi, attraverso il fototattismo positivo che li instrada verso il punto più illuminato dell’orizzonte, la percezione degli oggetti e quindi possibili ostacoli nelle vicinanze del nido e la pendenza della spiaggia che li aiuta a scendere verso il mare. Durante il passaggio dal nido al mare i tartarughini memorizzano tutta una serie di informazioni che gli saranno utili in futuro per fare ritorno a quella spiaggia poiché, cosa davvero straordinaria e rara nel regno animale, le Caretta caretta tornano a riprodursi là dove sono nate. Questo comportamento è detto “filopatria” o “natal homing” e le ipotesi a sua spiegazione al momento sono due: l’imprinting chimico, per cui le tartarughe marine riuscirebbero a memorizzare le caratteristiche chimiche delle spiagge natali e l’imprinting magnetico che le vede invece capaci di utilizzare e memorizzare i campi magnetici terrestri durante il loro tragitto verso il mare.

La scienza ritiene che i due diversi imprinting non siano mutuamente esclusivi ma che vengano sicuramente usati entrambi in successione o alternati l’uno all’altro come, per esempio, utilizzare le informazioni memorizzate relative al campo magnetico per ritrovare la zona di nidificazione e poi attraverso le informazioni chimico fisico individuare il punto preciso del sito natale. Le tartarughe marine non hanno predatori ad esclusione degli squali, quindi i motivi di rischio per la loro vita e sopravvivenza, come ho detto ad inizio articolo, sono diversi: la diminuizione e a volte la scomparsa dei luoghi adatti alla nidificazione per varie cause come l’eccessiva antropizzazione, l’eccessivo inquinamento marino, acustico e luminoso, oltreché il riscaldamento globale o il “bycatch” ossia la cattura accidentale durante attività di pesca mirate ad altre specie.

La Caretta caretta se non predata o vittima di qualche altro tipo di accidente, è molto longeva, ha infatti un’aspettativa di vita di circa 60/80 anni. È anche una creatura molto antica e per il suo aspetto sembra uscire dalla notte dei tempi. Il fossile di tartaruga marina comune più vecchio mai rinvenuto risale a 215 milioni di anni fa, per questo si crede che la Caretta caretta possa aver attraversato, così com’è, intere ere senza affrontare il fenomeno dell’estinzione come è avvenuto per i dinosauri, per questo è da sempre considerata un’animale speciale ed è presente nella storia e nella cultura, anche come simbolo, di numerosi popoli e terre non solo mediterranee ma anche orientali, cinesi ed indiane, e tra le popolazioni del Pacifico e i nativi americani. Nell’antica Cina per il suo aspetto di grande solidità e possanza fisica era rappresentata come “Ao” una tartaruga marina gigante sulla cui schiena poggia la terra. Quindi, come è anche per tanti altri animali, la tartaruga, un essere tanto particolare nell’aspetto, affascinante e per certi versi anche misterioso, è stata ed è oggetto di miti, storie e leggende.

“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”. Questa frase di Frida Khalo non è certo stata scritta né dedicata alla tartaruga ma credo che in realtà le calzi a pennello. La tartaruga infatti è considerata simbolo di longevità, forza, antica saggezza, tenacia, resilienza, ed è una creatura che con caparbietà, testardaggine, calma e lentezza arriva sempre dove vuole, raggiungendo ogni obiettivo e superando con ostinazione e pazienza tutti gli ostacoli che incontra lungo il cammino, a dimostrazione che non è necessario avere fretta, correre, essere sempre rapidi e veloci ed affannarsi per arrivare lontano e raggiungere mete od obiettivi prefissati, ma al contrario con perseveranza, determinazione, consapevolezza, convinzione personale e fedeltà ai propri propositi si può arrivare ovunque. La tartaruga con il suo guscio duro e ruvido, le pinne larghe, grosse e lisce che muove con eleganza quasi fossero ali può scendere a grandi profondità e restarci per ore senza la necessità di risalire in superficie, questa sua peculiarità è stata correlata all’introspezione, alla possibilità e alla capacità umana di scendere profondamente in sé stessi, nelle aree più nascoste e buie della propria anima, dei propri pensieri, sentimenti ed emozioni e da qui poi “risalire” rigenerati. La tartaruga è simbolo di forza, longevità, pazienza, resilienza e saggezza ma anche di rinascita interiore, equilibrio, armonia, amore, prosperità e fertilità, come nell’antica cultura europea dove per le numerose uova che era in grado di deporre e alle tante vite che poi nascevano era considerata simbolo di fertilità e per il suo contegno silenzio, simbolo dell’amore consumato ed ancora quintessenza della vitalità per la sua longevità. Molteplici sono le forme d’amore simboleggiate dalla tartaruga, ad esempio nella cultura giapponese è il simbolo della felicità coniugale, dove tradizionalmente la tartaruga fa incontrare l’amore e porta un sereno matrimonio, in quella hawaiana invece simboleggia l’unità e l’armonia nelle relazioni riflettendo anche l’importanza di vivere in equilibrio ed in connessione con gli altri. In altre culture per la sua longevità, forza e solidità, rappresenta l’amore stabile, fedele e duraturo, mentre la sua lentezza e perseveranza nel procedere, il suo cauto approccio alla vita e la sua pazienza sono associate ad un amore paziente, maturo, profondo e sincero. Le tartarughe ed in particolare quelle marine sono considerate simbolo d’amore romantico e di amore per le coppie e gli amanti della natura. Sia terrestre che marina, la tartaruga è molto amata e per questo presente in tante tradizioni, miti e leggende. Per gli Algoqui, indiani del Nord America, la tartaruga è un animale totemico e rappresenta il mondo sopra e sotto l’essere umano ed è considerata all’origine della creazione della terra.

In Mongolia è invece simbolo d’eternità, infatti i grandi imperatori venivano raffigurati accanto ad essa, mentre nella cultura Maori simboleggia la fertilità, la prosperità e la famiglia. Per il popolo Maya la tartaruga era legata alle stelle e alle costellazioni, il suo guscio era una rappresentazione della volta celeste ed in lingua yucateca lo scudo di Orione significa letteralmente tartaruga ed il dio della Luna è raffigurato ricoperto da una corazza formata da scudi di tartarugha, tartarughe che nel buddismo sono invece venerate per le loro tante qualità, in particolare per la saggezza, la pazienza, la longevità e la perseveranza e sono simbolo di rarità e rinascita umana. Per il suo aspetto, il suo carapace e la sua imponente fisicità, la tartaruga è da sempre e praticamente ovunque considerata emblema di sicurezza, protezione, difesa e stabilità, come un riparo sicuro e certo dalle difficoltà ed avversità e una base solida nella vita e per la vita, mentre per le sue caratteristiche rappresenta la calma e la serenità ispirando tranquillità e pace interiore, ed anche un invito a rallentare i ritmi frenetici, a fermarsi, respirare diversamente, riflettere per portarci a vivere senza fretta ed affanno, con più consapevolezza, profondità di sensazioni e sentimenti, prendendo le giuste distanze dalla quotidianità caotica e rimanendo in connessione con noi stessi. La tartaruga è una creatura speciale, simbolo estremamente positivo, che dona fortuna, felicità, prosperità, longevità ed amore, ed è una grande maestra di vita: “Sii come la tartaruga. Se non tirasse fuori il collo, non andrebbe in nessun posto” Harvey Mackay
