Il gatto ha sempre avuto grande valore, rilevanza ed influenza nella vita dell’uomo in ogni tempo ed in ogni cultura. È stato, ed è ancora, oggetto di riverenza mistica e popolare e la sua storia nelle vicende umane è ricca di racconti di venerazione e mistero, leggende e favole. “Credo che i gatti siano spiriti venuti sulla terra. Un gatto, ne sono convinto, può camminare su una nuvola” diceva lo scrittore francese Jules Verne che per ciò che scriveva, per i luoghi e i viaggi straordinari che narrava, era considerato un visionario, ma se lo definiamo visionario per questa sua frase sui gatti, allora possiamo tranquillamente dire che in molti, in ogni epoca e luogo, lo sono stati, lo sono e lo saranno sempre.

Si dice che il gatto sia legato al soprannaturale, al mistico e al trascendente ed è considerato un messaggero divino e un protettore spirituale, quasi una creatura angelica che percepisce energie sottili e un tramite tra il mondo fisico e quello spirituale. In molte culture antiche i gatti sono stati venerati come esseri sacri, strettamente collegati alle divinità e agli angeli. Nell’antico Egitto il piccolo felino era molto rispettato ed era anche venerato nella figura della dea Bastet, la dea della casa, delle donne, della fertilità e della protezione, rappresentata con il corpo di donna e la testa di gatto. Gli Egizi credevano che i gatti avessero poteri mistici, fossero in grado di tenere lontano gli spiriti maligni e di proteggere ed accompagnare i defunti durante il loro viaggio verso l’aldilà.

I gatti sono stati ritenuti creature dotate di grande saggezza e con poteri sovrannaturali anche da altre parti e in altre culture, come quelle nordiche e celtiche con i gatti legati agli dei Freyja e Thor, in Giappone con il Maneki Neko, il gatto con la zampa alzata, considerato un portafortuna o nella mitologia cinese con i gatti guardiani tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Anche nella cultura cristiana il gatto è legato agli angeli e tra i cristiani si crede che il piccolo felino possa avvertire la presenza angelica e comunicare con l’angelo custode e gli angeli tutti. Ciò avverrebbe, ad esempio, quando il gatto guarda il vuoto, quando in quel vuoto si perde o fissa un punto preciso, quando con lo sguardo si ferma a lungo su qualcosa di luminoso o quando segue qualcosa di invisibile, comportamenti questi assai frequenti, consueti per i gatti.

“Mi fa sempre un brivido quando osservo un gatto che sta osservando qualcosa che io non riesco a vedere”: questa è la sensazione che provava la scrittrice e poetessa britannica Eleonora Farjeon e che hanno provato e provano in molti guardando i gatti in quelle pose, atteggiamenti strani, particolari e diversi rispetto agli altri animali, ma tipici e caratteristici per loro.

“Quando un gatto fissa immobile un punto, forse sta creando una poesia. O sta scoprendo un varco nell’universo. O sta aspettando la venuta di un angelo” scrive in maniera romantica ma estremamente puntuale Fabrizio Caramagna racchiudendo in poche righe un pensiero comune a molti amanti dei gatti. Il legame con gli angeli, ritenere che il gatto sia guardiano e guida spirituale, messaggero del regno invisibile, simbolo di intuizione e saggezza e che porti pace, fortuna e amore, è credenza antica e moderna, e se in molte culture antiche o del passato più recente il gatto ha avuto grande peso, importanza e posti di rilievo nelle tradizioni religiose e popolari, anche nella società moderna e contemporanea, continua ad essere considerato connesso col divino, custode di segreti, protettore, nunzio e guida spirituale.

Molti credono il gatto sia un animale totemico che con il suo atteggiamento sempre in equilibrio tra il mondo materiale e quello spirituale, induce a fermarsi, a riflettere, a meditare e porta alla connessione profonda con la propria anima, alla scoperta interiore, al vivere in armonia, sintonia, pace e rispetto con se stessi e l’ambiente circostante, ad essere pazienti, calmi, distanti dalla frenesia della vita comune e quotidiana.

“Con i gatti non si sa bene dove finisce il normale e dove inizia il paranormale” diceva il veterinario francese Fernand Mèry che di sicuro ebbe molto a che fare coi gatti, tanti ne vide, tanti ne visitò e tanto ne scrisse nei suoi libri. Indubbiamente l’aspetto fisico del gatto e le sue caratteristiche peculiari hanno contribuito a far nascere, ad alimentare e a mantenere vive queste credenze. La sua bellezza rara, assoluta, la sua eleganza, il fascino enigmatico, l’indole indipendente, il suo apparente senso di superiorità e distacco da tutto e tutti, lo hanno reso una creatura unica, misteriosa, diversa da qualsiasi altro animale esistente sulla terra. Il gatto è un compagno fantastico, silenzioso, che ci sta vicino, ci conforta, si prende cura di noi con saggezza e discrezione, senza alcuna invadenza ma comunque e sempre con calore ed affetto. Ed il suo amore è sincero, vero e profondo, infatti al contrario di quanto in molti pensano e si ostinano a sostenere, il gatto non è affatto arido o egoista nei sentimenti.

I gatti sono maestri di vita che con la loro presenza ci spingono a connetterci con la nostra anima e i nostri sentimenti più profondi, intimi e nascosti, ci inducono, come detto, alla riflessione, alla meditazione e alla crescita personale, con la loro flemma ed eleganza ci invitano a fermarci, ad ascoltare noi e ciò che ci circonda e con la loro indole indipendente e forte ci spronano ad aumentare la fiducia in noi stessi fortificandoci interiormente e stimolandoci a ricercare in noi e poi a coltivare le stesse qualità che vediamo in loro: curiosità, indipendenza, autosufficienza, resilienza. È pensiero comune che i gatti non arrivino mai per caso nelle nostre vite, c’è sempre un motivo per cui ci avvicinano, ci scelgono e decidono di vivere con noi. La scelta di un gatto di fare parte della vita di un essere umano non è solo una manifestazione d’affetto ma significa che il piccolo felino, intuitivo, sensibile e saggio, ritiene questa persona degna della sua considerazione e della sua fiducia e la sente energicamente positiva, allora si fa guida e protettore spirituale dell’umano e della loro casa allontanando le negatività e riportando armonia ed equilibrio. Comunque e al di là del credere convintamente e fermamente che il gatto abbia natura angelica, spirituale e sia connesso col divino, è innegabile che questo animale sia una creatura molto particolare, straordinaria e che la sua vicinanza, la sua compagnia, la vita e la convivenza con lui sia sempre speciale, confortante ed emotivamente arricchente per ogni essere umano.

Molte, e praticamente di ogni cultura, sono le leggende legate alla natura mistica del gatto, come quella della lettera “M” sulla fronte dei gatti. Per la scienza la “M” che spesso si vede sulla fronte dei gatti è di natura genetica ed è tipica del gatto di razza abissina, per il resto del mondo invece la presenza di questa lettera sulla testa felina ha una spiegazione molto più poetica e va ricercata nei miti e nelle tradizioni religiose, in particolare in due leggende, una cristiana ed una islamica. La leggenda cristiana narra che Maria accarezzò in segno di gratitudine la testolina della gatta che, madre da poco anch’essa, nella mangiatoia aveva scaldato a lungo con il suo calore Gesù Bambino appena nato che nonostante il bue e l’asinello continuava ad avere freddo, e così facendo le lasciò una “M” sulla fronte.

Per la leggenda islamica invece fu il Profeta Maometto ha lasciare la lettera disegnata sulla fronte di Muezza, la sua gatta prediletta, quando le accarezzò dolcemente la testa perché questa lo aveva appena salvato dall’attacco di un serpente velenoso. Da allora, sia per l’una che per l’altra tradizione, la “M” fu trasmessa a tutti i discendenti felini, ancora è così e per sempre sarà.

Nella mitologia celtica troviamo la leggenda del gatto grigio Grimaking con poteri magici, nelle fiabe norvegesi i gatti sono visti come creature mistiche a volte travestiti da folletti i cui occhi sono portali verso altri mondi. “Gli occhi di un gatto sono finestre che ci permettono di vedere dentro un’altro mondo” questo è il detto di una leggenda popolare irlandese, mentre un’altra storia, polacca, narra di alcuni salici che andarono in soccorso di una mamma gatto alla quale il proprietario aveva gettato i gattini nel fiume e la aiutarono allargando i loro rami verso il fiume affinché i piccoli potessero arrampicarsi e salvarsi. Da allora la leggenda vuole che durante la fioritura sui rami dei salici si formi una peluria bianca a ricordare il pelo dei gatti. In Turchia la razza felina dell’Angora Turca dal pelo bianco è considerata molto importante tra le varie specie, perché si ritiene che questa sia la reincarnazione di Ataturk, padre della nazione e molto amato dal popolo. In Turchia c’è anche un’altra leggenda molto popolare sempre legata all’Angora Turco che racconta del potere sovrannaturale di questo gatto in grado di realizzare i desideri di chiunque li sussurri al suo orecchio. Nella mitologia norrena il gatto è strettamente legato a Freyja, dea dell’amore, della bellezza, della fertilità, della guerra, della magia e della ricchezza, che viaggia su un carro trainato da due grossi felini che simboleggiano la sua indipendenza ed irrequietezza amorosa. Sempre norrena e collegata alla precedente, è la leggenda che racconta di Thor, il dio del tuono, che fu sottoposto alla prova di forza di sollevare uno di questi enormi felini a sottolineare la loro potenza e natura sovrumana.

Molto antica, curiosa e permettetemi assai divertente e simpatica, è la leggenda biblica dell’Arca di Noè. Durante il diluvio universale Noè e gli animali che erano sull’arca a coppie, a salvaguardia e favore della loro riproduzione, ebbero a che fare con i topi che a differenza delle altre specie presenti si riproducevano molto rapidamente e troppo abbondantemente. Per risolvere questo grande problema Noè dovette chiedere aiuto a Dio che gli venne in soccorso facendo nascere due gatti dallo starnuto di un leone e ben presto la tranquillità e la sicurezza tornarono a regnare sull’arca.

In Giappone il Maneki Neko che significa letteralmente “gatto che invita” è considerato un portafortuna. Si crede infatti che questo gatto con la zampa sollevata nel gesto tipico giapponese di richiamare qualcuno, porti felicità, fortuna e prosperità e per questo le statue che lo rappresentano sono spesso posizionate all’ingresso di negozi, ristoranti, locali, attività commerciali in genere, con l’intento di richiamare clientela e portare così denaro e benessere. Tra le diverse storie che narrano le origini del Maneki Neko, una racconta di un samurai che rifugiatosi sotto un albero per sfuggire ad una tempesta, si salvò da morte certa perché un gatto con un cenno della zampa lo attirò verso un tempio vicino poco prima che un fulmine colpisse il posto dove aveva trovato riparo. Un’altra, particolarmente diffusa, racconta invece dell’imperatore Oda Nobunga e del samurai li Naotake che un giorno mentre passavano davanti ad un gatto con una zampa alzata, interpretando quel gesto come un richiamo a raggiungerlo, lasciarono la strada che stavano percorrendo evitando una trappola pronta per loro. Che sia per l’una o l’altra leggenda il Maneki Neko in Giappone è considerato portatore di fortuna e spirito saggio e con lui tutti gli altri gatti che godono di grande rispetto. Anche per il buddismo il gatto è simbolo di spiritualità, trasmette calma ed armonia e l’uomo deve entrare in connessione con sé stesso per poterlo amare incondizionatamente.

In Thailandia c’è una leggenda molto suggestiva, vecchia di secoli e secoli che nasce nel buddismo Theravada che da origine al Tamra Mare il “libro delle poesie e dei gatti” conservato nella biblioteca nazionale di Bangkok. La leggenda, che si trova in uno dei papiri del Tamra Mare, parla di morte, spiritualità e reincarnazione dell’anima e racconta che alla morte di una persona un gatto veniva messo accanto al suo corpo nella cripta sepolcrale che aveva una fessura per dare la possibilità al piccolo felino di uscire, se lo faceva c’era la certezza che l’anima del defunto si era reincarnata nell’animale e avrebbe raggiunto la libertà eterna. Per l’ordine buddista Fo Guang Shan, i gatti invece sono piccoli monaci che hanno raggiunto l’illuminazione.

Tanti sono stati i miti, le storie e le leggende sul gatto e sulla sua figura misteriosa e speciale, ma non sempre la sua spiritualità e connessione col divino è stata vista e considerata buona e positiva, al contrario in alcune tradizioni e periodi storici il gatto è stato accusato di essere messaggero di nefasti presagi, di portare sfortuna, malattie e disgrazie ma queste storie e pensieri negativi sono stati, dai più e per i più, smentiti e confutati come i racconti sul gatto causa della peste nel Medioevo, il periodo più buio per il nostro amato felino, o fedele compagno delle streghe viste anch’esse malamente, o come il pregiudizio sul gatto nero. Di questo scriverò poi in altri articoli, con una particolare attenzione, simbolica ma anche artistico culturale, al gatto nero oggetto troppo spesso e troppo a lungo di credenze e storie che lo additavano come corriere del male, della sfortuna e della negatività e che ne avevano fatto l’emblema della superstizione. In realtà e semplicemente, il gatto nero è unico e speciale, la quintessenza della bellezza e del misterioso fascino felino e come diceva l’americano Groucho Mark ricordiamoci sempre che…“se un gatto nero ti attraversa la strada significa che sta andando da qualche parte“.
