This is the end come cantavano i Doors. Quando si torna al lavoro l’estate diventa una foto sfumata e si torna alle nostre occupazioni. Ci siamo svegliati con il suono di un pianto dirotto, ci siamo resi conto che era il nostro frigorifero che chiedeva di essere rifornito, ammettiamo di averlo leggermente trascurato soprattutto di cose sane. Dopo un giro per negozi ci rechiamo verso il nostro supermercato di fiducia. La peculiarità dei supermercati moderni è che appena entrati si trova la temperatura di Ojmjakon in inverno. C’è gente vestita come sul passo del Pordoi, qualcuno con lo slittino. Ovviamente mentre facciamo la spesa ci sono gli addetti che mettono a posto la merce guardandoti infastiditi e clienti che osservano prodotti per tanto tempo, quasi in un’adorazione laica. Stiamo attenti alle offerte, le cose con prezzi migliori sono scadute a maggio del 1978. Il carrello si riempie sempre di più e le curve diventano difficili. Scegliamo la cassa che ci sembra più libera, ma è sempre quella che nasconde le insidie di persone che devono pagare poche cose e ci mettono una settimana. Finalmente si torna carichi come muli di Santorini verso casa per riporre la spesa, il frigorifero sorride compiaciuto. Nel pomeriggio riponiamo i costumi e l’abbigliamento da mare, abbiamo la certezza che l’estate sia finita. È stata una stagione particolare, piena di incertezze sia a livello climatico che generale, ma d’altronde non sarebbe estate se non fosse piena di colori e sfumature.
This is the end
