“Nel montare un cavallo noi prendiamo in prestito la libertà” – Helen Thompson.

È proprio la sensazione di libertà che sento ed avverto, da sempre, quando penso al cavallo e dopo avere avuto in gioventù la fortuna di cavalcare in qualche occasione, posso dire che quella che, fino ad allora, era solo un’idea, è stata confermata e, da mera sensazione immaginaria ed immaginata, si è fatta emozione viva e reale che mai potrò dimenticare, così per me, come per tutti coloro che sono montati a cavallo almeno una volta nella vita.

Quando si pensa al cavallo, sovviene subito l’immagine della sua nobile bellezza, della prestanza fisica, della forza, del vigore, ma il cavallo non è solo questo, è dolcezza, amabilità, mitezza e, cosa quasi inimmaginabile, dato il suo aspetto fisico, fragilità e timidezza come ho scoperto, chiacchierando un po’ col signor Claudio Barsuglia tecnico “F.I.S.E di e.c.” grande conoscitore, esperto, amante ed amico dei cavalli tanto da essere detto “un cavallaro”.

Il cavallo è sicuramente uno degli animali più affascinanti che esistono. Ha forza, bellezza ed eleganza innate, è tanto nobile quanto antico ed ha accompagnato l’uomo in ogni dove ed in ogni periodo storico come fidato ed indispensabile compagno di conquiste e progressi. Le origini del cavallo “Equus ferus caballus”, mammifero di media e grossa taglia, sono antichissime. Esistono resti fossili che risalgono a 55 milioni di anni fa nel periodo dell’ Eocene, ma il cavallo così come lo vediamo oggi è in realtà molto diverso dai suoi primi e lontanissimi antenati.

Il cavallo che fa parte della famiglia degli equidi, che comprende anche l’asino e la zebra e che ha attraversato un processo evolutivo, per l’appunto, lungo milioni d’anni, proviene e si sviluppa a partire dal “Hyeracotherium”, o anche “Eohippus”, un animale piccolo come un cane, che si nutriva prevalentemente di bacche, foglie e piccoli arbusti in boschi dal sottosuolo paludoso. Oltre alla stazza assai differente, questo antenato del cavallo moderno che presenta un solo dito “lo zoccolo rigido unico”, aveva le zampe anteriori con quattro dita e quelle posteriori con tre, tutte provviste di piccoli zoccoli con dei cuscinetti simili a quelli del cane che venivano usati insieme.

Studi e ricerche evidenziano che il cavallo è sopravvissuto a questa sua antichissima origine e si è evoluto nei millenni grazie al suo temperamento e al suo carattere avventuroso ed intraprendente. Ha abitato ed abita praticamente in ogni luogo del mondo, ma sembra che i diretti discendenti del cavallo di oggi siano comparsi nel Nord America circa un milione e mezzo di anni fa, esemplari che in quella zona si estinsero poi per il clima troppo rigido, mentre altri più o meno nello stesso periodo, sopravvissero e continuarono a svilupparsi ed evolversi altrove, come in Cina dove si svilupparono i “cavalli delle steppe”, animali molto coraggiosi, dal manto grigio e la testa grossa o come in Russia, Polonia ed Ucraina dove vissero i “cavalli delle pianure” eleganti e leggeri.

In Africa invece, ad eccezione del Nord, probabilmente a causa dei predatori e del clima particolare, tra gli equidi sono state le zebre a svilupparsi maggiormente perché grazie alle loro differenti caratteristiche come l’agilità nella corsa e la capacità di nascondersi e “mimetizzarsi” all’occhio del nemico, hanno avuto più possibilità di sopravvivenza e quindi successivo sviluppo e crescita. Nel cercare informazioni e notizie, scopro che i cavalli si suddividono, tra le tante esistenti, anche in razze dette a sangue caldo, freddo e misto. In realtà, questo non ha nulla a che vedere con la temperatura sanguigna dell’animale, ma con l’origine geografica della loro provenienza. Sono detti a sangue caldo i purosangue del Nord Africa e del Medio Oriente e a sangue freddo quelli del Nord Europa. Comunque a proposito di razze, sarebbe praticamente impossibile elencarle tutte, il cavallo è infatti addomesticato ormai da millenni nel corso dei quali l’uomo ne ha selezionate più di 300.

Oltre che per razza, può essere classificato anche per il tipo di “utilizzo”, esempio sono i cavalli da tiro, da carrozza, i pony da polo o gli hunter, cavalli con grande olfatto e molto veloci con caratteristiche perfette alla caccia. Il cavallo è un animale longevo, può arrivare anche a superare i quarant’anni e a seconda dell’età che hanno ci si riferisce loro in modi diversi. “Puledro” è il cavallo con meno di due anni di vita, ma si può arrivare a definirlo tale anche fino agli otto anni quando manifesti ancora comportamenti infantili. “Colt” è il cavallo maschio sotto i due anni, “Filly” la femmina. “Giumenta” è la femmina adulta del cavallo, “Stallone” il maschio adulto capace di riprodursi mentre il “Castrone” è il cavallo castrato di qualsiasi età. Il nitrito è il verso caratteristico del cavallo, con il quale questo comunica con i suoi simili e con l’uomo. In realtà la modalità di comunicazione del cavallo con l’altro, va al di là del solo nitrire e per capire il suo stato fisico e psicologico lo si deve osservare attentamente, guardarlo ed ascoltarlo non solo quando nitrisce. Il nobile mammifero infatti “parla” anche con la postura, gli occhi, le orecchie ed i loro movimenti, ed emettendo altri e numerosi rumori, grida, mugolii, sospiri, borbottii che, tutti a frequenze alte, manifestano stati d’animo differenti, eccitazione, sconforto, soddisfazione, impazienza.

Quanto è vasto il mondo del cavallo, del suo aspetto fisico e delle sue caratteristiche, impossibile poter scrivere tutto o anche solo un po’ più di questo ora… E allora diamo uno sguardo al rapporto, al legame, uomo-cavallo. Una svolta radicale nel rapporto tra i due si ha con la domesticazione già intorno al 4000 AC quando l’uomo comincia ad utilizzare i cavalli che fino ad allora vivevano in branco e selvaggi, per utilità personale e della comunità, per lavori vari, per la caccia ed altro e da allora questa vicinanza ha creato tra l’uomo e il cavallo legami sempre più stretti, profondi, affettuosi ed intimi. Nel corso del tempo, i cavalli hanno mantenuto la loro indole socievole e gregaria, vivono laddove è possibile ancora in branco, anche se in scuderie o recinti, e questo loro essere “animali sociali” ha sicuramente facilitato e favorito il legame e l’amicizia con l’uomo. Quando vogliamo avvicinare e fare amicizia con un cavallo, dobbiamo farlo sempre con il massimo rispetto e dovute cautele, come è e sarebbe buona e giusta cosa per tutti gli animali. Come mi dice Claudio nella nostra chiacchierata, il cavallo è un animale particolare, tanto forte in libertà quanto debole in cattività, complesso nella sua psicologia e che ha dato tanto all’uomo, senz’altro più di quanto abbia ricevuto. Non dobbiamo mai dimenticare che è un animale da branco, dedito al movimento e al pascolo e che è pauroso e timido e per questo Claudio sottolinea quanto e solo con intelligenza, sensibilità e capacità, cercando di farlo “vivere da cavallo” anche in cattività, per esempio chiuso il meno possibile in un box, si potrà sopperire a ciò che la natura gli ha dato e che l’uomo gli ha tolto, la libertà, l’affetto e la protezione dei suoi simili. Dobbiamo evitare poi il tentativo, proprio dell’uomo un po’ con tutti gli animali, di umanizzazione e ricordarci sempre che l’uomo e il cavallo sono due specie con indole, temperamenti e caratteristiche differenti che possono e creano legami profondi, intimi e speciali ma restano comunque diverse. Come non va mai dimenticato che non è il cavallo che ci chiede di montarlo, ma siamo noi che lo facciamo e quindi dobbiamo farlo con rispetto ed attenzione e nella sua lingua senza pretendere che lui comprenda la nostra perché il peggior nemico del cavallo, l’animale nobile, forte, bello, vigoroso e fiero ma anche affettuoso, timido e fragile, è sempre e solo l’ignoranza dell’uomo.

Tratterò ancora, diversamente e con grande piacere l’argomento “cavallo”, la storia della sua domesticazione, la cultura del montarlo nelle diverse epoche e civiltà, il cavallo come straordinario animale da Pet Therapy nei suoi IAA, interventi assistiti con gli animali, nell’arte, nella cultura, nella cinematografia, ma ora voglio concludere questo primo articolo un po’ più generico, con alcune righe scritte da Claudio Barsuglia dedicate al cavallo, l’amico cavallo come è solito dire lui.
Il cavallo è il nostro specchio interiore. È capace di rendere visibile la nostra essenza nuda e cruda, mettendo in risalto i nostri difetti. Riesce a farci comunicare con quel linguaggio che da tempo non usiamo più; il linguaggio della ragione, capace di ricondurci nella nostra giusta e naturale dimensione. L’amore per il cavallo, obbliga i nostri occhi a vedere ciò che usualmente non riescono più a vedere, impone alla nostra mente di pensare diversamente, apre il cuore ad emozioni ormai perse facendoci nuovamente apprezzare ciò che di meglio può offrire una vita naturale…che altrimenti non riusciremmo più a vivere. È difficile specchiarsi in questo specchio; la sua sincerità può essere spietata., sarà più facile cambiarlo, ma in quel caso ne usciremo sconfitti… Grazie a lui puoi vedere ciò che esattamente sei. Non dimenticate mai che “Il Cavallo dà a noi sempre di più di quanto noi daremmo a lui, ma soprattutto non ci tradisce mai.” Non cambiate mai specchio, questo vi offrirà una occasione unica per cambiare il vostro modo di vivere il cavallo.
Claudio Barsuglia – Riflessioni allo specchio – scritte a Parigi in data 23/11/2007
