Nel centro di Cerreto Guidi, in provincia di Firenze, arroccata su un poggio, si erge la celebre residenza medicea, in cui la storia si intreccia con la quiete del paesaggio circostante. Salendo delle rampe austere si arriva al piano della villa. Fu Cosimo I de’ Medici, duca e poi granduca, a volere la costruzione di “un palazzo murato di nuovo” sui resti della rocca Guidi. I lavori iniziarono attorno al 1564. Già prima di allora, durante i suoi viaggi, Cosimo si fermava con la sua corte a Cerreto, attratto dalla posizione geograficamente strategica e dalla possibilità di cacciare nel vicino padule di Fucecchio. La residenza si rivela ben articolata in sale e saloni con dipinti, ritratti, arazzi, mobili, teche con armi. Dalle finestre lo sguardo si allarga su campi e colline in una vista distensiva. Cosimo I era stato sposato con Eleonora di Toledo, deceduta nel 1562. Uniti da intesa e amore avevano avuto molti figli, pochi sopravvissuti. La loro terzogenita, Isabella, è strettamente legata alla villa di Cerreto, perché qui morì.

La sua camera è la stanza che maggiormente affascina durante la visita a Cerreto. L’ambiente è stato ricostruito negli arredi con uno scenografico letto “composito” del XVI secolo con tende scarlatte che scendono direttamente dal soffitto, con “ritti”, originali e una spalliera aggiunta successivamente. Ai piedi del letto, un tavolinetto basso e due sedioline. A una parete si apprezza un ritratto di Isabella, elegante con un accessorio di pelliccia di furetto sul quale è montato un monile in oro. La donna tiene in mano una sua composizione musicale. Suonava e scriveva madrigali, oltre a conoscere spagnolo, francese, latino e greco antico.

Nel 1553, quando Isabella aveva appena undici anni, fu firmato il contratto di nozze con Paolo Giordano Orsini, duca di Bracciano, educato agli studi umanistici, ma anche alla disciplina delle armi. La cerimonia fu celebrata nel 1556, prima della partenza dello sposo per la guerra, e il matrimonio fu consumato solo nel 1558, il 3 settembre. Nei primi tempi Paolo dovette spesso allontanarsi da Firenze e anche quando era in città, abitava probabilmente solo perché Cosimo ed Eleonora preferivano avere sotto controllo le figlie pur se sposate. Paolo avrebbe voluto una casa tutta per sé e la sua consorte, aveva anche predisposto il castello di famiglia per accogliere Isabella, ma solo due anni dopo il matrimonio fu data in dono alla giovane coppia la Villa di Baroncelli, l’attuale Poggio Imperiale a Firenze.
Quando era in viaggio, Paolo inviava alla moglie continue lettere pregne di toni affettuosi ma anche appassionati per dichiarare e confermare tutto il suo amore. L’epistolario tra Paolo e Isabella è giunto fino a noi e nella camera di Isabella a Cerreto si possono leggere due missive. Una recita così:
“Bracciano, 4 dicembre 1558
Illustrissima signora consorte et patrona osservantissima
avendoli io scritte tante letere né mai di nessuna haverne hauta risposta, mi fa credere che vostra signoria se sia afatto scordata di me, per il che sto for di me che a una che io non ho altro bene al mondo di lei che in così pochi giorni si sia scordata di uno che sa quanto l’ama. Per questo vita mia scrivemi spesso come io fo a te, se non che io vi tenerò per la più disamara donna del mondo et me per il più disgratio. Per questo, vita mia, si tu desideri che io vivi contento, scrivemi spesso. Et con questo restoli baciandoli mille volte le mani et la bocca, che Dio la guardi secondo il mio desiderio. (…)“
Più di cinquecento lettere stanno a testimoniare, oltre all’influenza politica del duca di Bracciano, il sentimento e la complicità tra i due sposi ( all’epoca lei aveva 16 anni e lui 17 ). Leggende e teorie antimedicee hanno invece per secoli insinuato che la loro fosse una relazione burrascosa, di trasgressioni e gelosie. Perfino, per quanto riguarda la morte di Isabella, avvenuta proprio nella villa di Cerreto, nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 1576, a soli 34 anni, si è sempre sostenuto che fosse stata strangolata o da un sicario o dal marito stesso, roso dalla gelosia. La sua morte fu di ispirazione per svariati scrittori: Alexandre Dumas descrisse, inventando, una relazione incestuosa tra lei e suo padre, mentre John Webster, nella tragedia “The White Devil”, la dipinse morente, mentre baciava il ritratto avvelenato del marito. A seconda delle versioni, ne uscì ritratta come seduttrice, donna perversa o come vittima del marito. Gli ultimi studi hanno piuttosto smentito l’ipotesi dell’omicidio, sostenendo che Isabella morì per cause fisiche, dopo una lunga febbre. E tra le stanze silenziose della villa, il ricordo di Isabella continua a vivere.
