Finalmente sono arrivate le ferie e come regalo abbiamo avuto un caldo afoso che ci fa sudare come cinghiali di via Baldo degli Ubaldi (cit.) Arriviamo presto in spiaggia e ci tuffiamo in mare, l’acqua è fresca e pulita. Scorgo l’autista Uber che arriva con la sua maglia del Milan tarocca di via Sannio. Dopo il bagno ci stendiamo al sole e per la totale mancanza di vento, dopo circa 18 secondi siamo asciutti con conseguente nuovo bagno refrigerante, che al mercato mio padre comprò. Dai nostri lettini possiamo ascoltare le conversazioni da spiaggia, sempre molto colorite e fautrici di spunti per la scrittura del romanzo che verrà. Accanto a noi ci sono due ragazzi, uno molto milanese tipo il milanese imbruttito e l’altro molto romano che manco mi nonno. Sembrano la cosa più diversa al mondo: uno pieno di tatuaggi e l’altro senza. Uno parla senza sosta e l’altro dice poche cose e più che altro ascolta. Mi sembra di capire che abbiano condizioni sociali totalmente diverse, eppure tra di loro c’è una grande stima e sintonia. Mi chiedo per quale motivo non si possa vivere senza odiarsi malgrado le differenze, vedere le diversità come un valore aggiunto e non un muro invalicabile. Ci sono i genitori che giocano con gli aquiloni con i figli ormai rassegnati. Arriva l’olezzo di pesce antico e prendo in prestito i versi del Sommo: “Il carretto passava e quell’uomo gridava: Salmonella.”
Contrasti…da spiaggia
