Ci sono istanti nella vita di ognuno di noi, in cui uno sguardo può cambiare per sempre la nostra esistenza. Il 24 aprile 1932 la Lancia Astura con a bordo Claretta Petacci, la sorella Myriam, la loro madre e il futuro marito di Claretta, Riccardo Federici, incrociò sulla via del Mare che andava verso Ostia, l’Alfa 6C 1750 Gran Turismo Zagato, guidata da Benito Mussolini. Da quel momento la vita di Claretta si intrecciò in modo indissolubile e tragico con quella del Duce. Andiamo con ordine. Clara Petacci, detta Claretta, nacque a Roma il 28 febbraio 1912, fin da ragazzina aveva un’adorazione per Mussolini, un’idolatria che il casuale incontro celebrò in qualche modo. Suo padre Francesco Saverio Petacci, che era un medico e direttore di alcune cliniche, nonché medico privato dei Sacri Palazzi apostolici e di Papa Pio XI – pontefice che morirà in misteriose circostanze e per la cui morte verrà coinvolto lo stesso Petacci, ma questa è un’altra storia. Tornando alla storia di Claretta Petacci, dopo le scuole superiori, studiò musica e fu allieva del violinista Corrado Archibugi. Claretta ricevette un’istruzione di lusso per l’epoca. Il matrimonio di Claretta Petacci con il sottotenente della Regia Aeronautica Riccardo Federici resta uno dei misteri del periodo fascista. Sembra che si sia tenuto nel 1934 e che i due si separarono nel 1936, altre fonti affermano che non si celebrò nessun matrimonio tra la Petacci e Federici. In ogni caso Benito Mussolini, dopo aver fatto internare Ida Dasler e continuando una relazione con Margherita Sarfatti, ne iniziò una anche con Claretta Petacci che aveva 29 anni meno di lui. Gli incontri avvennero soprattutto nello studio del Capo del governo a Palazzo Venezia e in altre alcove segrete del duce sparse per Roma e dintorni. Claretta Petacci era appassionata di pittura e tentò di condividere questa sua passione con Mussolini che era un uomo alquanto rozzo. Ovviamente Rachele Guidi, donna Rachele, la moglie di Benito Mussolini non tollerava le amanti di suo marito, tuttavia chiudeva un occhio o forse entrambi per mantenere lo status conquistato accanto a quell’uomo. Ogni governo, soprattutto un regime, ha un sistema corruttorio profondo che tende a migliorare l’esistenza di chi è nel cerchio magico. Anche la famiglia Petacci ricevette benefici notevoli dalla relazione di Claretta con Mussolini. Il padre di Claretta e suo fratello scalarono le gerarchie del partito fascista e nel 1939 la famiglia Petacci si trasferì dalla residenza di via Lazzaro Spallanzani, vicino a villa Torlonia (quando si dice casa e bottega), alla meravigliosa villa Camilluccia, ai piedi di Monte Mario, dove oggi esiste il quartiere di Vigna Clara. Era una villa progettata da Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti, in stile razionalista italiano, tipico del periodo fascista. Una magione con 32 stanze, un rifugio antiaereo, un campo da tennis, una piscina, un orto e una guardia presidenziale privata dedicata alla famiglia Petacci. Esisteva anche una dependance dedicata agli incontri di Benito e Claretta, ovviamente molto sobria, con specchi, mobili rosa, marmo nero, una vasca mosaicata, quando c’è la classe. L’indirizzo era via della Camilluccia 355 e per Claretta era un lavoro ricevere e smistare le decine di lettere ricevute di petizione verso il suo amante. Arrivò la guerra e Mussolini decise di partecipare all’invito di Hitler e le cose cambiarono per gli italiani, ma non per Claretta Petacci che rimase accanto a lui, nella buona e cattiva sorte. Claretta Petacci fu arrestata il 25 luglio 1943 per essere poi liberata l’8 settembre con l’armistizio di Cassibile. La famiglia Petacci lasciò Roma e si trasferì al nord, che era ancora controllato dalle forze tedesche. Claretta si stabilì in una villa a Gardone, poco distante dalla residenza di Mussolini e la sede del governo repubblicano di Salò. Claretta era sempre sorvegliata dal tenente delle SS Franz Spogler. Claretta Petacci e Benito Mussolini iniziarono un rapporto epistolare e il Duce le chiese di distruggere tutte le sue lettere cosa che Claretta non fece, lasciandoci veri spaccati di storia e di quanto il fascismo e il nazismo fossero due facce della stessa moneta. Dopo che Mussolini lasciò Salò per fuggire come un codardo verso la Svizzera, Claretta Petacci si trasferì a Milano, era il 23 aprile 1945. I genitori e la sorella di Claretta si misero in salvo volando a Barcellona, dove Francisco Franco aveva ancora il potere. Il 25 aprile Mussolini e Claretta Petacci si allontanarono da Milano e andarono verso Como, con l’intento di raggiungere il confine svizzero. Il 27 aprile 1945 i due, insieme al fratello di Claretta, furono intercettati dalla Brigata Garibaldi partigiana. Fu offerta la via di fuga a Claretta per raggiungere i suoi in Spagna, ma rifiutò. Il resto è storia. Il 28 aprile 1945, Benito Mussolini e Claretta Petacci furono fucilati a Giulino di Mezzegra e poi esposti a piazzale Loreto a Milano il giorno successivo. Dopo varie peripezie, tra cui il totale abbandono della sua tomba al Cimitero Verano a Roma, Claretta Petacci riposa lontana dai riflettori e da un passato che a guardare i fatti non è mai troppo passato.
Claretta Petacci: la dama nera
