Tra gli anni venti e quaranta dello scorso secolo, ha calcato le scene una donna che incarnava l’ideale dell’epoca: il suo nome era Wanda Osiris. Nacque a Roma in via Quirinale 16, con il vero nome di Anna Menzio, il 3 giugno 1905. Sua madre si chiamava Adele Pandolfi e suo padre Giuseppe Menzio, un palafreniere al servizio del re che era stato presente a Monza nel giorno dell’assassinio di Umberto I. Anna, che nel frattempo aveva abbandonato gli studi di violino e assunto il nome di Wanda Osiris, si trasferì a Milano e nel 1923 debuttò al cinema Eden. Le restrizioni di autarchia linguistica, costrinsero Wanda Osiris a modificare il suo nome d’arte in Vanda Osiri, molto meno sovversivo di Osiris. Nel 1937 Vanda fu scritturata da Erminio Macario per la rivista Piroscafo giallo. Lo stile di Vanda o Wanda era unico. Scendeva da lunghe scale in stile hollywoodiano attorniata da giovani ballerini. Aveva lunghi capelli ossigenati, piume, tacchi vertiginosi, paillettes, rose e costumi sontuosi, oltre al classico profumo Arpège, che qualche anno dopo avrebbe usato mia madre lasciandone un poco sul foulard che conservo con nostalgia. Tornando alla nostra Wanda, nel 1938 partecipò alla rivista Aria di festa e, nel 1940, uscì da un astuccio di profumo gigantesco, molto prima di Marilyn con la sua torta e Mr. President. La rivista si intitolava: Tutte donne. Per Wanda Osiris arrivò l’esordio al cinema: recitò con Carlo Dapporto in Che succede a Copacabana, correva l’anno 1944. L’anno successivo fu la volta delle pellicole, L’isola delle sirene e La donna e il diavolo. Con la fine della guerra riconquistò il suo nome d’arte Wanda Osiris, che io nel frattempo ho continuato ad usare alla faccia di Achille Starace. Tornò a Milano e divenne la regina del gran varietà, insieme a Carlo Dapporto e con la coppia Garinei e Giovannini. Nel 1948 Wanda Osiris fu protagonista di Grand Hotel, un’opera teatrale con uno sfarzo e un lusso quasi esagerati, come a voler esorcizzare la guerra appena finita. In quel periodo conobbe Gianni Agus e tra i due si instaurò una lunga collaborazione professionale. Negli anni cinquanta raggiunse l’apice della popolarità. Wanda Osiris fu protagonista di Gran baraonda, insieme al Quartetto Cetra, Dorian Gray e Albero Sordi. Nel 1954 tornò a recitare accanto a Macario in Made in Italy e nel 1955 in Festival di Luchino Visconti. Wanda Osiris rischiò di mettere fine alla sua carriera nel 1956. Durante la rappresentazione della rivista La granduchessa, nella quale recitava anche Gino Bramieri, inciampò nell’abito di scena, che come potete immaginare era alquanto sfarzoso e cadde. La tempra della divina la riportò in scena dopo appena cinque giorni dall’incidente. Gli anni sessanta dello scorso secolo cambiarono radicalmente il concetto di varietà. Garinei e Giovannini, con soubrette come Delia Scala, Lauretta Masiero e Marisa del Frate, proposero un radicale rinnovamento dei canoni andando incontro ai gusti del pubblico. Wanda Osiris scomparve lentamente dalle scene. Solo qualche sporadica partecipazione comprimaria, come la riedizione di Buonanotte Bettina, nella quale interpretò la parte della suocera a fianco di Walter Chiari e Alida Chelli, era il 1963. Da quel momento Wanda Osiris recitò in prosa nel corso degli anni settanta: l’interpretazione più importante fu in Nerone è morto? di Hubay, con la regia di Aldo Trionfo. Poi ancora, nel 1977, nello sceneggiato per la televisione, Il superspia e qualche partecipazione a trasmissioni come Ieri e oggi, Milleluci e il talk show Harem condotto da Caterine Spaak. Nel 1992 Wanda Osiris giocò con se stessa e partecipò alla parodia musicale della telenovela La donna del mistero, contenuta nel programma a Casa nostra presentato da Patrizia Rossetti. Wanda Osiris, la divina, Wandissima come era chiamata all’apice della sua popolarità si è spenta a Milano l’11 novembre 1994, aveva accanto la sua unica figlia Ludovica Rivolta nata nel 1928 dall’unione con Osvaldo Rivolta. Wanda Osiris riposa al Cimitero monumentale di Milano, poco distante dalla tomba di Gino Bramieri, interpreti di un varietà che ha accompagnato gli italiani durante anni difficili e sono sicuro che il suo sorriso emani ancora un profumo di Arpège.
Wanda Osiris: la Divina
