Tra gli anni cinquanta e sessanta dello scorso secolo, il tasso di analfabetismo totale in Italia era circa del 12 per cento della popolazione totale. Numeri impressionanti per l’epoca: c’erano persone che non sapevano leggere e scrivere neppure una parola. Per ovviare a questa grave lacuna dell’istruzione, la RAI propose un programma che avrebbe fatto la storia della televisione italiana e mondiale: Non è mai troppo tardi. Correva l’anno 1960. Per presentare la trasmissione fu scelto Alberto Manzi. Nacque a Roma il 3 novembre 1924 nel rione Borgo, che nel 1927 divenne Borgo Pio e per tale motivo la famiglia Manzi si trasferì in un appartamento a piazza Bologna. Nel 1942 Alberto Manzi si diplomò presso l’Istituto Magistrale Carducci di Roma. Dopo l’8 settembre del 1943, alla nascita della Repubblica Sociale di Salò, Manzi da antifascista si rifiutò di aderire e si rifugiò presso la sede dell’Ordine di Malta, evitando i rastrellamenti. Nel 1944, con l’arrivo degli americani Alberto Manzi decise di arruolarsi volontario nel Battaglione San Marco. Fu distaccato a Brindisi e grazie al suo carattere ironico, entrò nelle grazie del comandante che lo volle in fureria. Dopo la fine della guerra, Alberto Manzi rimase per un breve periodo sotto le armi, poi tornò a Roma e riprese la sua normale attività. Iniziò a fare il maestro presso l’Istituto di Rieducazione e Pena, Aristide Gabelli, realizzò il suo primo giornale che verteva sugli istituti di pena: La Tradotta. Nel 1947 Alberto Manzi ricevette l’incarico di supplente presso una scuola a Campagnano Romano e l’anno successivo sposò Ida Renzi, una sua collega maestra. Alberto Manzi vinse il Premio Collodi con il romanzo per ragazzi, Grogh, storia di un castoro. Nel 1950 Alberto Manzi fu assunto come insegnante presso la scuola elementare Fratelli Bandiera di Roma, dove rimase fino alla pensione. Alberto Manzi fece nel 1955 un viaggio in Sud America, a Lima in Perù dove vivevano dei suoi cugini. Conobbe un padre salesiano, Don Giulio che operava nelle missioni del paese sudamericano. Grazie a questa esperienza scrisse due romanzi, El Loco e La luna nelle baracche. Sempre in quel periodo scrisse un romanzo per ragazzi che sarebbe diventato una serie televisiva di grande successo, Orzowei. Arrivò il 1960 e Alberto Manzi fu scelto per presentare il programma di divulgazione e concepito per combattere l’analfabetismo dilagante, Non è mai troppo tardi. Erano vere e proprie lezioni di scuola elementare che arrivavano nelle case grazie alla televisione, qualcosa di antesignano delle università online che sono di grande attualità. Alberto Manzi decise di non seguire il copione che gli era stato assegnato, ma personalizzò il programma secondo il suo modo di insegnare a bambini totalmente privi di conoscenze. Non è mai troppo tardi andava in onda nel tardo pomeriggio, poco prima dell’ora di cena. Manzi utilizzava un grande blocco di carta montato su un cavalletto, quasi come fosse una lavagna e con un carboncino scriveva semplici parole e lettere, accompagnandole con un disegno esplicativo che rendeva fruibile la comprensione. Nel 1961 gli venne conferita la Croce di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, grazie alla sua meritoria attività educativa. Si stima che grazie al programma presentato da Alberto Manzi, circa un milione e mezzo di italiani passarono dal totale analfabetismo al conseguimento della licenza elementare. Non è mai troppo tardi andò in onda per otto anni e molte altre televisioni mondiali ne copiarono il modello educativo con grande successo. Al termine del programma Alberto Manzi tornò all’insegnamento nella scuola elementare Fratelli Bandiera, partecipando a molte campagne di alfabetizzazione nazionali e mondiali. Alberto Manzi tornò alla ribalta dei riflettori nel 1981, quando si rifiutò di redigere le schede di valutazione introdotte dal Ministero della Pubblica Istruzione, disse: “Non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché cambierebbe, è in movimento. Se il prossimo anno uno leggesse il giudizio che gli ho dato quest’anno, l’avremmo bollato per i prossimi anni.” Nel 1992 Alberto Manzi tornò in televisione, con la Rai presentò il programma, L’italiano per gli extracomunitari. Dal 1995 al 1997 fu sindaco di Pitigliano, città nella quale morì il 4 dicembre del 1997. Alberto Manzi è stato un precursore, un fautore dell’inclusione istruttiva, un uomo che ha sognato ed è riuscito ad insegnare a milioni di italiani e ha permesso di conoscere i rudimenti dell’istruzione, Alberto Manzi è stato semplicemente: il Maestro dei maestri.

