seconda e ultima parte
Diari Toscani incontra Beatrice Bianchi, violinista, nata a Firenze, vive a Fiesole. Diplomata in violino e viola con il vecchio ordinamento, è laureata in violino barocco. Con il nuovo ordinamento ha frequentato il biennio per violino solista. Iscritta a letteratura e lingue all’università di Firenze è poi passata a storia della musica. Dopo aver vinto il concorso, insegna ai conservatori di Reggio Calabria e Messina. È membro stabile dell’Orchestra da Camera Fiorentina, collabora con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato per alcuni anni con il pianista Stefano Bollani e con cantanti quali Roberto Vecchioni, Sting e David Bowie.
Dunque noi siamo dentro al violino, la sensazione che potremmo percepire, se qualcuno suonasse, sarebbe la stessa che percepiremmo dall’esterno?
Non credo proprio, sentiremmo solo la vibrazione del suono della corda che passa il ponticello ed entra dentro la cassa, per poi uscire dalle effe. Quindi ciò che sentiremmo dentro non sarà mai quello che percepiremmo da fuori. Penso che potremmo sentire qualcosa di simile a un terremoto.

Il suo stato d’animo, o i suoi stati d’animo, quando suona?
Tutti. Dipende da come mi sento, da quello che devo interpretare, dalla giornata che ho avuto. Non c’è mai un minuto uguale all’altro.
Esiste un “altro mondo” quando suona? Le faccio un parallelo con la scrittura, gli autori quando scrivono entrano in un altro mondo, entrano nei pensieri dei personaggi, “calzano le loro scarpe”, anche a lei succede questo?
Non sempre, quando conosco bene ciò che sto eseguendo vado in automatico. Dobbiamo anche tenere in considerazione che i musicisti, per gran parte della giornata, hanno a che fare con la tecnica, esattamente come un atleta che fa le flessioni, si allena per poi arrivare alla gara, alla competizione, ovvero a mettesi in “moto” grazie alla preparazione che ha fatto. Io prima di prendere uno strumento in mano devo studiare la partitura, quindi c’è un impegno mentale: ritmo, dinamiche e tutto ciò che concerne la musica scritta. Quella parte di cui lei mi parla avviene quando si è padroni di tutti gli elementi necessari all’esecuzione, allora sì che entra in gioco quella parte emotiva, quella parte che appartiene all’altro mondo. E questo richiede una grande concentrazione, ma questo riguarda appunto la parte finale di un percorso.
Per rimanere in tema interpretazione: un attore interpreta solitamente testi scritti da altri, e si cala, dopo aver studiato il copione, nella parte che dovrà recitare. E per la musica?
Indubbiamente alla base c’è lo studio, e questo comprende anche il periodo storico, sociologico e la corrente a cui il compositore si è legato. Lo studio non è solo di note e dinamiche, è uno studio più approfondito, ed è quello che dico sempre ai miei ragazzi: non puoi interpretare il ‘600 come se fosse l’‘800, in quanto c’è una prassi esecutiva diversa. Il musicista prima di essere un esecutore deve essere uno studioso, è inutile prendere un pezzo del ‘700, del classicismo, e non avere cognizione di quel periodo storico. Per concludere, ogni epoca ha la propria prassi esecutiva.

Quindi lei non insegna solo violino…
È partita da tempo la nuova riforma del conservatorio, e io non insegno violino, insegno esecuzione, interpretazione e prassi esecutive. Devo far capire ai ragazzi come si sono evolute la società e le altre espressioni artistiche come letteratura e le svariate forme di arte nel periodo in cui è vissuto quel determinato compositore.
La musica è arte?
Beh, intanto possiamo dire che il musicista, come artista, è un po’ sui generis, e dobbiamo anche sottolineare che, rispetto alle arti figurative, la musica arriva sempre, cronologicamente, un po’ dopo. È un linguaggio universale, pathos, in continuo divenire. Non è tangibile, ma proprio per questo in grado di toccare le profondità dell’animo umano.
Musicista è sia chi scrive sia chi esegue, lei compone?
Poco, molto poco. Sono estremamente severa con me stessa, quindi, sì, compongo, ma lo tengo per me e, comunque, è già stato scritto tutto. Ci sono compositori, a mio avviso, di dubbia capacità e che non hanno timore di metterci la faccia, sinceramente io preferisco evitare. Ogni modo ciò che ho scritto è stato prevalentemente a carattere didattico.
Che genere di musica ascolta?
Tutto, dipende dai momenti e dalle situazioni. Per esempio in macchina non ascolto quasi mai musica classica, anche perché per poterla ascoltare e goderne è necessario avere un buon impianto stereo.
Lei suona in orchestra e con un quartetto, e da solista?
Sì, anche da solista, qualche volta, però molto di più in passato, adesso prediligo il duo con pianoforte e il quartetto.
Che differenza c’è suonare da soli o con altri musicisti?
Tanta. Suonare con altri implica una connessione emotiva e relazionale, è uno scambio energetico veramente forte, nel bene e nel male.

Cos’è per lei la musica?
Una grande risorsa, è quella che ti fa superare tutto.
Si impara a scrivere apprendendo l’alfabeto, iniziare a leggere e a scrivere le note che sensazione le ha dato?
Sono cresciuta con il metodo tradizionale, partendo dalla tecnica della scuola franco-belga, dal solfeggio tradizionale. Adesso il metodo è cambiato e il solfeggio si chiama “era traning”, basato sull’emulazione e l’apprendimento mnemonico. Per quanto riguarda il violino per i bambini, il metodo che viene applicato è giapponese, si chiama Suzuki e si basa essenzialmente sull’ascolto.
Nel corso di questa chiacchierata più volte, parlando dei suoi allievi, ha detto i miei ragazzi, da ciò si evince che ha con loro un bel rapporto. Quanto è grande la responsabilità nei loro confronti?
Mi piace molto insegnare ai “miei ragazzi”, e mi piace il rapporto che instauro con loro. Alcuni di essi sono diventati dei bravissimi professionisti, e questa per me è una grande soddisfazione. Quindi, sì, la responsabilità è tanta, oltretutto ciascuno ha, ovviamente, il proprio carattere e i propri tempi. Nel corso degli anni, purtroppo, ho potuto constatare che nell’apprendimento ci sono grosse difficoltà, ed è a livello esponenziale, dovute a stati ansiogeni dei quali oggi soffrono, e che vanno a rendere difficoltoso l’apprendimento. Quindi un insegnante deve assolutamente plasmarsi sul carattere e, soprattutto, sulle paure che sono sempre più presenti nei ragazzi.
Come si può possono fronteggiare questi stati d’animo e, se possibile, porre rimedio.
Si pone rimedio con tanta pazienza e con tecniche speciali che aiutano ad affrontare queste difficoltà.
Progetti futuri?
Tanti. Dovrei integrare delle sonate di Edvard Grieg con il pianista Maurizio Innocenti. Poi ho pubblicato un disco nel 2023 con le “Sonate del Rosario” di Franz Biber, che sono un’opera meravigliosa del ‘600. Biber era il compositore dell’arcivescovo di Salisburgo, in questo disco c’è la prima parte, il progetto è incidere la seconda. Con il quartetto abbiamo in ponte molte iniziative, e poi, come avrà capito, tengo tanto ai miei ragazzi e l’intento, oltre che il desiderio, è far emergere altri talenti.

