prima parte
Diari Toscani incontra Beatrice Bianchi, violinista, nata a Firenze, vive a Fiesole. Diplomata in violino e viola con il vecchio ordinamento, è laureata in violino barocco. Con il nuovo ordinamento ha frequentato il biennio per violino solista. Iscritta a letteratura e lingue all’università di Firenze è poi passata a storia della musica. Dopo aver vinto il concorso, insegna ai conservatori di Reggio Calabria. È membro stabile dell’Orchestra da Camera Fiorentina, collabora con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha collaborato per alcuni anni con il pianista Stefano Bollani e con cantanti quali Roberto Vecchioni, Sting e David Bowie.
Beatrice Bianchi, quando ha mosso i primi passi sul pentagramma?
Ho iniziato tardi. Quando avevo tre anni rimasi affascinata dalla forma e dal suono sublime di un violino. Sentii la voce di questo strumento bellissimo a Firenze, da alcuni musicisti di strada. Da allora iniziai a esternare il desiderio di imparare a suonare. I miei genitori, però, non erano d’accordo, volevano che suonassi il pianoforte. Riuscii a convincerli a iscrivermi al conservatorio in quanto c’erano medie e liceo annesse ed erano ottimi. Fui ammessa dopo aver preso quattro mesi di lezioni private di violino: avevo undici anni e a quell’età è molto tardi per iniziare.

Il suo rapporto con lo strumento com’è?
Amore e odio. Chiaramente devi stare a contatto tutti i giorni con lo strumento. Ultimamente, per motivi personali, non ho potuto suonare per tre settimane e quando mi sono rimessa a studiare è stata dura. Come diceva Paganini: “Se non suono per un giorno me ne accorgo io, per due se ne accorge mia moglie, se non suono per tre se ne accorge il pubblico.”
Cosa vuol dire rimettersi a studiare? Lo studio non finisce mai?
Mai: ho potuto constatarlo proprio recentemente. Ho preparato un concorso in conservatorio, il programma era sconfinato e difficilissimo, ed è andato a sommarsi al lavoro: questo ha significato studiare dalle sei alle otto ore al giorno. Per il mantenimento sono necessarie almeno un paio di ore tutti i giorni, oltre a quelle che fai per il lavoro in orchestra, per il quartetto e per il conservatorio.
Ha un quartetto?
Sì, ed è composto da Stefano Rimoldi, Massimo Coco e Stefano Aiolli, musicisti che sono insegnanti di conservatorio e professori d’orchestra. Quando iniziammo facevamo pezzi d’avanguardia di compositori del calibro come John Cage e Morton Feldman e si chiamava Crazy Quartet. Poi decidemmo di eseguire pezzi classici e il nome del quartetto diventò Elleboros.

Esiste una manutenzione dello strumento?
Sì, certo, dobbiamo avere un filo diretto con i liutai, che eseguono sullo strumento un “tagliando”. Basta un piccolo sbalzo termico che lo strumento può suonare benissimo o malissimo, è molto sensibile ai cambiamenti climatici: il legno è vivo, inoltre gli strumenti hanno anche un loro carattere, una loro personalità, e ciascuno è adatto a un preciso repertorio.

Mi invita a fare una passeggiata dentro a un violino? Da dove entriamo? Sono curiosa di cosa troveremo al suo interno…
Allora, entriamo facendoci piccole piccole, passeremo dalle effe. Intanto le dico che troveremo parecchia polvere. Per toglierla c’è un metodo: buttare dei chicchi di riso facendoli passare da dove siamo passate noi, dalle effe, dopodiché è necessario scrollare lo strumento e fare uscire il riso da dove lo abbiamo fatto entrare, insieme al riso usciranno dei gomitoli di polvere. Il violino è meglio non aprirlo mai, solo se devono essere fatti lavori grossi. Lasciando stare la polvere, appena entrate troviamo sulla parte destra l’anima del violino: un bastoncino, e serve a trasmettere le vibrazioni fra il ponticello e la cassa armonica. Senza l’anima il violino non suona. Questo bastoncino di legno non è incollato, ma collocato a incastro tramite una macchinetta che passa anch’essa dalla effe e che serve, appunto, a posizionarlo. Sulla sinistra invece troviamo un altro elemento ligneo di ventisette centimetri, che si chiama catena, ed è grazie a questa che vengono trasmesse le vibrazioni dalla cassa all’interno del violino.
continua…
