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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Girovagando per le Apuane: il monte Folgorito

DiGiovanni Viaggi

Set 28, 2023

foto di Gianni Viaggi

 Era febbraio: la prospettiva di chiudere un sabato pomeriggio con la vista di un bel tramonto sul mare era troppo allettante e allora abbiamo deciso di vederlo da uno dei punti panoramici più belli. Si tratta dell’estrema propaggine del crinale che, partendo dal Monte Altissimo, degrada verso il mare e segna il confine naturale fra le provincie di Massa Carrara e Lucca: il Monte Folgorito il cui nome deriva appunto dall’alto numero di fulmini che qui si scaricano durante i frequenti temporali. Non è una montagna particolarmente elevata, appena 911 metri di quota, ma la passeggiata per arrivarci è particolarmente interessante e gradevole.

Siamo arrivati, partendo da Montignoso, alla Foce del Campaccio fra il monte Belvedere ed il Carchio, indicata in loco come Pasquilio (la strada proveniente da Massa non è consigliabile in quanto nel tratto che va dai Canalacci a Fontana Amorosa è letteralmente disseminata di buche). Qui un ampio piazzale permette di parcheggiare comodamente. Sulla sinistra, spalle al mare, si dipartono   ben segnalati i sentieri CAI n°33 per il Passo della Focoraccia ed il sentiero CAI n°140. Abbiamo preso quest’ultimo che si presenta come un ampio stradello percorribile anche con fuoristrada e che sale leggermente attraverso una bella abetaia; dopo pochi minuti abbiamo incontrato un bivio e ci siamo tenuti  sulla destra dove la segnaletica è molto chiara. Abbiamo proseguito in falsopiano e ben presto il panorama si è aperto, mettendo in bella evidenza, al di là della vallata, la cresta che avremmo dovuto percorre ed il Folgorito sul quale troneggia una grande croce; dopo una breve discesa abbiamo attraversato un ampio ravaneto a testimonianza di vecchie cave dismesse del Carchio, sul quale si distinguono nettamente alcuni ripetitori, ed in pochi minuti siamo arrivati ad un altro bivio. Siamo saliti a sinistra lungo il vero 140 indicato come “linea Gotica-Monte Folgorito”; lì il sentiero sale ripido attraverso la bella e profumata vegetazione classica delle Apuane fino a condurre sulla cresta in zona Le Forche dove si apre il panorama sul monte Altissimo, sul Pizzo di Falcovaia e, più lontane, le Apuane meridionali; in basso si apre a strapiombo la valle di Azzano. Siamo andati avanti sulla destra lungo la cresta e abbiamo trovato, ben segnalate da cartelli CAI installati recentemente, le indicazioni di varie postazioni da dove le truppe tedesche hanno impedito per tanto tempo, settembre ’44-aprile ‘45, l’avanzata dell’esercito alleato. Una serie di saliscendi, ora su terreno scoperto ora fra felci e ginestroni, e dopo circa un’ora e mezzo dalla partenza siamo arrivati al Col del Melo dove un cippo marmoreo ci ricorda che in questo punto avvenne lo sfondamento della linea Gotica da parte delle truppe americane “Nisei” con l’ausilio dei partigiani locali.

Breve digressione: incuriosito dal nome nisei, ho  scoperto che i giapponesi nati in patria, ma emigrati all’estero, vengono definiti “Issei”, quelli di seconda generazione, ma ormai nati nella nuova patria sono i “Nisei, quelli della terza “Sansei”, avendo come prima radice i loro numeri cardinali. (ichi, ni, san, eccetera). Davanti a noi c’era il Folgorito con i suoi 911 metri: abbiamo  guadagnato rapidamente la cima, percorrendo uno stradello con alcuni salti di roccia che abbiamo superato facilmente, aiutandoci con le mani. E finalmente eccoci  in vetta dove è ben visibile una trincea recentemente risistemata da volontari del CAI e la grande croce posata nel 1986 per volere degli abitanti di Montignoso.

Beh, fatemelo dire, questo non è un monte qualsiasi ma una vera terrazza dalla quale si gode uno spettacolo impareggiabile sui monti circostanti e sul mare.

Ormai si stava facendo sera e noi siamo rimasti lì, incantati, a vedere l’Altissimo, la Tambura e più a nord il Sagro che si tingevano di rosa; la costa si accendeva di luci e sul mare le nuvole facevano da cornice multicolore al sole che stava tramontando. Ma la Natura ci aveva tenuto in serbo un altro spettacolo: la Caligo. Improvvisamente, per un gioco termico che solitamente annuncia l’arrivo della Primavera, il mare è scomparso, coperto da una fitta coltre di nebbia che saliva rapidamente verso la costa e su, su, fino a raggiungerci in pochi minuti. E così, ci siamo trovati avvolti, ormai nel buio, in un’ovatta surreale per cui abbiamo dovuto accendere le lampade frontali ed affrontare la discesa; giunti al Col del Melo anziché ripercorrere il crinale, troppo pericoloso in quelle condizioni, siamo scesi ancora un poco fino a raggiungere lo stradello carrabile e da qui riguadagnare la strada verso la Foce del Campaccio, non senza prima esserci soffermati in doveroso raccoglimento presso la lapide che ricorda il sacrificio di due partigiani.