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Diari Toscani

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Girovagando per le Apuane: la Tambura

DiGiovanni Viaggi

Lug 20, 2023

“Per ch’io mi volsi, e vidimi davante

e sotto i piedi un lago che per gelo,

avea di vetro e non d’acqua sembiante…

…che se Tambernicchi vi fosse su caduto o Pietrapana

Non avria pur da l’orlo fatto cricchi.

(Dante Inferno, Canto xxxll)

I versi della Divina Commedia testimoniano che le Apuane erano già ben note ai tempi in cui il Sommo Poeta scriveva il suo capolavoro, mentre, probabilmente,  le ammirava dal castello Malaspina di Fosdinovo dove nel 1306 si trovava esule. E allora andiamoci su questo Tambernicchi, ovvero l’odierna Tambura.

Anche questa volta in considerazione del dislivello di circa 1400 metri e della lunghezza complessiva del percorso di circa 15 chilometri pari a 9 ore di cammino, decidiamo di distribuire la fatica in due giornate con un pernottamento in rifugio. Partiamo nel pomeriggio da Resceto un piccolo ma grazioso paesino di cavatori, i quali giornalmente, risalendo le vie di lizza, che noi oggi ripercorriamo per amore della montagna, andavano a guadagnarsi il pane sulle cave della Focolaccia e da dove, rischiando ogni volta la vita, trasportavano a valle gli enormi blocchi di marmo candido strappati alla montagna. Risaliamo il sentiero CAI n°35, ovvero la ben nota Via Vandelli, che prende nome dall’abate Domenico  Vandelli, che nel 1738 la progettò su mandato del duca di Modena Francesco lll, per unire Modena a Massa. La via del mare, insomma, dopo che il di lui figlio aveva sposato Maria Teresa Cybo Malaspina duchessa sovrana di Massa e principessa di Carrara.

Dopo un breve e comodo sterrato si giunge ad una costruzione bianca e  abbandonata detta Cà del Fondo e da qui inizia la salita vera e propria; il sentiero, costruito interamente con la tecnica dei muri a secco, è oggi in parte ancora ben conservato grazie ai lavori di restauro e s’inerpica per la montagna in modo assai ripido, tanto da farci chiedere come fosse possibile far transitare da qui carrozze trainate da cavalli. Si arriva ad un ponte di metallo che scavalca il canale del Pianone nel quale, abbassando lo sguardo, si possono ammirare alcune “marmitte dei giganti”. Si sale abbastanza agilmente e nel cammino si incontrano alcune curiosità: in una curva, appesa alla roccia sovrastante, appare una gabbia con dentro tre teste umane, ovviamente una macabra ricostruzione di un monito di allora per i briganti che sembra avessero avviato una fiorente attività di rapina a scapito dei malcapitati che transitavano da qui. Tant’è che a quota788 si trova nella roccia una lapide in marmo che indica la località “Le Teste”. Superati i 1000 metri di quota s’incontra, sulla destra, una “Maestà”, piccola costruzione in pietra che serviva  da  sosta o da rifugio in caso di maltempo. Ora la vista comincia ad allargarsi riappare il mare in lontananza  e sulla sinistra si scorge la mole imponente della Piastra Marina e dei monti Cavallo, Contrario e Grondilice, mentre ancor più ad ovest si staglia maestosa la parete est del Sagro. Dopo poco, la via Vandelli in più punti franata, diventa un classico sentiero di montagna che ci costringe a procedere in fila indiana; a quota 1300  diparte il sentiero CAI n°63, sul quale si intravede l’entrata di una antica miniera di ferro da tempo abbandonata. Ancora un paio di tornanti e a quota 1420 arriviamo alla Finestra Vandelli, un enorme spacco sulla roccia viva che il Vandelli fece fare con l’esplosivo nel vano tentativo di trovare  un percorso più semplice. Altro spettacolo sulla parete del monte Sella segnata da una strapiombante via di lizza che va a raggiungere 700 metri più in basso la monorotaia Denham. Abbandoniamo la Vandelli ed in pochi minuti giungiamo in località Campaniletti, che prende il nome da una serie di guglie ardite che si stagliano verso il cielo, quindi al rifugio Nello Conti quota 1442 dove trascorreremo la notte.

L’edificio, inaugurato nel 1993 dopo otto anni di lavoro volontario, è costruito su un poggio in parte artificiale che strapiomba sul canale dei Piastriccioni ed è perfettamente inserito nell’ambiente. In attesa della cena ci godiamo lo spettacolo delle montagne che degradano fino al mare; anche stanotte sarà luna piena per la gioia dei nostri occhi.

Al mattino sveglia presto e dopo un’abbondante colazione si riparte sulla via Vandelli che è ormai una traccia sulla montagna, per giungere al Passo della Tambura a quota 1620.Qui un vento gelido che proviene dalla sottostante valle dell’Arnetola ci costringe a coprirci rapidamente prima di abbandonare il sentiero e salire su fino alla sommità del monte  La scalata non è difficile e non vi sono punti particolarmente esposti però, essendo una pietraia di rocce informi costringe a procedere cautamente ponendo attenzione ad ogni passo. La cima sembra lontana e penso che non ci arriverò mai!  E allora conviene non pensarci, sguardo basso, passo cadenzato e come per miracolo ci si ritrova su a quota 1890. Prendiamo fiato ed intorno a noi assistiamo ad uno spettacolo che ci ripaga ampiamente della fatica sostenuta. Ad est la catena dell’Appennino, in basso il lago di Vagli e poi tutt’intorno le vette più belle:  Pisanino, Roccandagia , Sumbra, Sella, Le Panie e poi ancora il golfo di La Spezia il Sagro e le gobbe de  monte Cavallo . Si può chiedere di più?