• Lun. Mag 16th, 2022

Giornale di cultura, viaggi, enogastronomia e società

Per raggiungerla bisogna scendere un dislivello di 266 metri e fare 800 scalini, che, se all’andata inebriano il visitatore con scorci panoramici esagerati e con gli aromi della natura mediterranea ancora incontaminata, al ritorno, in salita, operano una severa selezione sulla forma fisica di chi vi si è avventurato. Per questo, probabilmente, la magnifica spiaggia di Punta Corvo, sulla costa ligure nel comune di Lerici, ha potuto essere preservata in tutta la sua selvaggia bellezza, per quanto sia possibile raggiungerla con poco sforzo, arrivando dal mare mediante il servizio di barconi che partono da Bocca di Magra e toccano tutte le più famose baie del Parco Naturale delle Cinque Terre, ma il collegamento via mare fa servizio solo in estate e quindi, per la maggior parte dell’anno, la spiaggia di Punta Corvo è visitata solo da amanti del trekking. La fatica che richiede la risalita è comunque più che compensata dalla bellezza naturale del luogo che appare come una vera e propria oasi non modificata dal passaggio dell’uomo. La spiaggia, che i locali chiamano la spiaggia di Crò, è formata da falesie, rocce calcaree scure che con l’effetto bagnato dell’acqua di mare che vi si infrange contro, risultano nere come le piume di un corvo, da qui il nome. La montagna che quasi precipita nel mare, come è tipico della costa ligure alta e frastagliata, è ricca di pini d’Aleppo, di lecci, di macchia mediterranea, di asparagina e di corbezzoli. La discesa nel periodo estivo, infuocato dal sole, è anche un’immersione olfattiva in aromi potenziati dalla temperatura. Ma, soprattutto, è lo sguardo ad essere sopraffatto dalla straordinaria bellezza degli scorci panoramici: il mare, il golfo di Lerici, le isole del Tino e della Palmaria, Portovenere. Non è un caso se Legambiente l’ha inclusa nelle dieci spiagge italiane più belle in assoluto. Il mare che spinge, costantemente, le onde contro lo “spiaggione”, altra denominazione data dai residenti, è trasparente e lascia vedere il fondo roccioso oltre che i pesci che lo abitano. La scalinata che parte da Monte Marcello, sulla vetta del promontorio del Caprione, è in cemento solo nella primissima parte. Scendendo gli scalini sono ricavati nella roccia o nel terreno mediante rami di alberi e sia per la ripidità, sia per la scivolosità, impongono equipaggiamento adeguato e molta attenzione. La discesa si fa, comunque, in una mezz’ora, mentre la risalita richiede, ai camminatori esperti almeno il doppio del tempo.

© Foto e percorso di Cristina Maioglio