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Da cave di argilla a laghi: i Bozi di Saudino

DiVinicia Tesconi

Apr 15, 2022

A metà dell’800 vi si estraevano argilla e ghiaia con le quali, le fornaci dei Fratelli Saudino, producevano mattoni. Le fornaci si trovavano a Silea e a Fondamento, le cave di argilla erano lungo il fiume Magra. Lo sfruttamento delle cave d’argilla durò fino all’esaurimento del materiale, che avvenne intorno agli anni ‘70 del ‘900. Quando fu chiaro che non si sarebbe potuto tirar fuori più nulla, le cave vennero abbandonate e invase dalla vegetazione spontanea del lungofiume e dall’acqua piovana, ma soprattutto proveniente da falde sottostanti. Le cave si trasformarono in piccoli laghi che presto divennero ecosistemi ricchi di piante acquatiche e di animali terrestri e acquatici. Il ricordo della loro originaria natura di cava venne presto cancellato e i nuovi laghetti presero il nome di Bozi, termine dialettale ligure apuano che indica un piccolo specchio d’acqua o anche una pozzanghera, mantenendo, tuttavia, la denominazione che avevano avuto le cave, ovvero di Saudino, in riferimento ai principali sfruttatori dell’argilla. I Bozi di Saudino si trovano nel comune di Sarzana e rappresentano l’area umida più estesa della Liguria. Sono stati classificati dall’Unione Europea, come sito di importanza comunitaria e, dal 2001 rientrano nei confini del Parco naturale regionale di Montemarcello-Magra-Vara. Circa una decina di anni fa, l’ente parco ha attuato un importante programma di recupero dell’area dei Bozi di Saudino volto a salvaguardare il suo valore naturalistico. Oggi sono un sito privilegiato per la pesca, il birdwatching e il trekking.

Per arrivare ai Bozi di Saudino si deve percorrere viale XXV Aprile da Marinella verso Sarzana. Nell’area sono possibili due percorsi ad anello, uno di 30 minuti e uno di 45, entrambi dotati di un ottima cartellonistica informativa.

© Foto e percorso di Cristina Maioglio