di Alessandro Fiorentino, Mattia Cardellini Foto di Jeremy Vaughan
prima parte
Chi sono davvero i Templari del ventunesimo secolo? Lungi dall’essere semplici rievocatori storici o figure avvolte nel mito cavalleresco medioevale, i membri dell’ordine attuale si definiscono testimoni laici della fede cristiana. In questa intervista, Lorenzo Chiappini — Commendatore per la provincia di Massa Carrara (sezione ex Val di Magra) — insieme al luogotenente Maurizio Battistini, spiega il senso, le attività e lo spirito della cavalleria templare contemporanea.
Come è organizzato l’ordine e quale strada seguite?
La nostra struttura gerarchica vede al vertice il Maestro, seguito dai Visitatori, dai Commendatori e infine da tutti i Cavalieri e le Dame del Tempio. Oggi siamo riconosciuti come APS, associazione di promozione sociale, ma a livello sostanziale rappresentiamo un vero e proprio ordine che si riallaccia alla tradizione degli antichi Cavalieri Templari.
Storicamente si pensa ai Templari come ai monaci guerrieri fondati da Hugues de Payens e poi soppressi con il rogo di Jacques de Molay. Qual è la differenza principale con voi oggi?
La differenza fondamentale è che noi siamo laici, non monaci. Dopo i tragici eventi del 1307 e le esecuzioni del 1314, molti superstiti si dispersero per l’Europa. Sebbene non ci siano prove storiche certe di un passaggio diretto in altri ordini segreti, la tradizione e il patrimonio spirituale non andarono mai perduti, custoditi anche grazie alla Regola scritta originariamente da San Bernardo di Chiaravalle. Nel 1707 ci fu una rinascita formale, quando i primogeniti di diverse famiglie nobili europee si ripresentarono come Cavalieri Templari, dando vita a una dimensione laica dell’ordine che è arrivata, preservata nel tempo, fino ai giorni nostri.

Come ci arriviamo?
Nella seconda guerra mondiale tanti nobili hanno mantenuto la condizione dei cavalieri templari. Durante la guerra tanti non tornarono indietro, anzi per la precisione ne sopravvissero tre, dei quali poi ne rimase solo uno che divenne Maestro fino alla sua morte avvenuta nel 1983.
Qual è la vostra missione?
Custodire i luoghi di culto e testimoniare la fede, ponendoci accanto a Santa Romana Chiesa.
Se un tempo la missione era difendere fisicamente i pellegrini in Terra Santa, qual è allora l’obiettivo del Templare moderno?
Il nostro compito è rendere testimonianza a Cristo, difendendo la nostra fede, la cultura e le nostre radici.
Anche evangelizzare?
Più che di “evangelizzazione”, parlerei di un lavoro volto a risvegliare la fede in chi la vede affievolita o in chi crede di potere fare a meno di Cristo. Portiamo la croce sul mantello proprio per dare rilevanza a questa nostra missione. Concretamente, presidiamo le celebrazioni al fianco dei sacerdoti e ci impegniamo a recuperare, riaprire al culto e restituire al decoro quelle chiese dimenticate, profanate, chiuse o sconsacrate.
Come vedete lo stato del Cristianesimo nella società attuale?
Osservate cosa accade in questi giorni, il Papa è andato in Francia con centinaia di migliaia di persone ad accoglierlo, c’è un risveglio delle menti. Ad un certo punto l’uomo ha pensato che poteva fare a anche a meno di Dio perchè ogni risposta sarebbe arrivata dalla scienza, ma non è così
Quasi a voler dire che l’uomo non ha più bisogno di Dio
Viviamo immersi in un profondo relativismo. L’uomo moderno si è illuso che la scienza o l’egocentrismo potessero sostituire Dio, adottando una visione per cui “l’uomo basta all’uomo”. Noi crediamo invece che la vita sia un dono e un passaggio di cui non siamo padroni: per questo difendiamo la dignità della vita in ogni sua fase, dal concepimento fino alla morte naturale.
È una questione di egoismo?
Pensare che l’uomo riesca a gestire stesso a prescindere da tutto quello che ha intorno, è la chiave di volta di come pensa oggi la società moderna. In un mondo che corre verso l’individualismo, nonostante ci accusino di essere retrogradi, noi ci consideriamo “oltre la modernità”, impegnati a far riscoprire valori che rischiano di estinguersi.
Vedendovi indossare il mantello e la croce durante le processioni, c’è chi vi guarda con curiosità o persino con un pizzico di scetticismo. Come vivete queste reazioni?
Ne siamo felici e orgogliosi. Se ci vestissimo in jeans e maglietta saremmo invisibili e confusi nella massa, molti pensano che facciamo anacronismi, ma non è così. Il mantello, la croce e la spada non servono per vanagloria — il nostro motto è infatti “Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam” — ma sono simboli visibili che parlano di Cristo al cuore delle persone.
Cosa significa?
“Non a noi Signore, non a noi ma il tuo nome che ci da gloria”. Chi interiorizza questa frase e capisce il senso profondo del cavaliere capisce che i nostri indumenti sono necessari.
Ci sono anche persone che però riconoscono la vostra figura…
Molti ci dicono grazie perché attraverso la nostra presenza vedono restituita solennità e decoro a momenti di preghiera che altrimenti perderebbero forza. Oggi vedo processioni dove le statue dei santi vengono trasportate sui carrelli a ruote; noi crediamo invece che certi gesti e certe tradizioni vadano conservati con fierezza e spirito di servizio.
In concreto fate anche azioni di volontariato?
No, noi non facciamo servizi come la Caritas o le misericordie. Se qualcuno ha bisogno noi ci precipitiamo, la nostra è più una assistenza spirituale. Vedete noi tutti abbiamo dei carismi ma uno è comune a tutti, siamo figli di Dio e di conseguenza fratelli in Cristo. Alcuni come abbiamo detto ci dileggiano ma altri confermano e dicono ‘Hanno del coraggio’. Ed è vero perché per fare ciò che facciamo ci vuole del coraggio. Se i mezzi per riportare la gente in chiesa, verso Cristo, sono il mantello, la croce, la spada, bene! Eccoci. Possiamo portare esempi di persone che erano lontane dalla chiesa e sono tornate, anche gente in fin di vita che non aveva più un motivo per continuare a vivere
Chi è il Cavaliere Templare di oggi dal punto di vista sociale?
Tra di noi non esistono distinzioni di ceto o di professione: ci sono magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine, avvocati, operai e spazzini. Non ci unisce un grado sociale, ma la volontà di mettere i propri carismi al servizio degli altri e di camminare insieme come fratelli in Cristo.
Come è suddivisa la gerarchia?
Abbiamo il Magister Templi Mauro Giorgio Ferretti con il suo gruppo di cavalieri, scelti da lui. Lui incarica dei visitatori chiamati Eques, Cavalieri di giustizia i quali sono gli osservatori del nostro Magister, che vanno nei priorati, ovvero aree geografiche ben distinte, come ad esempio il nostro, che corrisponde alla Toscana ed è il priorato di San Giorgio, dato che ogni zona è affidata ad un santo. La Liguria ha sant’Efisio, Parma Sant’Ilario e così via. All’interno dei priorati abbiamo le Commanderie che prendono il nome solitamente dai fiumi che li attraversano. Noi siamo la Comanderai ex Val di Magra proprio perchè il Magra è il fiume più importante del nostro territorio.
E sotto le comanderie?
Le Lance che corrispondono a piccoli territori che possono rifarsi ad un santuario o a una chiesa in particolare.
Quanti siete in Lunigiana?
Una ventina circa.

Avete qualche devozione particolare?
Si a Maria Santissima. Facciamo voto sia da cristiani che da Cavalieri alla Madonna
Avete anche dei gradi?
Quando una persona decide di entrare con la propria volontà, viene accolto da novizio e veste un mantello bianco senza croce e che sta a significare che ha volontà di iniziare il proprio percorso. Questo ha un inizio e una fine verso Cristo che per noi è il Primo Cavaliere, il Cavaliere Bianco, l’esempio assoluto del nostro percorso.
È un percorso semplice?
No sempre perché prima di tutto siamo umani e si può inciampare in ogni momento, l’importante è rialzarsi. Il cavaliere ha come obiettivo quello di superare se stesso, nella perseveranza conscio di avere sempre Dio dalla propria parte. Non a caso ho scelto come mio motto ‘Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?’
Qual è la routine giornaliera di un templare?
Pregare quando ti svegli e vai a dormire, andare almeno una volta la settimana alla Messa e seguire le riunione del tempio coi fratelli una volta al mese. Quando poi vengono i Visitatori cercare di seguirli al meglio. Fra Maurizio ad esempio che vedi qui accanto a me, erano anni che non veniva in chiesa ora, quando va al mare la moglie, che è una dama del Tempio, le chiede se durante il viaggio le va di pregare e la fanno insieme. Va da sua madre di novant’anni e recitano le preghiere insieme, una volta lo faceva solo quando era piccolo. Vedi come anche attraverso di noi la fede torna ad essere esprimersi?
continua…
