Oggi abbiamo in casa televisioni enormi, con colori intensi e una definizione tale che ci permette di guardare quanto è cambiato il mezzo televisivo, odiernamente popolato da gente impreparata e volgare che sta imbarbarendo la nostra società. C’è stato un tempo, per noi che siamo nati tra gli anni cinquanta e sessanta dello scorso secolo di televisioni che erano un grande e pesante cubo che trasmetteva in bianco e nero, in cui immaginavamo un mondo al di fuori delle nostre stanze, delle nostre case. Un protagonista di quella stagione irripetibile è stato senza ombra di dubbio Edmondo Bernacca. Nacque a Roma il 5 settembre 1914 da una famiglia borghese e nel 1938 si arruolò presso la Scuola Allievi Ufficiali d’Artiglieria della Caserma Lucania di Potenza, che fu poi inquadrato nella Regia Aeronautica. Edmondo Bernacca si appassionò dello studio della meteorologia e del suo insegnamento durante la seconda guerra mondiale. Edmondo Bernacca prestò servizio alla Scuola di Applicazione dell’Aeronautica Militare di Firenze e poi all’Istituto Idrografico della Marina di Taranto e Roma. Alla fine della guerra, dopo essersi sposato con Bepi Bernabò, Edmondo Bernacca iniziò a collaborare con alcune testate giornalistiche ed ebbe uno spazio radiofonico nella trasmissione mattutina Casa Serena, correva l’anno 1955. Nella giovane RAI partì la ricerca di talenti e la scelta cadde su Edmondo Bernacca, gli affidarono il compito di un programma sulle previsioni meteorologiche. Edmondo Bernacca ideò, Il tempo in Italia e gli italiani iniziarono a prendere confidenza con termini all’epoca astrusi e scoprirono, i millibar, le isobare, dove fossero le Azzorre, perché sembrava e anche tutt’oggi è così, provenga quasi tutto da quelle isole al largo del Portogallo. Edmondo Bernacca, anzi il colonnello Edmondo Bernacca, con il suo stile signorile, la pronuncia perfetta e quella bacchetta che lo faceva somigliare ad un maestro che spiega ai suoi alunni, entrò nelle nostre case per raccontarci del meteo e di quello che ci dovevamo attenderci per l’indomani. Il successo dello spazio dedicato e quella personalizzazione dovuta alla preparazione ed eleganza di Edmondo Bernacca, fecero del programma, Che tempo fa? Un momento irrinunciabile per milioni di italiani. I dirigenti RAI, in virtù di tale popolarità, spostarono la rubrica dalle ore 13 alle 19:55, ossia poco prima dell’inizio del telegiornale della sera, uno dei programmi più seguiti del palinsesto quotidiano dell’epoca. Nel 1972 la RAI tentò di ridurre la durata della rubrica da tre minuti a due, i telespettatori protestarono e la RAI fu costretta a tornare sui propri passi. Nel 1979 Edmondo Bernacca andò in pensione con il grado di generale e la RAI si rese conto che quelli che lo avevano sostituito non avevano lo stesso gradimento del pubblico, pertanto Edmondo Bernacca fu richiamato nel 1982 per condurre Che tempo fa, che poi fu cambiato in Meteo 1. Gli anni ottanta cambiarono il modo di concepire la televisione che iniziò la discesa del piano inclinato verso ciò che viene trasmesso oggi e che onestamente fa spesso ribrezzo. Edmondo Bernacca morì il 15 settembre 1993 all’ospedale Sant’Eugenio di Roma e oggi riposa nel cimitero di Fivizzano, un delizioso paese in provincia di Massa- Carrara, dove nacque sua moglie Bepi Bernabò e dove Edmondo Bernacca ricevette la cittadinanza onoraria nel 1991. Edmondo Bernacca è stato forse il primo divulgatore scientifico della televisione italiana, è entrato nelle nostre case con garbo, eleganza e chiarezza nelle spiegazioni di nozioni non semplici. Edmondo Bernacca ha incarnato la televisione che oggi non esiste più, quella che voleva insegnare a progredire culturalmente e personalmente agli italiani, oggi distratti dal vuoto assoluto travestito con colori scintillanti.
Edmondo Bernacca: il signore del tempo
