Ormai si è abituati, alla vigilia del giorno di Ognissanti, a vedere schiere di bambini che, travestiti da improbabili zombies e comunque sempre bellissimi, bussano alle porte dei vicini pronunciando la fatidica frase “dolcetto o scherzetto” al fine di ricevere, con questa larvata minaccia, caramelle e dolciumi vari che regolarmente vengono elargiti a piene mani dalle divertite vittime delle minacce.
Già ma da dove arriva questa usanza, praticamente sconosciuta da noi fino ad una cinquantina di anni fa?
Halloween è la contrazione dell’arcaica frase anglo scozzese “All Hallows Eve”, che significa appunto “la vigilia di tutti i santi” che già prima dell’avvento del Cristianesimo le popolazioni celtiche di Irlanda e Gran Bretagna celebravano con il nome di Samahain per festeggiare la fine dell’estate e l’inizio del nuovo anno. Ecco, proprio in quel giorno si credeva che le anime dei defunti potessero tornare temporaneamente fra i vivi. In Europa quindi, accettata anche dalla cristianizzazione, la festa fu legata a tutti i Santi ed alla commemorazione dei Defunti mentre più tardi negli Sati Uniti, dove il business impera, si trasformò in una festa laica, legata a travestimenti da cadaveri viventi sempre più orrendi e costosi, zucche a forma di teschio con all’interno una luce (Jack o’ lantern) e l’usanza del succitato dolcetto o scherzetto (trick or treat).
Ovviamente anche la vecchia Europa si è adattata a questi costumi e le nostre usanze sono andate via via scomparendo. Ma che nostalgia per quelle serate di vigilia per la Commemorazione dei defunti; era infatti tradizione preparare, la sera del 1 novembre, per i bambini che già erano a nanna, una collana, la filza, composta da castagne bollite, i ballotti, alternate, ogni dieci, da una mela in modo da formare una specie di rosario da consegnare ai piccoli al loro risveglio il giorno 2 novembre, quale regalo lasciato in dono dai cari Defunti. La filza poteva essere consumata solo dopo la benedizione del parroco che avveniva durante la Messa del mattino. Tutti quindi potevano andare a raccogliere castagne, nei castagneti privati, a simboleggiare la donazione ai meno abbienti del, a quel tempo, prezioso frutto Ancora oggi nei paesi di Castelpoggio ed Antona questa tradizione continua ad esistere, nonostante Halloween.
Nella nostra casa, noi bambini venivamo coinvolti fin dalla vigilia con l’incarico di andare nei boschi della collina di Pianamaggio a raccogliere le castagne che verso sera venivano cotte in un grande paiolo di rame appeso al camino con il fuoco alimentato via via con le fascine di vite. Poi, dopo cena, davanti al fuoco che pian piano andava scemando, ci sedevamo attorno alla nonna la quale con santa pazienza, mentre con in grosso ago da materassi e lo spago infilava castagne e mele per comporre le nostre filze, ci raccontava la fiaba di Caterinella , della tradizione di mettere in tavola un coperto per un defunto particolarmente caro raccomandandoci di non lasciare il letto disfatto perché l’anima di un defunto avrebbe potuto infilarcisi rendendo poi difficoltoso dormirci in due. A mattino uscivamo di casa adornati dalla bellissima filza da confrontare con i compagni di giochi; inutile dire che la più bella era quella con più mele, unico frutto, oltre alle castagne, che a quel tempo le famiglie potevano permettersi. Poi durante il giorno mentre si giocava, cominciavamo a mangiare le castagne per arrivare, dopo dieci, alla sospirata mela raccontando ognuno le fiabe che la sera prima ci erano state narrate.
Viene qui spontanea la domanda: era più educativa la vecchia tradizione o ‘dolcetto o scherzetto’?
A mio modesto avviso propendo per la prima ipotesi che era uno stimolo per la fantasia di noi bambini ma, siccome il mio giudizio può essere inficiato dalla nostalgia dei ricordi, lascio al lettore l’onere di rispondere al quesito.
