A distanza di alcuni mesi, la scuola primaria di Forno, Marcello Garosi Tito, accompagnata dalle maestre Liviana Casalini, Fazzi Egizia, Lorenzetti Monica, è ritornata ai piedi del Monte Contrario, a Forno, per far visita al nostro studio d’arte Case Carpano + Rubbia, dove io, Marco Alberti, e Alessandra Ferrandu, artista e mia compagna da 25 anni, cerchiamo, attraverso il linguaggio universale dell’arte, di dare forma e immagine alla memoria, al racconto della Valle del Frigido, alla sua Eco.
La visita è stata un’occasione per condividere con gli alunni le emozioni provate durante la posa e l’inaugurazione dell’opera monumentale Il Battito dello Stelvio, avvenuta lo scorso 12 settembre 2026 al Passo dello Stelvio, in occasione del Bicentenario della Strada dello Stelvio. L’opera resterà sul territorio come simbolo permanente della ricorrenza. Ho raccontato ai bambini la magia dell’arte e di come, da un’idea nata tra le mura del nostro studio, da un semplice foglio e una matita, proprio come capita a loro quando disegnano durante le ore di scuola, possa prendere forma un progetto capace di trovare, nel tempo, forza e significato nei duecento anni di storia di una delle strade più iconiche d’Europa, fino a richiamare l’attenzione di importanti figure delle nostre istituzioni.
Tutto questo non per dire quanto possa dare la mia arte, ma per mostrare quanto la loro giovane età possa pretendere dalla punta di una matita. Durante la cerimonia d’inaugurazione del Battito dello Stelvio, nel raccontare l’opera alle autorità presenti, sono emersi diversi temi legati alla storia e alla vita della montagna. Dal ciclismo alla Prima guerra mondiale, dai cambiamenti climatici e dallo scioglimento dei ghiacciai alle popolazioni che vivono e lavorano in questi territori, fino all’importanza dell’identità dei mestieri che, con la loro presenza centenaria, fanno parte dell’ecosistema montano. La presenza dei bambini nel nostro studio è stata motivo di orgoglio e piacere. È stato bello constatare che ricordassero la precedente visita e ascoltare dalla loro voce il nome dell’opera. Alcuni ne hanno persino descritto la forma, riconoscendola nella sua materia.
Questa nuova visita è stata anche l’occasione per parlare del Battito delle Apuane, omaggio a Gino Bartali. Ho chiesto ai bambini che cosa si nascondesse dietro il Monte Contrario e il Cavallo, in direzione del Grondilice. La loro risposta mi ha riportato indietro nel tempo, ai ricordi della mia infanzia, quando alla loro età conoscevo già ciò che si celava oltre le montagne che sovrastavano il paese di Forno. È stato un momento che mi ha fatto riflettere sull’importanza di trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza, la storia e la memoria del territorio in cui vivono. Un modo per consegnare loro un’identità prima ancora di una professione.
Penso, per esempio, al Monte della Marsulina, che prende il nome dal mese di marzo perché, fino all’inizio della primavera, era ancora possibile raccogliere castagne sane. Le coste soleggiate permettevano ai frutti di appassire naturalmente e alla selva di conservarli fino a quel mese, ben oltre il consueto periodo di raccolta. Queste castagne, in dialetto, erano chiamate passerine ed erano il tipico regalo occasionale che gli adulti, al ritorno dal bosco, offrivano ai bambini del paese. Il rapporto tra adulti e bambini non riguardava soltanto i luoghi intorno a Forno, ma si estendeva oltre le cime delle montagne. Attraverso i racconti si apprendevano i nomi dei paesi oltre la vetta, i loro dialetti e il carattere delle persone che vi abitavano, spesso influenzato dalla morfologia dei luoghi.
La mia conoscenza era allora del tutto teorica, alimentata dal mito e dai racconti degli adulti. Eppure, la curiosità di bambino era già rivolta a quelle montagne. Sapevo che dietro di esse c’era, e c’è ancora, un mondo, una cultura da scoprire che mi aspettava oltre la vetta. Attraverso questi ricordi ho spiegato ai bambini il significato del Battito delle Apuane, omaggio a Gino Bartali, e le motivazioni che mi hanno spinto a creare un’opera gemella del Battito dello Stelvio, da collocare sul territorio apuano per costruire un ponte ideale tra le Alpi Apuane e le Alpi Retiche. Ho raccontato anche la figura di Fausto Coppi, legata al Battito dello Stelvio e alla storia del ciclismo mondiale attraverso il Passo dello Stelvio, dove si trova la Cima Coppi.
Nel 2017, in occasione della centesima edizione del Giro d’Italia, ideai e realizzai, presso le mura di Case Carpano + Rubbia, la prima edizione del Girino d’Italia, premio della montagna Cima Coppi del Comune di Bormio, assegnato Mikel Landa durante la 16ª tappa Rovetta–Bormio, del Giro d’Italia. Il progetto fu realizzato in collaborazione con il Comune di Bormio e con Dario Fochi, mio manager. Ho chiesto ai bambini se a casa hanno una bicicletta e se conoscono Gino Bartali. Ho raccontato loro la storia di questo grande campione toscano, capace di lasciare un segno nella storia non soltanto per le sue imprese sportive, ma anche per il coraggio e l’umanità dimostrati durante la Seconda guerra mondiale. Bartali e Coppi rappresentano, per il nostro Paese, la volontà di uscire uniti dalle macerie di un conflitto bellico. Dietro ogni loro pedalata e ogni traguardo raggiunto ci siamo noi, con la nostra storia e le nostre scelte.
Perché continuare oggi a scolpire il marmo? La risposta più ovvia è che uno scultore apuano non possa fare a meno di scolpire la pietra su cui ha vissuto, ascoltando e dando voce alle sensazioni che provengono dal racconto, dall’atmosfera, dalla geologia metamorfica del calcare e dalle sue profonde superfici. Come pensa il mio amico e artista scultore Filippo Dobrilla, scolpire il marmo significa entrare in una dimensione del cosmo, dove è possibile vagare senza una meta e perdersi dentro queste nebulose di bianco. Vivo e condivido questa visione , a partire da essa, aggiungo una riflessione: non credo che si possa vivere esclusivamente di cieli azzurri e siccitosi. Per uno scultore del marmo apuano, l’arte e un tributo al cielo e la forma è, la sua nube di pioggia.
Ringrazio ancora le istituzioni e tutte le persone presenti all’inaugurazione del Battito dello Stelvio. Silvia Cavazzi, sindaco di Bormio; Paola Romerio Bonazzi, assessore alla Cultura; Francesco Persiani, sindaco di Massa; Stefano Della Valle, direttore dell’Hotel Pirovano e dell’Università dello Sci italiano; Matteo Compagnoni, consigliere del Comune di Bormio; Anna Pavone, prefetto di Sondrio; Lino Rosci, comandante della stazione dei Carabinieri di Bormio; i rappresentanti della Tenenza della Guardia di Finanza di Bormio; Franco Claretti, direttore del Parco Nazionale dello Stelvio; Roland Brenner, della società Passo Stelvio Srl; Mario Rosso, per ANAS; Andrea Confortola, custode della manutenzione della Strada dello Stelvio.
Ringrazio gli enti che hanno concesso il patrocinio. Le aziende che hanno contribuito, in parte, alla realizzazione del Battito dello Stelvio. Il loro sostegno è stato fondamentale. Un ringraziamento va anche all’associazione AnarKino, che sta realizzando un documentario dedicato al progetto, alla nascita dell’opera e alle sue finalità culturali. Un ringraziamento particolare a Dario Fochi, mio manager, con il quale condivido da dodici anni un percorso di lavoro e amicizia che mi ha avvicinato al territorio di Bormio e dal quale è nato il Battito dello Stelvio. Nel 2018, insieme a Dario e Alessandra, abbiamo fondato il Gruppo Speleologico Indipendente G.S.A.C., unendo una passione condivisa per la speleologia e l’esplorazione delle cavità ipogee apuane. Un abbraccio da parte mia e di Alessandra a tutti i bambini della scuola primaria Marcello Garosi Tito, con un ringraziamento all’Istituto comprensivo Alfieri Bertagnini per aver concesso questa «passeggiata».

In foto: I bambini della scuola primaria Marcello Garosi Tito di Forno, istituto comprensivo Alfieri Bertagnini di Massa accanto al bozzetto Battito delle Apuane, omaggio a Gino Bartali.Con loro l’artista Marco Alberti e Veleno, lo splendido cane pastore apuano, considerato dai bimbi il più bello del mondo.
