Parte dalla Liguria uno degli otto progetti italiani selezionati nell’ambito di DETOUR: Food for Wellbeing Routes vuole rendere la Via Francigena più inclusiva attraverso il cibo e rafforzare la rete di realtà che contribuiscono all’esperienza di chi la percorre. Al via la prima mappatura di attività alimentari, strutture ricettive e produttori locali.
Sarzana, ottobre 2026 – Come rendere la Via Francigena un’esperienza più accessibile e inclusiva, anche attraverso il cibo? E come avvicinare al cammino chi ancora non si considera un pellegrino o un escursionista, offrendo occasioni semplici per scoprire i territori, le persone e le produzioni locali? Parte da queste domande Food for Wellbeing Routes, il progetto ideato e realizzato da Giulia Sergiampietri del Ristorante Rondò di Sarzana e Laura Rossi, guida ambientale escursionistica e ideatrice di Riviera Walk and Talk, tra gli otto progetti italiani selezionati e finanziati da DETOUR – Sviluppo di ecosistemi turistici resilienti lungo i percorsi escursionistici del Mediterraneo, il progetto europeo coordinato dal Comune di Fidenza e finanziato dal programma SMP-COSME.Nato a Sarzana dall’incontro tra competenze legate alla ristorazione, al cammino e alla progettazione culturale, il progetto coinvolge il tratto della Via Francigena tra Pavia e Ponte a Rigo, attraversando Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria e Toscana, con l’obiettivo di sviluppare un’offerta più inclusiva, sana e sostenibile per chi percorre il cammino e, allo stesso tempo, creare nuove modalità di scoperta dei territori.

La prima azione: la mappatura
Il progetto entra ora nella sua fase operativa con una prima mappatura di ristoranti, attività alimentari e produttori locali. Saranno coinvolti ristoranti, strutture ricettive, agriturismi, bar, gastronomie, botteghe, aziende agricole e altre realtà che possono raccontare il rapporto tra cibo e territorio. La mappatura prenderà in considerazione la capacità o volontà di accogliere diverse esigenze alimentari – tra cui vegane, senza glutine o a basso indice glicemico – ma non vuole trasformarsi in una semplice lista di ristoranti “specializzati”. L’obiettivo è far emergere prodotti locali, ricette e tradizioni, persone e luoghi da conoscere, così come le possibili connessioni tra attività alimentari, produttori, natura e percorsi. «Non vogliamo semplicemente dire dove mangiare lungo la Via Francigena», spiegano Giulia Sergiampietri e Laura Rossi. «Vogliamo capire quali possibilità offre un territorio e come il cibo possa diventare un modo per conoscerlo: incontrare chi produce, scoprire una ricetta, visitare un’azienda, percorrere un breve itinerario. Anche un’esperienza di poche ore può essere un modo per avvicinarsi al cammino e magari scoprire il desiderio di intraprendere, in futuro, un’escursione o un percorso più lungo.»
Una Via Francigena da vivere in modi diversi
Food for Wellbeing Routes parte quindi dalla Via Francigena, ma guarda oltre l’esperienza del pellegrinaggio tradizionale. L’idea è contribuire a una Via Francigena più inclusiva e aperta a modi diversi di viaggiare: per chi ha esigenze alimentari specifiche, per chi vuole conoscere la gastronomia locale, per chi cerca un’esperienza nella natura o per chi è curioso di scoprire il mondo dei cammini senza essere ancora un camminatore esperto. La mappatura sarà il primo passo per costruire una rete di realtà locali e, successivamente, sviluppare esperienze e itinerari che mettano in relazione cibo, cammino, natura, cultura e persone. Il progetto si svilupperà fino a maggio 2027 e porterà alla realizzazione di strumenti e proposte che possano continuare a essere utilizzati anche oltre la durata del progetto. La mappatura è ora aperta. Ristoratori, strutture ricettive, produttori e altre realtà interessate a partecipare possono compilare il
e segnalare la propria attività, le proprie competenze e le possibili connessioni con il territorio.
