foto di Silvia Meacci
I quattro rioni di Impruneta hanno celebrato il centenario della rinomata Festa dell’Uva. Domenica scorsa, 27 settembre, in Piazza Buondelmonti, era palpabile l’energia di tutti: spettatori, giunti a migliaia, e rionali: organizzatori, volontari e figuranti. Un intero paese affiatato che, pur nella competizione, si è riunito per esprimere gratitudine alla terra.

Non differentemente da ogni celebrazione del raccolto, la Festa di Impruneta rappresenta una pausa dopo il lavoro nei campi e dunque una sospensione, anche delle regole, prima del nuovo ciclo produttivo. Nell’antichità la riconoscenza per i frutti si dimostrava con banchetti e processioni. Egualmente, a Impruneta, sfilano i carri e si portano in piazza spettacoli ogni anno sempre piu belli. Così come le feste ataviche erano caratterizzate dall’aggregazione, allo stesso modo, domenica scorsa è apparso evidente l’afflato comunitario.

Impressiona quanto ogni generazione sia stata coinvolta nella festa ed è interessante osservare come in queste occasioni quasi carnevalesche, si ribaltino i ruoli sociali. Nelle danze, nella performance, l’uomo può indossare la gonna, può cospargersi di trucco o ricoprirsi di paillettes. La festa celebra l’abbondanza. Si esagera, si spreca, si fa mostra di sfarzo, come a esorcizzare i periodi di magra.
E così è stato: carri fastosi, scenografie articolate e costumi realizzati con maestria sorprendente.

Uno sfarfallio di colori ha punteggiato le storie. Le tinte della natura, dono di Dio; il nero, morte o minaccia; il bianco, purezza; l’oro, estro e ricchezza. I quattro spettacoli proponevano ciascuno una trama differente, ma erano attraversati da temi comuni: prosperità, conflitto, operosità, fratellanza, rinascita. Come nei riti antichi i fuochi e le luci rappresentavano la purificazione, così il pubblico è stato ammaliato da improvvisi fumi colorati e sorprendenti.

Non è mancata la gratitudine per l’opera dell’uomo e degli antenati, filo comune delle feste del raccolto. È proprio con uno spettacolo che ripercorre la vita di un compagno di quartiere, Francesco Torrini, che il Rione del Pallò si è aggiudicato il primo premio con 47 punti. Francesco era un coreografo e un artista eclettico che tanti anni fa portò innovazione alla Festa dell’Uva, contribuendo a darle un volto nuovo.

Al secondo posto è arrivato il Rione Sant’Antonio, con 46 punti; al terzo il Rione Sante Marie, con 44 punti e ultimo il Rione delle Fornaci, con 28 punti.
Vero vincitore risulta tuttavia l’intero paese che ogni anno e in ogni occasione sa trasmettere alacrità, passione e coesione. Complimenti, Impruneta!
