… Nocturnasque faces caeli sublime volantis nonne vides longos flammarum ducere tractus in quascumque dedit partis natura meatum? Non cadere in terras stellas et sidera cernis?
(… E le notturne fiaccole del cielo che volano nell’alto, non vedi come disegnano lunghe scie di fiamme in qualunque parte la natura determini il loro percorso? Non vedi cader sulla terra stelle e costellazioni?)
(Tito Lucrezio Caro, De rerum natura)
Un dato interessante, alla scoperta di territori e città, è il significato dei loro nomi, una chiave originaria per entrare in contatto con l’anima dei luoghi attraversogli elementi storici, geografici, o anche miti e leggende, che nel passato hanno dato loro definizione e che servono a gettare una luce importante su questa strada di conoscenza. In quanto a Storia, un viaggio a Siderno, città della Calabria Jonica appartenente al territorio della Locride – così denominata dai Locresi, i Greci che nel VII secolo a.C. lo colonizzarono fondandovi Locri Epizefiri – non può non ridestare echi e memorie della Magna Grecia, splendida per cultura e arte, e per le attività e i commerci che vi fiorirono. Come testimoniato da rinvenimenti archeologici nell’area sidernese, altre culture qui si stabilirono successivamente, come la bizantina dei monaci basiliani greco – ortodossi che, a partire dal VI secolo, per sfuggire a guerre, invasioni e lotte iconoclaste, dall’Oriente giunsero in molti luoghi dell’Italia meridionale. Ma soprattutto, fra queste due ondate di civiltà, nell’area si insediarono i Romani, di cui sono state scoperte le caratteristiche sepolture lungo la costa, e i resti di quella che doveva essere una villa prediale legata alla terra e alla coltivazione dei fondi rustici, tipica della cultura romana.

Il nome di Siderno, con ogni probabilità, è legato alla matrice greca del termine sideros, “ferro”, poiché qui pare fossero ubicate le fonderie dell’antica Locri; ma è accreditata anche una probabile derivazione da Siderones, un antico casato con possedimenti nel territorio. Rimane suggestiva una derivazione di matrice latina da ricollegare al termine sidus – sideris, “astro”, “corpo celeste”, usato perlopiù al plurale sidera, “costellazioni”. E non si tratterebbe neppure di una derivazione antitetica rispetto alla matrice greca del “ferro”, localizzato nella terra da cui il minerale si estrae: dall’esame dei residui di alcuni corpi celesti, è stato scoperto che fra i due termini ci può essere un anello di congiunzione offerto dalla scienza, che talvolta ci fa comprendere l’immenso collegamento che esiste in natura tra ambiti diversi e lontani. Tale è il cosiddetto ferro stellare che offre risposta alla provenienza dei manufatti in ferro, rinvenuti in varie parti del nostro pianeta e risalenti ad un’epoca ben precedente all’età del ferro, in cuii progressi raggiunti consentirono l’estrazione e la fusione del minerale terrestre.

Dall’analisi di questi manufatti si è rilevato che quel ferro, asportato e utilizzato senza problematiche particolari da antichissime popolazioni, era quello delle meteoriti ferrose, piombatesulla terra e presenti un po’ ovunque già dall’epoca preistorica, che hanno una particolare composizione diversa dal ferro terrestre. D’altra parte nell’antichità la fonte di questo minerale doveva essere ben conosciuta se un geroglifico egizio si può tradurre con l’espressione “ferro dal cielo”, quindi proveniente dai corpi celesti, sidera (… Non vedi cader sulla terra stelle e costellazioni?) Lo stesso stemma della Città di Siderno, di antica origine, riproduce tre grandi stelle sulle onde del mare, di cui quella centrale ha una coda simile a una cometa, una scia luminosa tracciata come una via che sembra collegarsi con il mare, da cui è giunta tanta civiltà su queste coste (… E le notturne fiaccole del cielo che volano nell’alto, non vedi come disegnano lunghe scie di fiamme in qualunque parte la natura determini il loro percorso?).

Al di là delle ipotesi e suggestioni richiamate dall’origine del suo nome, una visita a Siderno desta nell’ animo una continua sensazione di meraviglia, in virtù delle sue bellezze naturali e dei suoi innumerevoli “elementi stellari” artistici e culturali, per cui diventa un viaggio verso l’alto, non solo figurativo, in quanto molti di questi elementi sono posti in un borgo elevato, il nucleo storico della città. Non a caso questa straordinaria visita è stata promossa dall’ Associazione Culturale Volo, impegnata nel territorio per la diffusione della cultura come veicolo privilegiato di elevazione umana, obiettivo che si traduce anche in una presa di coscienza sociale, con iniziative a favore della collettività.

E, allora, si parte da Siderno Marina, il cuore moderno e pulsante del territorio urbano, per arrivare al “borgo delle meraviglie” di Siderno Superiore, a quasi 200 mt. di altitudine, fatto di strade e vicoli che si snodano tra case di pietra, piazzette, e profumi di giardini che incontrano, sugli usci delle abitazioni, quelli familiari del pasto quotidiano o del ceppo che brucia nel camino.
Ma, andando avanti, ci si accorge che, da una dimensione intima, si passa improvvisamente ai “muri nobili” in cui si incastrano gli splendidi portali dei Palazzi sei-settecenteschi, sovrastati da stemmi e blasoni che hanno consegnato al tempo il loro anelito di eternità: tra essi Palazzo Falletti,diuncasatonobiliare proveniente dal Piemonte, da dove alcuni membri della famiglia scesero al sud dando vita al ramo calabrese.

Il Palazzo, che vanta un magnifico portale dichiarato monumento nazionale,fu fatto costruire nella seconda metà del ‘600 dal conte don Simone II Falletti – sindaco di Siderno dal 1670 al 1674, e poi primo Governatore di Giustizia della Città – e da suo figlio don Gaetano Falletti. Dall’entrata si accede ad un piccolo atrio con volta a crociera irradiato da un fiotto di luce che viene dall’alto, un ingresso scenografico che desta meraviglia per il canale luminoso racchiuso in una stretta e alta scalinata con volta a botte, che irrompe nell’atrio in ombra. Raggiungendo la sommità della scala si arriva alla fonte della luce: una balconata, incorniciata da un arco, con vista sui tetti e i terrazzi circostanti. Palazzo Falletti, proprietà del Comune di Siderno,è stato oggetto di un importante recupero edilizio e i suoi enormi spazi sono oggi adibiti a mostre e ad eventi artistici e culturali.

È il momento di salire sempre di più verso “le stelle” di Siderno Superiore prendendo una strada privilegiata, il percorso dell’anima che conduce alle Chiese, attraverso le quali sono passati secoli di storia e di devozione, scrigni di bellezze artistiche che hanno lasciato testimonianza di un grande passato. Si scopre così che questo borgo custodisce, nella Chiesa di Santa Maria dell’Arco, le origini locali di un culto nato nel ‘400 in Campania, dove è molto vivo, e da dove si è diffuso in varie parti d’Italia. In questa Chiesa, fatta costruire alla fine del 1500 per volontà di Livia Spinelli, madre del principe Fabrizio Carafa, una nicchia sopra l’altare maggiore ospita la statua lignea ottocentesca di scuola napoletana della Madonna dell’Arco, vestita con abito e manto stellati, che regge il Bambino che si protende verso i fedeli per benedirli. La statua, dopo il miracoloso ritrovamento seguito a un burrascoso viaggio per mare, fece il suo trionfale ingresso a Siderno il 21 giugno 1828, accolta con tripudio e grande devozione di popolo.

La Confraternita di Maria SS. dell’Arco, dal 1901, data della sua costituzione, organizza ogni anno i festeggiamenti in onore della Madonna, che richiamano non solo fedeli da tutta Italia, ma, travalicando molti confini, sono seguiti anche all’estero. La processione della Madonna dell’Arco a Siderno è stata inserita tra i beni immateriali demoetnoantropologici (DEA) nell’Atlante dei Beni Culturali della Calabria. E, continuando questo cammino, si arriva al gioiello del “borgo delle meraviglie”, la Chiesa Matrice di San Nicola di Bari, costruita in epoca normanna intorno al 1000 ed elevata nel 1664 ad Arcipretura, conservando il titolo di Protopapale. La Chiesa, di impianto basilicale a tre navate, è stata ricostruita nel secolo XVII con ispirazione tardo-rinascimentale e con imponenti contributi barocchi. Al suo interno è barocca la Cappella della Madonna del Lume, incorniciata da uno scenografico arco marmoreo e con un altare su cui troneggia il dipinto della Madonna con Bambino della prima metà del ‘700; così come un capolavoro dell’arte barocca napoletana è l’altare centrale della Chiesa, un’ascensione di marmi policromi con intarsi e rilievi. Nell’abside dietro l’altare una grande tela riproducente Maria SS. della Consolazione è al centro di un’imponente e sontuosa “cornice” della fine del ‘600 in legno ricoperto d’oro zecchino, con due colonne tortili laterali su cui valenti intagliatori hanno sviluppato figure decorative di tralci, motivi floreali ed angeli. Ai lati di questa ricca opera d’arte sono appese pregevoli tele sei-settecentesche di scuola napoletana.

Uscendo dagli itinerari religiosi e nobiliari, una visita a Siderno Superiore non può, però, prescindere dalle suggestioni di un percorso nell’anima popolare che viveva lontano da fasti e ricchezze. Per trovarla basta addentrarsi nelle fughe a ridosso dei Palazzi e delle Chiese, in vicoli dove risuona ancora l’eco delle tradizioni e dell’antica cultura che si intrecciava ai riti delle magare, donne che praticavanol’arte occulta della magia. Ed ecco che pare di sentir affiorare, tra crocicchi, archi di supporto e pietre molto vissute, le antiche formule con cui si compivano sortilegi, gettandonel marelimoni trafitti da spilli, o preparando filtri magici. E poi c’era la corajìsima, un fantoccio rituale con le sembianze di una donna vestita di nero che incuteva terrore segnando il tempo penitenziale della quaresima e ricordandone le restrizioni. Una leggenda racconta che viveva vicino a fonti d’acqua e a pozzi, luoghi che bisognava evitare di notte per non incontrarla.

Accanto a queste figure inquietanti, nella fantasia popolare ve ne erano anche di buffe e bizzarre come i fuddetti, i folletti che si divertivano a nascondere oggetti e spostare mobili in allegra confusione, e a vivere essi stessi negli angoli più nascosti della casa da dove uscivano per fare dispetti. Talvolta, invece, la cultura magica fioriva intorno a elementi sacri dando vita a interessanti personaggi, come la sanpaulara il cui nome evocava il Santo Protettore degli incantatori e guaritori dei morsi di serpente. Era questa una donna tenuta in grande considerazione, che girava per le strade con un rettile di cui si serviva con molta dimestichezza nei riti magici, in cui recitava formule arcane e scongiuri per rendere innocui i serpenti e guarire dai loro morsi.
Lasciandosi alle spalle i vicoli, ora la strada insegue gli sprazzi limpidi di cielo, intravisti tra una casa e l’altra, una scalinata e l’altra, che ci portano alla sommità di piazze panoramiche, tra cui quella scenografica dell’anfiteatro di Siderno Superiore. E qui lo sguardo si perde nella meraviglia dell’abbraccio della natura: un’ampia visuale di collinette verdi che scendono dolcemente verso la costa, fino ad arrivare alla striscia azzurra di mare che lambisce Siderno Marina, facendo risaltare la luminosità di una terra che tutti i giorni incanta i suoi figli. E, tutt’intorno, centri abitati sparsi in un ampio raggio che, in un cammino ad sidera, fanno pensare a una costellazione terrestre di contrade, frazioni e insediamenti, molti dei quali, più prossimi alla città, sono stati inglobati in essa nei secoli precedenti. Ci sembra che il cerchio si chiuda, insieme al nostro viaggio, per essere in qualche modo arrivati a destinazione, partendo dalle culture approdate su questa terra e giungendo al cospetto di celestiali bellezze artistiche e naturali, avendo come traccia nel cuore le stelle che, da tempo immemore, rappresentano la Città.

Nel fare ritorno a Siderno Marina, sull’elegante e arioso Lungomare delle Palme, con il suo “Monumento al Marinaio” dello scultore Giuseppe Correale, risplende il sole… la stella più importante del nostro Sistema. Il sole sembra dirci che una ricerca di elevazione, attraverso gli elementi siderei che incontriamo lungo il cammino della vita, non può prescindere da lui perché la sua luce ci scalda infondendoci vita e coraggio, e rappresenta la certezza che domani sorgerà ancora per illuminare la nostra strada.
E, in maniera evocativa, questo percorso ad sidera si chiude con l’immagine della nostra Stella madre, racchiusa in un profondo pensiero di Epitteto: “Come il sole non aspetta preghiere e lusinghe per sorgere, ma sorge spontaneamente ed è amato da tutti, così tu non attendere applausi, critiche e lodi per ben operare, ma elargisci i tuoi doni spontaneamente e, come il sole, sarai amato.”
In occasione dell’articolo, scritto a ottobre 2019, si rinnovano i ringraziamenti:
all’Associazione Culturale Volo, nella persona del Presidente avv. Giuseppe Caruso; agli architetti Rosalba Romeo e Alessandro Amato, che mi hanno accompagnato in questa passeggiata ad sidera; ai rappresentanti della Confraternita di Maria SS. dell’Arco; al Parroco della Chiesa Matrice di San Nicola di Bari, don Giuseppe Alfano.
