Il cencio è un pezzo di stoffa logoro; si dice anche di una persona non esattamente in forma. Cencio è stato, in altri tempi, un personaggio che ha attraversato la storia di Roma. Nacque nella città eterna intorno alla metà dell’undicesimo secolo da un’importante famiglia romana. Crebbe nel rione Parione, in una delle torri che esistevano all’epoca a Roma. Cencio aveva un carattere a dir poco irascibile e la storia lo vide protagonista in occasione della riforma di Ildebrando di Soana, che intendeva capovolgere il rapporto tra Stato e Chiesa e conferire al papa il potere di approvare la carica di un imperatore e non viceversa. Quando morì Niccolò II, Cencio si recò, accompagnato da una delegazione di nobili romani, in Germania alla corte dell’imperatrice reggente Agnese di Poitou, che era la tutrice di Enrico IV di Franconia, che aveva undici anni. Agnese di Poitou indisse il sinodo di Basilea, correva l’anno 1061 e fece eleggere papa Pietro Cadalo con il nome di Onorio II, in opposizione del nuovo pontefice Alessandro II. Mentre a Roma si discuteva chi fosse il papa titolare, Cencio pensò bene di assassinare il suo padrino, distruggendogli la casa. Ildebrando, che non era un tipo molto ragionevole, lo fece scomunicare dal papa. Per tutta risposta il capiteneo romano, ospitò e difese l’ingresso di Onorio II a Roma. Ovviamente si scatenò una battaglia cruenta tra le due fazioni. Onorio II voleva farsi intronizzare presso la chiesa di San Pietro in Vincoli, per distinguersi da Alessandro II consacrato in Vaticano. Ci furono scontri e Cencio dovette ritirarsi per mancanza di denaro. Roma rimase divisa tra le due fazioni e l’intervento di Goffredo di Lorena, costrinse alla resa e all’abbandono di Roma. Nel 1063 Onorio II tentò nuovamente di essere nominato papa legittimo, grazie all’aiuto della sua armata poco raccomandabile, capitanata da Cencio, che ospitò nuovamente Onorio nelle sue torri di proprietà presso Castel Sant’Angelo. Ildebrando e Goffredo di Lorena costrinsero alla resa la banda di Cencio, che per liberare Onorio II, pretese 300 libbre di argento per coprire le spese sostenute dal suo esercito improvvisato. Dopo la morte di Onorio II e di Alessandro II, tra il 1072 e il 1073, Cencio si avvicinò al nuovo papa Gregorio VII, ma il pontefice non gli credette e lo fece allontanare, così Cencio ritornò nel partito antiriformista. Nel 1074 Cencio decise di appropriarsi dell’eredità di un certo Cencio di Gerardo, beni che erano destinati alla Chiesa. In quel periodo papa Gregorio VII non godeva di buona salute, appena rimesso diede ordine di arrestare Cencio e di restituire quanto sottratto. Cencio venne nuovamente arrestato per aver chiesto il pedaggio a coloro che dovevano attraversare il Tevere, fu processato e condannato a morte, si salvò grazie all’intervento di nobili romani e di Matilde di Canossa. Cencio dovette abbandonare la sua torre che venne abbattuta, il capitaneo romano si schierò ancora di più con l’imperatore Enrico IV di Franconia, con Roberto il Guiscardo, che era stato scomunicato da Gregorio VII. Fu allora che si progettò il piano criminale di rapire e uccidere il papa Gregorio VII. Nel 1075 il pontefice stava celebrando la messa nella chiesa che oggi si chiama Santa Maria Maggiore e mentre stava distribuendo la comunione, fu spogliato dai paramenti, caricato su un cavallo e rapito da Cencio. Il piano non aveva fatto il conto con la devozione dei romani per Gregorio VII. Il popolo si mobilitò e chiuse tutte le porte di Roma. Cencio che teneva prigioniero papa Gregorio VII, tentò di farsi dare un riscatto per il rilascio, tuttavia non ebbe successo e chiese perdono al pontefice, che lo protesse dalla furia della folla che tentava di linciare Cencio. Nel 1076 il capitaneo romano decise che era ora di cambiare aria e si trasferì in Germania, proprio mentre la Dieta di Worms dichiarava illegittimo Gregorio VII ed Enrico IV affidava a Cencio una lettera da recapitare ai romani. Tanto per non perdere l’abitudine Cencio, mentre rientrava verso Roma, si fermò a Palestrina, dove devastò e saccheggiò, con il risultato di essere scomunicato dal vescovo di Palestrina. Nel 1077 Cencio arrivò a Roma, attaccò Castel Sant’Angelo, rapì il vescovo Rainaldo di Como, uno dei sostenitori della riforma e lo condusse come ostaggio verso Pavia, alla corte di Enrico IV, che stava per essere incoronato. Mentre attendeva di essere ricevuto, Cencio morì a causa di un tumore alla gola e non vide mai ciò che sarebbe accaduto con Enrico IV che regnò fino al 1096, ma questa è un’altra storia. Cencio è stato un personaggio che ha sempre pescato nel torbido, uno di quelli di cui si serve il potere per non sporcarsi le mani.
Cencio: il rapitore di papi
