A Matanzas, Cuba, esiste un luogo nel quale farmacia, architettura, scienza e memoria documentaria sono rimaste unite nello stesso edificio. È la Botica Francesa di Ernesto Triolet, oggi Museo Farmacéutico de Matanzas: una farmacia ottocentesca conservata nel suo luogo originario, con gli arredi, gli strumenti, i contenitori, le etichette e soprattutto i libri nei quali per oltre ottant’anni furono registrate le preparazioni medicinali.

Di fronte all’attuale Parque de la Libertad, l’antica Plaza de Armas di Matanzas, la facciata neoclassica della Botica Francesa racconta già una storia particolare. Ma è entrando nelle sue sale che si comprende perché questa istituzione sia considerata uno dei patrimoni scientifici più singolari di Cuba.
La storia comincia il 1º gennaio 1882, quando il farmacista francese Ernesto Triolet Lelievre, originario di Lissy, in Francia, e il farmacista cubano Juan Fermín de Figueroa y Velis aprirono a Matanzas una farmacia progettata espressamente per questa funzione. I due si erano conosciuti in Francia e avevano già sviluppato la loro esperienza professionale a Sagua la Grande.

La costruzione dell’edificio richiese meno di due anni. I documenti relativi alla proprietà indicano che il terreno fu acquistato nel 1880 e che la botica aprì al pubblico il 1º gennaio 1882.

La definizione di «farmacia francese» va però intesa correttamente. L’origine francese di Triolet, la cultura professionale europea, gli strumenti, le porcellane e l’organizzazione della farmacia sono elementi fondamentali della sua identità; architettonicamente, tuttavia, l’edificio è classificato dagli studi sul patrimonio come un esempio del neoclassicismo domestico matancero della fine dell’Ottocento. La botica rimase in attività per oltre 82 anni, fino al 16 gennaio 1964. Pochi mesi dopo, il 1º maggio 1964, l’edificio riaprì come museo, diventando il primo museo farmaceutico dell’America Latina.

Uno degli aspetti più straordinari del complesso è che non si tratta di una farmacia successivamente trasformata in museo. È il contrario: il museo occupa la farmacia originale, mantenendone la distribuzione funzionale. La costruzione è organizzata su tre livelli, con ambienti distribuiti attorno a un patio centrale. La relazione tra attività commerciale, laboratorio e abitazione familiare era prevista fin dall’origine. Il piano terreno era il cuore dell’attività commerciale. Qui si trovavano la farmacia vera e propria, la bottega, il retrobottega, i banconi dispensariali, le scaffalature, gli spazi di deposito e le aree nelle quali venivano preparati e confezionati i medicinali. Sono rimasti gli estantes, cioè le grandi scaffalature farmaceutiche, i cassetti, i contenitori e il banco di lavoro. Gran parte degli arredi è realizzata in legni preziosi cubani, elemento che contribuisce tanto alla funzionalità quanto alla qualità estetica dell’insieme. Nel retrobottega si trovava la zona destinata alla preparazione. La mesa dispensarial conserva strumenti che permettevano di pesare, misurare, triturare, miscelare e confezionare le sostanze: mortai, bilance, pildoreros, stampi, recipienti graduati, presse per i tappi e altri utensili. È qui che la farmacia smette di essere semplicemente un negozio e diventa un laboratorio scientifico.

L’edificio possiede due ambienti a livello intermedio. Uno fu utilizzato come studio da Celia Triolet Figueroa, figlia del fondatore e artista. L’altro era l’ufficio amministrativo della farmacia e oggi conserva la funzione istituzionale legata alla direzione del museo. UNESCO World Heritage Centre. Il secondo piano, invece, era destinato alla residenza della famiglia Triolet-Figueroa e questa sovrapposizione tra attività professionale e vita domestica era tipica dell’organizzazione urbana ottocentesca: la famiglia viveva sopra il luogo nel quale lavorava. Al livello superiore si trovava il laboratorio di Ernesto Triolet. Lo spazio veniva inoltre utilizzato per l’essiccazione delle piante medicinali destinate alle preparazioni. Il percorso verticale dell’edificio racconta dunque una precisa sequenza: vendita e dispensazione al piano terreno, amministrazione e attività personale nell’ammezzato, abitazione al secondo livello, laboratorio e lavorazione delle materie prime al terzo.

La ricchezza del Museo non risiede soltanto nei documenti. L’UNESCO sottolinea che il complesso conserva mobili, scaffalature e armadi realizzati con legni preziosi cubani. I contenitori e i vasi comprendono migliaia di pezzi in porcellana francese, vetro boemo e Baccarat e manufatti statunitensi. Gli elementi e i recipienti in marmo provenivano invece da Carrara, in Italia. Tra gli oggetti più caratteristici vi sono gli albarelli, i tradizionali recipienti farmaceutici a bocca larga, utilizzati per conservare sostanze e preparati, oltre a bottiglie di vetro di forme e colori differenti. Il patrimonio comprende inoltre ceramiche, porcellane, vetri, opaline, strumenti scientifici, apparecchiature mediche e una quantità impressionante di etichette. Un elemento particolarmente singolare è la cassettiera delle etichette, realizzata in legno di cedro e composta da 150 cassetti. Vi sono conservate oltre 800 etichette, organizzate in più di 900 tipologie. Poi le etichette, che non erano semplici elementi decorativi, ma identificavano le preparazioni e costituiscono oggi una preziosa testimonianza della grafica commerciale, della cultura materiale e della storia della farmacia.

Tra gli elementi più importanti vi è il grande bancone dispensariale, concepito come punto di incontro tra farmacista e paziente e, nello stesso tempo, come superficie di lavoro. La sua presenza permette di ricostruire materialmente il procedimento seguito dal farmacista: dalla lettura della prescrizione alla pesatura delle sostanze, dalla preparazione alla scelta del contenitore, fino alla chiusura e all’applicazione dell’etichetta. Chi entra in questa farmacia museo, non può fare a meno di contemplare una serie di apparecchiature che testimoniano il livello tecnologico raggiunto dalla farmacia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: alambicchi, percolatori, lisciviatori, mortai, presse, bilance, misurini, apparecchi per pillole, stampi per ostie e supposte, presse per tappi, vaporizzatori, siringhe, autoclavi, generatori di ossigeno ed elettrocardiografo, oltre a strumenti ginecologici e ostetrici. Non è quindi soltanto una collezione di oggetti antichi: è una sequenza quasi completa della tecnologia utilizzata nella pratica farmaceutica dell’epoca. Ci sono oltre cinque milioni di pezzi complessivi. La cifra comprende categorie molto diverse: contenitori, etichette, strumenti, prodotti, documenti, libri e altri oggetti patrimoniali. Tra le collezioni più importanti figurano: contenitori farmaceutici in porcellana, ceramica, vetro e opalina; strumenti di laboratorio e di dispensazione; prodotti farmaceutici conservati; essenze, tinture, estratti, balsami, unguenti, pomate, elisir e sciroppi; erbario e materie prime vegetali; etichette farmaceutiche; mobili e scaffalature originali; libri antichi di farmacia, medicina, chimica e botanica; farmacopee e testi scientifici in diverse lingue; strumenti medici e apparecchiature scientifiche; la documentazione amministrativa e farmaceutica dell’esercizio.
La biblioteca specializzata contiene testi antichi in spagnolo, francese, inglese e tedesco, offrendo una finestra sulla circolazione internazionale delle conoscenze scientifiche nel XIX e nel XX secolo.

Il cuore documentario della collezione è costituito dai Libros de Asentamiento de Recetas, i libri nei quali venivano registrate le prescrizioni preparate dalla farmacia. Il fondo riconosciuto dall’UNESCO comprende 61 volumi: 55 della Botica Francesa di Ernesto Triolet, due della Botica Nuestra Señora de Regla e quattro della Botica San Rafael. Nel complesso, la documentazione contiene più di mezzo milione di formule, relative al periodo 1873-1964. Questi libri sono straordinari perché non riportano soltanto il nome di un medicinale. Le registrazioni possono contenere: numero progressivo della preparazione con data, medico prescrittore, composizione, quantità, prezzo, in alcuni casi paziente o istituzione destinataria. È importante chiarire un punto terminologico: le «formule» della Botica non sono necessariamente formule chimiche molecolari nel senso moderno, come H₂O o C₈H₉NO₂. Sono soprattutto formulazioni farmaceutiche, cioè ricette composte da sostanze, quantità e procedimenti di preparazione. Per esempio, una prescrizione registrata nel 1882 comprendeva: decotto di semi di lino e radice di altea: 500 g; tintura di mirra: 2 g;
borato di sodio: 2 g; vino di Jerez: 60 g. Il documento indica anche medico, data e prezzo della preparazione. Un’altra prescrizione del 1886 comprendeva vino di Jerez, estratto molle di china, infuso di cannella, cognac e sciroppo di scorza d’arancia. Una registrazione del 1897 comprendeva, tra gli altri ingredienti, tintura di noce, preparazione pancreatica, Elixir Garcés e sciroppo d’arancia.

Tra le sostanze e le piante ricorrenti nella documentazione compaiono camomilla, arancio, hierba santa, rosmarino, rosa, cumino, noce moscata, luppolo, belladonna e cannella. Non è possibile riportare in un articolo tutte le centinaia di migliaia di formulazioni senza trasformare il testo in un catalogo archivistico; ciò che conta è che l’archivio permette di ricostruire, giorno dopo giorno, la pratica reale della farmacia.Il fondo è ancora più prezioso perché non documenta esclusivamente la Botica Francesa. I 61 volumi comprendono registrazioni della San Rafael (1873-1880), della Nuestra Señora de Regla (1880-1883) e della La Francesa (1882-1964). In questo modo il fondo consente di seguire quasi un secolo di trasformazioni della pratica farmaceutica cubana.Tra i medici i cui nomi compaiono nelle registrazioni figurano professionisti di rilievo come Carlos J. Finlay, oltre a Font, Cuní, Abascal, Lecuona, Madan, Verdugo e Betancourt. Il valore dell’archivio è quindi duplice: documenta la storia della farmacia e, contemporaneamente, offre una fonte per la storia della medicina, della società e della vita quotidiana cubana.

Bisogna dire che la fama della farmacia non rimase confinata a Matanzas. Ernesto Triolet sviluppò e registrò diversi prodotti propri. Secondo il dossier UNESCO, undici prodotti brevettati da Triolet furono presentati all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, ottenendo una Medaglia d’Oro, riconoscimento che costituisce una delle testimonianze internazionali più importanti della reputazione raggiunta dalla farmacia. Tra le preparazioni ricordate nelle fonti storiche della Botica figurano il Jarabe de Café Compuesto, associato tradizionalmente al trattamento di disturbi respiratori, oltre a preparazioni come acqua di fiori d’arancio, vino aromatico di china, tinture, balsami, estratti e creme. La farmacia commerciava inoltre con importanti laboratori e produttori internazionali, a conferma del suo inserimento nelle reti scientifiche e commerciali dell’epoca. Dialnet

La storia della Botica non finì con Ernesto Triolet. Dopo la sua morte, la farmacia rimase legata alla famiglia Triolet-Figueroa. Una figura particolarmente importante fu María Dolores de Figueroa y Marty, che divenne proprietaria e direttrice tecnica dell’esercizio. La documentazione storica la identifica come la prima donna cubana a ottenere il titolo di dottoressa in farmacia presso la New York School of Pharmacy. In seguito la gestione passò al figlio Ernesto Luis Triolet Figueroa, che continuò a lavorare nella farmacia fino alla trasformazione dell’edificio in museo nel 1964. La continuità familiare è una delle ragioni per cui l’insieme è arrivato al presente in condizioni così eccezionali.
La trasformazione in museo non cancellò la farmacia. Questo è forse l’aspetto più importante dell’intero complesso. Nel corso della nazionalizzazione del 1964, la famiglia lasciò l’edificio con il suo mobilio e i suoi beni, contribuendo alla conservazione dell’insieme. Le fonti cubane sottolineano che l’allestimento museale non ha ricostruito artificialmente una farmacia ottocentesca: ha conservato quella vera.
Tra il 2005 e il 2008 fu realizzato un complesso intervento di restauro. Secondo la documentazione architettonica, la fase principale viene indicata nel 2007, con il progetto di Sergio Roque e il gruppo ATENART. Il lavoro ebbe una difficoltà particolare: restaurare l’edificio senza svuotarlo della sua funzione museale. Il risultato fu premiato con il Premio Nacional de Restauración 2008. Successivamente il museo ricevette anche il Premio Nacional de Conservación 2020. La Botica Francesa e il suo edificio sono stati riconosciuti come Monumento Nacional nel 2007. Il Museo Farmacéutico di Matanzas, inoltre, è stato inserito nella Lista indicativa cubana del Patrimonio Mondiale UNESCO con una candidatura presentata nel 2024. La scheda UNESCO lo descrive come: «the only original and complete French drugstore of the end of the 19th century existing in the world» cioè, secondo il dossier presentato da Cuba, l’unica farmacia francese di fine Ottocento conservata originale e completa al mondo. Nel 2024, il fondo Libros de Asentamiento de Recetas è stato iscritto nel Registro regionale Memoria del Mondo per l’America Latina e i Caraibi. La UNESCO ha ufficializzato e comunicato il riconoscimento nel 2025. Questo è un riconoscimento particolarmente significativo perché considera quei manoscritti non soltanto patrimonio cubano, ma una fonte documentaria di interesse per la storia della scienza e della medicina dell’intera regione. Da quanto descritto, si può intuire che il valore della Botica Francesa non consiste semplicemente nella sua antichità ma è la continuità a renderla eccezionale. In altre parole, il museo non espone semplicemente oggetti sulla storia della farmacia: conserva un luogo nel quale quella storia è realmente avvenuta.
