C’è un punto della discussione sul lavoro degli over 65 che viene affrontato troppo poco: l’infortunio non riguarda sempre soltanto chi lo subisce. Quando una persona guida un camion, manovra un trattore, lavora con un macchinario o opera in un cantiere, la sua capacità di gestire un imprevisto può avere conseguenze anche sulle persone che le stanno intorno. Un errore alla guida di un mezzo pesante può coinvolgere altri automobilisti; un macchinario azionato in modo inatteso può ferire un collega; un trattore che si ribalta può travolgere chi si trova nelle vicinanze. La sicurezza sul lavoro, quindi, non può essere considerata esclusivamente come una questione privata tra il lavoratore e il proprio corpo.
È un aspetto particolarmente importante quando si discute dell’allungamento della vita lavorativa. Il problema, infatti, non è stabilire se una persona che ha superato i 65 anni sia ancora capace di lavorare. La risposta è ovviamente sì, e milioni di persone continuano a farlo ogni giorno senza alcun problema. Il problema è capire se una determinata persona, in una determinata condizione fisica e cognitiva, sia nelle condizioni migliori per svolgere una determinata mansione, soprattutto quando quella mansione richiede reazioni rapide, attenzione continua, coordinamento motorio, capacità di valutare simultaneamente più pericoli e gestione di macchinari o veicoli potenzialmente letali.
La ricerca scientifica sulla guida degli anziani è significativa proprio perché consente di evitare due estremi. Da una parte c’è lo stereotipo secondo il quale dopo una certa età si diventerebbe automaticamente pericolosi. Dall’altra c’è l’idea opposta secondo cui l’esperienza accumulata nel corso della vita compenserebbe sempre e comunque qualsiasi cambiamento legato all’età. Nessuna delle due affermazioni è corretta. Gli studi mostrano invece che attenzione, tempo di reazione, memoria, funzioni esecutive, capacità visive e condizioni fisiche sono tutti elementi che possono contribuire alla sicurezza alla guida, e che la relazione fra questi fattori e la capacità di guidare varia enormemente da persona a persona.
Una ricerca dedicata proprio ai fattori cognitivi, sensoriali e fisici che consentono agli anziani di guidare in sicurezza ha individuato associazioni fra prestazioni di guida e attenzione, tempi di reazione, memoria, funzioni esecutive, capacità visive e condizioni fisiche. Un’altra meta-analisi ha individuato in diversi test di attenzione visiva, reazione e funzioni cognitive alcuni dei migliori predittori delle difficoltà di guida negli automobilisti anziani. Il dato più importante, tuttavia, è un altro: non emerge una soglia anagrafica oltre la quale una persona diventa automaticamente incapace di guidare. È la combinazione delle capacità individuali a fare la differenza. Ed è proprio qui che il discorso dovrebbe spostarsi dall’età alla mansione.
Guidare per lavoro non significa semplicemente essere seduti davanti a un volante. Un camionista deve controllare contemporaneamente la strada, gli specchietti, la posizione del mezzo, la distanza dagli altri veicoli, la segnaletica, le condizioni dell’asfalto, eventuali pedoni e comportamenti imprevedibili degli altri automobilisti. Deve inoltre prendere decisioni rapidamente e, in alcuni casi, gestire contemporaneamente situazioni che si sovrappongono. La guida professionale è quindi un’attività nella quale attenzione, percezione, rapidità di risposta e capacità di prendere decisioni hanno un peso enorme. Se a questo si aggiungono turni lunghi, stanchezza, caldo, sonno insufficiente o condizioni di salute non ottimali, il problema diventa ancora più complesso. E il rischio non è soltanto quello del camionista.
Antonio Gnisci, 66 anni, è morto il 9 settembre sulla A18 dopo essere sceso dal suo camion fermo sulla corsia d’emergenza per sostituire una gomma. Un altro autocarro ha colpito il mezzo e Gnisci è stato travolto. In quel caso non sarebbe serio attribuire la tragedia all’età. La dinamica riportata indica altri elementi molto più immediati. Ma il caso mostra perché la sicurezza dei lavoratori della strada non possa essere separata da quella degli altri utenti: chi lavora su un’autostrada si trova dentro un sistema nel quale un incidente può coinvolgere contemporaneamente lavoratore e terzi.
