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Era nato a Eboli, in Campania, uno dei tanti luoghi in cui, durante il ventennio fascista, venivano mandati al confino quelli che tentavano di opporsi al regime. Il luogo in cui Cristo si era fermato, nel capolavoro di Carlo Levi, che, confinato in Basilicata, vedeva la civiltà finire proprio nel borgo salernitano. Vincenzo Giudice era nato il 24 marzo 1891, a 24 anni partecipò alla prima guerra mondiale arruolato nella 15a Compagnia del VI Battaglione. Dopo la fine della guerra entrò nella Guardia di Finanza, si sposò ed ebbe due figli, un maschio e una femmina. Quando scoppiò il secondo conflitto mondiale venne richiamato dall’esercito e mandato in Toscana a guidare la brigata costiera di Carrara. La sua famiglia lo aveva seguito e si era stabilita a Bergiola Foscalina, dove il maresciallo maggiore Giudice comandava il presidio militare. Il 15 settembre del 1944 il Maresciallo Giudice era sulla costa a svolgere il suo lavoro quando arrivò la notizia che il maggiore Walter Reder, già tristemente noto in terra apuoversiliese per la crudeltà e per la ferocia, aveva raccolto un gran numero di civili a Bergiola Foscalina perché voleva giustiziarli in seguito all’uccisione di un soldato tedesco avvenuta qualche giorno prima per mano dei partigiani. La regola militare imposta dai tedeschi dal marzo del 1944 stabiliva che per ogni tedesco ucciso sarebbero stati giustiziati dieci italiani: il modo con cui gli ex alleati facevano pagare agli italiani il “tradimento” dell’armistizio dell’8 settembre 1943. E Reder, il monco, perché aveva un braccio solo, perso in guerra, ma aveva chiesto di continuare a guidare il suo commando militare, era spinto da un odio immenso per gli italiani e da una vera sete di sangue. Infatti non si era accontentato di dieci civili, per vendicare il soldato tedesco morto, ne aveva presi una settantina, incurante che fossero in maggioranza donne, vecchi e bambini. Tra loro c’erano anche la moglie e la figlia del Maresciallo Giudice. Non frappose tempo, il maresciallo quando seppe cosa stava accadendo a Bergiola Foscalina. Nel più breve tempo possibile raggiunse il paese mentre il plotone di esecuzione non si era ancora sistemato per praticare la strage. Il maresciallo Giudice andò da Reder e lo supplicò in tutti i modi di desistere dal suo proposito. Si offrì in qualità di militare, in cambio dei civili per pagare con la sua vita il debito che i nazisti rivendicavano. Reder, che provava ancor più disprezzo e più voglia di sterminare gli italiani che mostravano doti di lealtà e di coraggio, rifiutò adducendo il pretesto della legge militare che non permetteva l’attuazione di simili scambi. Vincenzo Giudice allora, di fronte al mostro e ai soldati nazisti schierati coi fucili in mano si tolse la giacca con le mostrine e chiese di essere preso come semplice civile. Il maresciallo era sulle scale della scuola di Bergiola Foscalina, pregava, implorava di prendere la sua vita al posto di quella della sua famiglia e degli altri civili innocenti. Reder, il mostro, non esitò a dare l’ordine di crivellarlo di colpì. Il maresciallo fu la prima vittima della strage di Bergiola Foscalina. Dopo vennero giustiziati tutti: 72 furono le vittime alla fine, 43 donne, 14 bambini, 15 adolescenti. Tra loro anche la moglie e la figlia del maresciallo Giudice. Il figlio Marcello era riuscito a fuggire all’arrivo dei tedeschi, ma fu trovato nei campi più a valle e ucciso con un lanciafiamme. Del maresciallo Giudice e della sua famiglia non restò più nulla. Al maresciallo venne conferita la medaglia d’oro al valor militare dopo la sua morte e vennero intitolate vare scuole, vie e monumenti. Reder provò a cancellare la sua vita e il suo coraggio, ma la storia e la memoria lo hanno premiato e preservato per sempre.
