Ci sono salti che si misurano in metri e altri che, invece, si misurano nella distanza percorsa per arrivare fin lì. Quello di Andy Díaz appartiene a entrambe le categorie. È un salto atletico, certo, ma anche umano: da Cuba all’Italia, dall’incertezza alla possibilità, dalla solitudine di una scelta difficile alla consapevolezza di avere trovato qualcuno disposto a credere nel proprio talento.
Andy Díaz Hernández è nato a Cuba il 25 dicembre 1995. Ha iniziato ad avvicinarsi all’atletica da bambino e, dopo aver sperimentato diverse discipline, ha trovato nel salto triplo la propria specialità. Una scelta che nel tempo lo avrebbe portato ai vertici dell’atletica mondiale.
La sua storia, però, avrebbe preso una direzione completamente diversa nel 2021. Dopo essere stato inserito nella delegazione cubana per i Giochi Olimpici di Tokyo, senza poter gareggiare a causa di un infortunio, Díaz decise di lasciare il proprio Paese. Arrivò in Italia con il suo talento, la sua esperienza e soprattutto con la convinzione di poter ancora costruire il proprio futuro. Fu allora che incontrò Fabrizio Donato, campione olimpico e figura di riferimento del salto triplo italiano. Ma quello che nacque tra i due non fu soltanto un rapporto tra atleta e allenatore.Donato e la moglie Patrizia Spuri lo accolsero nella loro casa e lo accompagnarono in un percorso che andava ben oltre la pedana: allenamento, difficoltà, adattamento a una nuova realtà, attese burocratiche, solitudine e, soprattutto, la necessità di ricominciare.Prima ancora delle medaglie e dei record, ci fu dunque un gesto di fiducia. Infatti, wualcuno vide l’atleta prima che diventasse il campione.
