di Luigi Vassallo
L’articolo 1 della nostra Costituzione afferma solennemente che la sovranità appartiene al popolo. Nel regno d’Italia il popolo italiano non era mai stato sovrano : non lo era quando si votava, perché prima il voto era riservato solo ai benestanti, poi fu concesso a tutti gli uomini, ma non alle donne; non lo era quando masse di contadini furono mandate a morire nelle trincee della Grande Guerra, per una carneficina che il popolo non aveva deciso e non avrebbe voluto; non lo era quando manifestava per i diritti dei contadini e degli operai e si trovava contro la polizia e i carabinieri del regno o i picciotti armati e pagati dai padroni;non lo fu quando prima fu aggredito dalle squadre fasciste che gli devastarono le sedi delle leghe, delle cooperative, dei sindacati e poi fu asservito, con la complicità del re, al regime fascista e al suo dogma “Credere. Obbedire. Combattere” senza il diritto di pensarla diversamente; non lo fu quando fu trascinato dal regime fascista nella tragedia della seconda guerra mondiale e fu costretto a vedere uomini mandati a uccidere e morire, donne abbandonate a casa a piangere mariti e figli, città dilaniate dai bombardamenti,migliaia di famiglie ridotte alla fame; e non lo fu quando, di fronte allo sfascio provocato dal regime fascista, il re d’Italia, che di quello sfascio era stato complice, non trovò di meglio che fuggire da Roma col suo governo, abbandonando popolo ed esercito nelle mani dei tedeschi e della neonata Repubblica sociale fascista, che dai tedeschi prendeva ordini.
Fu allora che una minoranza di italiane e di italiani si fece popolo sovrano. Queste italiane e questi italiani realizzarono, con le loro scelte di dignità, quello che poi la Costituzione avrebbe messo nero su bianco: la sovranità appartiene al popolo. Così, si fecero sovrani: militari italiani, che, abbandonati dal loro re, il 9 settembre 1943 a Roma, a Porta San Paolo, iniziarono la Resistenza armata contro gli occupanti tedeschi; l’esercito italiano a Cefalonia e Corfù, che, dopo una consultazione tra ufficiali, sottufficiali e soldati semplici, decise di non cedere le armi ai tedeschi e finì in buona parte massacrato; i circa 700 mila militari italiani che rifiutarono di obbedire ai tedeschi e ai fascisti e furono internati in Germania in campi di lavoro forzati; carabinieri, che disubbidirono agli ordini dei tedeschi e costituirono un Comitato clandestino di Resistenza, finendo, alcuni di loro, fucilati in diverse località o assassinati dai tedeschi a Roma alle Fosse Ardeatine, dopo essere stati consegnati ai tedeschi dalla milizia fascista insieme con civili antifascisti, ebrei, e anche un prete, don Pietro Pappagallo; donne, alle quali il regime fascista riconosceva solo il ruolo di fattrici di futuri combattenti per il Duce. Esse condussero una duplice Resistenza, contro i tedeschi e i fascisti e contro la tradizionale mentalità maschilista che avrebbe voluto relegarle in casa come “angeli del focolare”. Le donne resistettero, alcune combattendo nelle bande partigiane, altre aiutando in ogni modo la Resistenza o nascondendo e aiutando a fuggire ricercati dai tedeschi e dai fascisti; funzionari pubblici, che boicottarono, rischiando la vita, gli ordini dei tedeschi; preti, suore e ministri di altri culti, che nascosero ebrei e partigiani; operai, che scioperarono contro la fame e contro la guerra, sfidando la repressione minacciata da tedeschi e fascisti e pagando lo sciopero con la deportazione di molti di loro nei lager tedeschi, dove non pochi trovarono la morte; civili e militari sbandati, che costituirono bande partigiane sulle montagne e gruppi di resistenza nelle città, e con la loro guerriglia contribuirono alla sconfitta del nazi-fascismo. E ci furono al loro fianco anche disertori tedeschi che, con questa loro scelta, riscattavano la passata sudditanza a Hitler; persino bambini. Come Ugo Forno, 12 anni, che a Roma venne ucciso mentre con altri ragazzi cercava di impedire ai soldati tedeschi di far saltare un ponte ferroviario. O come Gennaro Capuozzo, anche lui 12 anni, che a Napoli morì sulle barricate delle Quattro Giornate, combattendo contro i tedeschi insieme con civili insorti.
Questo nuovo popolo sovrano, con la sua lotta con armi o senza armi, diede libera circolazione a tutte le idee politiche proibite o avversate dal fascismo, e anche di quelli che non si riconoscevano in nessun partito, ma volevano lottare anch’essi per la libertà e la pace. Questo popolo sovrano, sconfitto il nazifascismo, decise che l’Italia sarebbe stata una Repubblica e, eleggendo col voto di donne e uomini i propri rappresentanti, scrisse la propria Costituzione senza aspettare che gliela dettassero le potenze che avevano vinto la guerra.
Il professor Luigi Vassallo, di Nola, è ex Dirigente scolastico e coordinatore del Centro Studi Costituzione e Democrazia di Finale Ligure.
