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Uno degli atleti cubani che hanno abbandonato la delegazione dell’isola durante i Giochi Centroamericani e dei Caraibi Santo Domingo 2026 ha rotto il silenzio e ha raccontato, mantenendo l’anonimato, i timori vissuti dopo la decisione di non rientrare a Cuba. Il suo racconto, pubblicato il 15 agosto da Swing Completo, riaccende uno degli scandali più recenti che hanno coinvolto lo sport cubano e arriva a pochi giorni dalla decisione della Repubblica Dominicana di ordinare la partenza di nove membri della missione diplomatica cubana e dei loro familiari.
L’atleta intervistato ha raccontato a Swing Completo che, dopo la fuga dalla delegazione, alcuni funzionari collegati all’ambasciata cubana avrebbero cercato di individuare gli sportivi rimasti nella Repubblica Dominicana, nel tentativo di convincerli o riportarli a Cuba. Secondo la sua testimonianza, tra gli atleti sarebbe rimasta forte la paura per la propria situazione e, soprattutto, per la possibilità di essere espulsi dal territorio dominicano e costretti a rientrare nell’isola. Il giornale ha scelto di non rivelarne l’identità, proprio per le preoccupazioni espresse dall’intervistato.
Il racconto arriva in un momento particolarmente delicato. Il 13 agosto il Ministero degli Esteri della Repubblica Dominicana ha confermato che nove componenti della missione diplomatica cubana avrebbero dovuto lasciare il Paese insieme ai propri familiari entro sette giorni. La decisione è stata presa facendo riferimento alle norme della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, ma Santo Domingo non ha fornito pubblicamente le ragioni specifiche del provvedimento e ha dichiarato che, trattandosi di comunicazioni diplomatiche, non avrebbe diffuso ulteriori dettagli.
È proprio questo silenzio ufficiale ad avere alimentato le ipotesi sulla possibile relazione tra l’espulsione dei diplomatici e la fuga dei cinque sportivi cubani. Alcuni media hanno collegato i due episodi e hanno parlato di possibili attività di sorveglianza o di pressioni nei confronti degli atleti. I cinque sportivi al centro della vicenda sono Adán Núñez e Hershey Daniela de la Cruz, entrambi schermidori specializzati nella sciabola; Yasmani Álvarez, giocatore di softball impiegato come esterno centro; Leah Daniela Almeida, atleta del canottaggio; e Moisés David Torres Puig, portiere della nazionale cubana di hockey su prato. Le loro fughe si sono consumate in momenti diversi della competizione, che si è svolta a Santo Domingo dal 24 luglio all’8 agosto 2026.
Torres Puig è stato il primo dei cinque a lasciare la delegazione. Il portiere della squadra maschile di hockey su prato ha abbandonato il gruppo il 24 luglio, proprio all’inizio dei Giochi, prima di disputare una partita. Secondo le ricostruzioni pubblicate all’epoca, il giovane atleta aveva simulato un problema fisico durante un allenamento prima di allontanarsi dalla delegazione.
La seconda fuga riguardò Leah Daniela Almeida, atleta del canottaggio. Almeida aveva appena conquistato, insieme ad Ana Jiménez, la medaglia di bronzo nel doppio remo corto leggero femminile, contribuendo alla conquista della prima medaglia cubana nel canottaggio a Santo Domingo. Dopo la gara, tuttavia, ha deciso di non fare ritorno nell’isola ed è rimasta nella Repubblica Dominicana.
Negli ultimi giorni della manifestazione si sono aggiunti Adán Núñez e Hershey Daniela de la Cruz. Entrambi schermidori della nazionale cubana e specialisti della sciabola. De la Cruz, 23 anni, aveva ottenuto il quinto posto nella gara individuale di sciabola femminile e aveva successivamente partecipato alla prova a squadre, nella quale Cuba concluse all’ottavo e ultimo posto. Núñez era invece una riserva della squadra maschile di sciabola e, secondo le informazioni raccolte da fonti vicine alla delegazione, ha lasciato il villaggio degli atleti prima dell’ultima gara.
Il quinto atleta è stato Yasmani Álvarez, componente della squadra cubana di softball. Il giocatore, originario dell’Avana e utilizzato come esterno centro, si sarebbe allontanato dalla delegazione alla vigilia della partita contro la Colombia. La sua decisione è stata resa pubblica dopo la conclusione della partecipazione cubana ai Giochi.
La fuga dei cinque atleti ha avuto luogo mentre Cuba affrontava una delle sue peggiori prestazioni nella storia recente dei Giochi Centroamericani e dei Caraibi. La delegazione cubana ha comunque chiuso la manifestazione al terzo posto nel medagliere, con 51 ori, 48 argenti e 46 bronzi, ma le defezioni hanno aggiunto un nuovo elemento di tensione alla trasferta. Nel caso della scherma, in particolare, Cuba ha conquistato soltanto una medaglia di bronzo nella spada maschile a squadre, risultato considerato particolarmente negativo rispetto al passato.
Il caso di Moisés David Torres Puig aveva già mostrato quanto fosse delicata la situazione. Un rappresentante della delegazione cubana aveva confermato la sua uscita dal gruppo, cercando però di presentare la decisione come una scelta personale dell’atleta. Successivamente, persone vicine al giocatore avevano lanciato appelli per ottenere assistenza, spiegando che il giovane si trovava nella Repubblica Dominicana senza il passaporto e aveva bisogno di aiuto per affrontare la nuova situazione.
A distanza di poche settimane, la decisione del Governo dominicano di allontanare nove diplomatici cubani ha trasformato la vicenda sportiva in una questione diplomatica. La Repubblica Dominicana non ha indicato i nomi dei funzionari né i loro incarichi e non ha spiegato cosa abbia determinato la decisione. Il Ministero degli Esteri cubano, dal canto suo, ha respinto con forza il provvedimento e ha accusato Santo Domingo di essersi allineato alle posizioni degli Stati Uniti. Esiste inoltre una discrepanza sul numero dei funzionari coinvolti: Santo Domingo parla di nove diplomatici, mentre le autorità cubane hanno parlato di dieci.
Nel frattempo, fonti vicine agli atleti hanno sostenuto che la vicenda diplomatica potrebbe essere collegata proprio alla permanenza dei cinque sportivi nella Repubblica Dominicana. 14ymedio ha riportato che i cinque atleti rimasti nel Paese sono Núñez, De la Cruz, Álvarez, Almeida e Torres Puig e ha riferito delle ipotesi secondo cui l’espulsione dei diplomatici potrebbe essere collegata ad attività incompatibili con il loro status. Anche in questo caso, però, la fonte sottolinea che le autorità dominicane non hanno reso pubbliche le ragioni ufficiali.
La nuova intervista pubblicata da Swing Completo aggiunge ora la testimonianza diretta, seppure anonima, di uno dei cinque atleti. Secondo il suo racconto, la preoccupazione non sarebbe terminata con la fuga dalla delegazione: gli sportivi avrebbero continuato a temere di essere rintracciati e di perdere la possibilità di rimanere nella Repubblica Dominicana. L’atleta sostiene inoltre che alcuni funzionari cubani avrebbero cercato di intervenire per riportare i fuggitivi nell’isola.
Si tratta però di dichiarazioni che, allo stato attuale, devono essere considerate come una testimonianza non verificata in modo indipendente. Non sono state rese pubbliche prove documentali che dimostrino che i diplomatici cubani abbiano tentato di sequestrare, ricattare, spiare o deportare gli atleti. Allo stesso modo, non è stato comunicato ufficialmente da Santo Domingo che la decisione di espellere i nove diplomatici sia stata presa proprio per questi motivi. L’unico elemento ufficialmente documentato è che la Repubblica Dominicana ha ordinato il loro allontanamento senza rendere pubbliche le motivazioni.
Per i cinque sportivi, tuttavia, la vicenda rappresenta ormai un passaggio decisivo nelle loro vite. Dopo aver scelto di non tornare a Cuba, Núñez, De la Cruz, Álvarez, Almeida e Torres Puig devono ora affrontare una nuova realtà lontano dalla delegazione e dal sistema sportivo cubano, mentre resta da chiarire quale sarà la loro situazione giuridica e migratoria nella Repubblica Dominicana.
Il racconto dell’atleta che ha deciso di rompere il silenzio restituisce così una dimensione umana a una vicenda che, nel giro di poche settimane, è passata dalle competizioni sportive alla diplomazia internazionale. La frase scelta da Swing Completo per il titolo: «Abbiamo paura che ci deportino» sintetizza il timore che, secondo il testimone anonimo, continua a pesare sui cinque atleti.
