Dalla polvere di una sacrestia al Museo Diocesano: è il viaggio straordinario di un capolavoro cinquecentesco salvato dall’oblio, riemerso dal buio in cui era stato dimenticato per tornare, restaurato, a raccontare la sua storia. Nella piccola borgata di Cotto, frazione del Comune di Fivizzano incastonata nell’Alta Valle del Rosaro, lungo un’antica via di percorrenza che la collega alla popolosa frazione di Agnino, sorge una chiesa che ha pochi eguali in Lunigiana: la parrocchiale di San Giacomo Apostolo, la cui imponente cupola in rame — visibile dal centro di Fivizzano — richiama, in scala minore, quella dell’allora Cattedrale di Pontremoli. Un’antica cappella era censita a Cotto già alla fine del XIII secolo, dipendente dalla Pieve di San Paolo a Vendaso, e divenuta parrocchia autonoma nel 1568. Fu però don Giacomo Martinelli, sacerdote nato a Cotto nel gennaio 1853 e figlio di un’importante famiglia del luogo, a volere fortemente, sul finire dell’Ottocento, la costruzione della nuova chiesa, quando il vecchio edificio era ormai in condizioni irrecuperabili: raccolse fondi anche tra i compaesani emigrati in Francia, in America e in Argentina, e affidò il progetto all’ingegner fivizzanese Carlo Tonelli, originario di Equi. La chiesa fu aperta al culto nel 1897, sebbene i lavori non fossero ancora del tutto ultimati; don Martinelli morì di lì a poco, ma ebbe la soddisfazione di vedere compiuta l’opera per la quale si era tanto impegnato.
È proprio dentro questo scrigno architettonico che si è consumata, negli ultimi anni, una piccola grande storia di riscoperta.

𝗨𝗻 𝗱𝗶𝗽𝗶𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝘂𝗿𝗼 𝗲 𝗹’𝗮𝗿𝗺𝗮𝗱𝗶𝗼
Tutto ha inizio quando i coniugi Cimoli di Cotto, e in particolare la signora Loredana, mostrano a un gruppo di visitatori una tela che da tempo immemore giaceva incastrata tra il muro e un armadio della sacrestia. Annerita dal tempo, dalla polvere e dallo sporco, l’opera appariva quasi completamente illeggibile: una superficie scura, di cui si intuivano appena le forme. A vederla, quel giorno, è il “gruppo della domenica”: un affiatato gruppo di amici appassionati della storia della Lunigiana che da circa tre anni dedica le proprie domeniche alla scoperta dei borghi del territorio.Fu proprio da lì che nacque l’idea — di Ornella Mondini e di Pier Antonio Mariani — di chiedere il parere di un esperto: Davide Pugnana, apprezzato storico e critico d’arte, che si recò a visitare la chiesa rimanendo colpito non solo dalla sua rara architettura, unica in Lunigiana insieme al Duomo di Pontremoli per l’ampiezza della cupola, ma anche da quella tela dimenticata. Fu lui, dopo un primo esame, a intuire il valore dell’opera e a proporne alla comunità il restauro — un’intuizione che il successivo esame in laboratorio avrebbe pienamente confermato, rivelando fin da subito una fattura pregevole e un’origine antica.

𝗜𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘂𝗿𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮
Quella che sembrava, all’inizio, una sfida quasi impossibile — la tela era mancante quasi del tutto del telaio originale, lacerata in alcuni punti e coperta da una spessa patina di sporco che lasciava appena percepire le figure — si è trasformata in un piccolo grande successo corale. A occuparsene è stata chiamata la restauratrice Claudia Crocini, che già un quarto di secolo prima si era occupata del restauro della grande cupola dell’altare della chiesa di Cotto, voluta a immagine di quella dell’allora Cattedrale di Pontremoli: prima la messa in sicurezza del quadro, poi l’intervento con materiali naturali, per non rischiare un’azione troppo aggressiva sull’opera. Lentamente i colori originali sono riemersi in tutta la loro vivacità, restituendo dettagli del dipinto prima impossibili da osservare. Oggi, a restauro ultimato, l’opera è stata assegnata al XVI secolo e attribuita a un anonimo artista di presunta scuola manierista fiorentina.
Ma il vero cuore di questa storia sono le persone che l’hanno resa possibile. A raccogliere la sfida, all’inizio lontanissima, di finanziare un intervento dai costi tutt’altro che trascurabili, è stata infatti Ornella Mondini, cittadina fivizzanese da sempre instancabilmente impegnata nella promozione della cultura e nel sociale del territorio, che ha fortemente voluto, promosso e seguito passo dopo passo il restauro, affiancata in questo impegno da Pier Antonio Mariani. Fu lei a lanciare, partendo da un solo euro, una raccolta fondi diffusa e popolare tra la gente di Cotto e non solo, fatta di piccole offerte — anche da due euro — e di donazioni più consistenti da parte di generosi donatori anonimi: un mosaico di piccoli gesti che, messi insieme, hanno permesso alla comunità di raggiungere un obiettivo che all’inizio sembrava un traguardo lontanissimo.

A questa mobilitazione popolare si è affiancato, decisivo, il contributo di un grande benefattore: Paolo Munari, originario delle parti di Reggio Emilia ma legatissimo a Fivizzano, pur non essendone cittadino. È lui il proprietario del bel fondo affacciato su Piazza Medicea a Fivizzano, “L’Angolo Creativo”, che ha messo generosamente e gratuitamente a disposizione della comunità per mostre, beneficenza e iniziative sociali. A gestirlo, con instancabile dedizione e a titolo del tutto volontario, è proprio Ornella Mondini, l’anima organizzativa di ogni iniziativa che vi si svolge: mostre di pittura, allestimenti, eventi di beneficenza, e il piccolo museo che custodisce oggi anche il ricordo del gemellaggio tra Fivizzano e la Madonna della Ghiara di Reggio Emilia, dove la sacra immagine apparve nel 1596 guarendo una donna gravemente malata. Ogni estate, grazie al suo impegno, L’Angolo Creativo ospita tre mostre di pittura e la tradizionale vendita di azalee per il Volto della Speranza. Munari ha finanziato di tasca propria, a sue spese, una metà dell’intero costo del restauro della tela di Cotto: unita alla raccolta fondi promossa dalla Mondini, la sua generosità ha permesso di raggiungere, in parti pressoché uguali, la cifra necessaria. Non è la prima volta che il suo nome si lega alla cultura fivizzanese: Munari figura infatti anche tra i finanziatori del volume dedicato alla storia di Fivizzano, a cui ha destinato un generoso contributo.
Un pensiero, in questa storia di generosità condivisa, va anche a un amico che non c’è più: Franco Lippi, che fu tra i primi frequentatori de L’Angolo Creativo, il luogo da cui tutto è partito, e che tanto insegnò a chi oggi porta avanti questo impegno per la memoria e la cultura del territorio.
La scena raffigurata nella tela mostra San Giacomo inginocchiato dinanzi al Cristo risorto che ascende al cielo, circondato da angeli, in un impianto compositivo di grande respiro e forte intensità devozionale — coerente, del resto, con la dedicazione della chiesa che lo custodisce.

𝗨𝗻 𝘁𝗲𝘀𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗱𝗮 𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼
Ma la storia della tela riserva un ulteriore, sorprendente capitolo. Secondo quanto tramandato oralmente nella comunità e ricostruito dagli studiosi, il dipinto sarebbe stato donato al cardinale Alfonso Maria Mistrangelo, già vescovo di Pontremoli, nientemeno che da Zita di Borbone-Parma, nata a Capezzano Pianore e divenuta, sposando Carlo I d’Asburgo, l’ultima imperatrice d’Austria e regina di Boemia e d’Ungheria. Fu lo stesso cardinale, secondo la tradizione, a consegnare in seguito l’opera a don Martinelli per la sua nuova chiesa di Cotto.
Un filo che unisce la storia minuta di un piccolo borgo di montagna alle vicende della grande storia europea: la Lunigiana, non a caso definita “area ciclonica”, si conferma ancora una volta terra di incontri inattesi.

𝗗𝗮 𝗖𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗚𝗶𝘂𝗯𝗶𝗹𝗲𝗼, 𝗲 𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼
Nell’ambito della mostra “Sentieri di Speranza. Viaggi di fede e umanità” allestita al Museo Diocesano di Massa per le celebrazioni giubilari, il dipinto restaurato — noto ormai come l'”Apparizione a San Giacomo” — è stato esposto per circa un anno insieme ad altre opere provenienti dalle parrocchie del territorio, per essere ammirato da un pubblico più ampio: un quarto degli incontri della rassegna è stato dedicato proprio al racconto di “Nuova vita per antiche devozioni”, il recupero di questa grande tela conservata nella piccola comunità di Cotto. Concluso questo prestito, la tela ha fatto ritorno alla sua sede naturale: la chiesa di San Giacomo Apostolo a Cotto, dove oggi può nuovamente essere ammirata da fedeli e visitatori, e dove l’esposizione della pala sancisce il recupero, restituito a una comunità che, con l’aiuto di molti, anche da altri territori, si è mobilitata per portare a termine un obiettivo che all’inizio sembrava lontanissimo.
Una storia di comunità, di generosità silenziosa e di passione per il patrimonio artistico dei piccoli borghi — a dimostrazione che anche dietro l’armadio di una sacrestia dimenticata può nascondersi un pezzo prezioso della nostra storia, e che bastano la determinazione di una persona come Ornella Mondini e la generosità di un benefattore come Paolo Munari per restituirlo, intatto, alla comunità e alle generazioni future.

Fonti:
R. Oligeri, “Il tesoro dell’antica chiesa. Un quadro donato da Zita, ultima imperatrice d’Austria”, La Nazione, 5 febbraio 2025
“Un incontro al Museo diocesano di Massa sul recupero della tela del XVI secolo. Il restauro della tela di Cotto: ‘Apparizione a San Giacomo'”, Lunigiana, 24 maggio 2025
“Chiesa di San Giacomo il Maggiore in Cotto”, I Luoghi del Cuore – FAI (Fondo Ambiente Italiano)
Testimonianze dirette raccolte presso la comunità di Cotto e presso L’Angolo Creativo, Fivizzano

