Una splendida villa liberty nella campagna lodigiana è diventata fonte ispiratrice di realizzazioni artistiche. Parliamo di villa Vistarini-Biancardi di Zorlesco: da questa ha tratto ispirazione la lodigiana Franchina Tresoldi, che con la sua tecnica calcografica ha realizzato una splendida grafica, ma anche un tondo ceramico realizzato dal fornaciaio artista Gino De Vecchi, entrambi di proprietà municipale, oltre ad una fotografia di Gabriele Basilico per la raccolta della provincia di Lodi ed un modello in scala dello scultore Luigi Bianchini, lasciato in eredità alla famiglia Murgione, ora in esposizione nella sede di Zorlesco dello studio immobiliare Novati. Del resto la stessa villa ha al suo interno alcune importanti opere artistiche, come una natività attribuibile al casalese Angelo Prada e le formelle in ferro battuto del grande battiferro lodigiano Alessandro Mazzucotelli lungo la scalinata d’ingresso, ed è anche la sede della Biennale d’Arte 2.1, che ha ripreso, dopo 33 anni dall’ultima edizione, che si tenne nel 1988, la storica Biennale d’Arte, curata da Mario Quadraroli e Mario Diegoli. La prima edizione della rassegna si tenne nell’agosto del 1956 detta “Delle 4 province”, ospitata nelle aule della nuova scuola d’arti e mestieri.
Il successo fu superiore alle aspettative ed il comune si impegnò a far sì che la manifestazione non rimanesse un avvenimento isolato, ma fosse l’inizio di una lunga serie. Le edizioni successive di quella che diventò “Rassegna Nazionale di pittura” si ripeterono nel 1957 e nel 1958. Dal 1960 acquisì valenza biennale. Purtroppo la serie si interruppe nel 1964 in seguito ad una crisi politico-amministrativa. Venne ripresa negli anni ’80, su iniziativa dell’assessorato comunale alla cultura e della Pro Loco con il nome di “Biennale Nazionale d’Arte Città di Casalpusterlengo”. La settima edizione venne inaugurata il 27 settembre 1981 alla presenza del ministro Aldo Aniasi. Alla guida della Pro Loco c’era Franco Pedrazzini, mentre assessore alla cultura era Cesare Bertoglio, entrambi destinati a diventare primi cittadini di Casale. La Biennale si interruppe definitivamente nel 1988 con la decima edizione, dopo aver portato a Casale artisti di fama.

STORIA
Villa Vistarini-Biancardi è popolarmente nota come il Castello, perché pare che in questo luogo esistesse un antico maniero, ormai distrutto e sulle cui fondamenta è sorta agli inizi del 1900 l’attuale Villa Biancardi in stile liberty.
Il castello di Zorlesco fu costruito presumibilmente nell’undicesimo secolo e fu ampliato nel 1200 ad opera della famiglia feudataria Vistarini, il cui cognome sembra derivi da una imposizione con cui l’Imperatore Federico Barbarossa apostrofò un cavaliere teutonico, ordinandogli perentoriamente “Vi starete” quando questo chiese cosa dovesse fare in quel di Zorlesco.
Il Castello seguì quindi le vicissitudini della famiglia Vistarini, fino a quando, alla morte di Luigi Vistarini, passò a far parte delle proprietà del cavalier Serafino Biancardi, ed in seguito alle figlia Luisa che sposò Gaetano Cattaneo.
ARCHITETTURA
Nel 1911 il Castello subì profonde modifiche strutturali, trasformandosi, su progetto dell’architetto Gino Coppodè ed elaborazione finale dell’architetto Ernesto Pirovano, in una preziosa dimora di campagna, in stile Liberty eclettico, con evidenti riferimenti al Medioevo, al Gotico e al Rinascimento. Da segnalare che Coppedè realizzò anche la villa Biancardi di Codogno, oltre ad un intero quartiere di Roma, che ha preso il suo nome, che ha fatto da sfondo ad alcuni film del maestro del brivido Dario Argento. Oggi la villa è contraddistinta da una alta ed elegante torre, culminante in un belvedere. Su di un angolo della torre è raffigurato il “Galletto con giglio”, stemma pseudo-nobiliare inventato da Serafino Biancardi, ultimo proprietario della storica villa liberty di Zorlesco, simbolo del paese, che lo fece raffigurare su di un angolo del torrione. Questo “Blasone” fu poi adottato come simbolo dalla locale squadra calcistica. Zorlesco, quando era comune, non ha mai avuto un gonfalone ed un simbolo distintivo. Da un punto di vista storico, se si dovesse adottare un emblema dovrebbe essere quello della ultima famiglia di feudatari del paese, i Castelbarco Albani, eredi dei Vistarini. La villa zorleschina, di proprietà comunale dal 1975, ha subito un elaborato e laborioso intervento di restauro e recupero funzionale dopo un lungo periodo di oblio. Di particolare pregio la famosa “Sala della caccia”, così definita per gli affreschi e ornamenti di scene di caccia.

LEGGENDE
Sono molte le leggende popolari legate alla Villa Vistarini Biancardi. Sembra, infatti, che esistano dei passaggi segreti sotterranei che collegano la Villa alle Cascine Olza e Del Lago, che venivano usati dai proprietari in caso di fuga.
Una altra leggenda popolare narra di fantasmi e di sedute spiritiche che “animerebbero” le notti del Castello. Infine sembra che sia sparito senza lasciar traccia di sé un mitico “tesoro” , rappresentato dalla cassaforte del Genio Pontieri Tedesco (TODT) che aveva nella 2^ Guerra Mondiale il suo Quartier Generale Territoriale proprio nella Villa di Zorlesco. Dopo il 25 Aprile la Villa fu occupata dai partigiani e saccheggiata di attrezzature e arredi tra cui, forse, il prezioso tesoro. Sempre in tema di saccheggi e furti mancano all’appello diversi arredi del castello: dal grande lampadario di cristallo (usato, pare, per il film “Il gattopardo” di Luchino Visconti) a un intero camino in marmo grigio, che venne incredibilmente e perfettamente “smurato” in una notte, oltre ad alcune formelle in ferro battuto e dipinti su legno.
SEDE MUSEI
Rivitalizzare la storica villa Vistarini-Biancardi di Zorlesco, trasformandola in un museo è uno dei “sogni” per ridare vita attiva alla storica struttura zorleschina. Ci sono proposte per una mostra permanente di organi a una mostra di arte sacra legata al cammino della via Francigena, la strada tracciata dal vescovo Sigerico nel 990 di ritorno da Roma verso la sua diocesi di Canterbury, ma anche altre idee. Ma anche per dare vita al “Museo dell’identità lodigiana”. L’idea è quella di utilizzare la struttura per allestire il “Museo dell’identità lodigiana” in più sezioni e temi partendo dai personaggi che hanno varcato per la loro fama e gesta i confini territoriali, da Fanfulla da Lodi, agli artisti della famiglia Piazza, dai piloti automobilistici Giuseppe Campari, Attilio Marinoni e Eugenio Castellotti, ai calciatori Gianpiero Marini, Giovanni Lodetti fino a Francesco Agello recordman mondiale di velocità su idrovolanti, raccontando e facendo conoscere le loro gesta attraverso foto d’epoca, libri, mostre. Un altra sezione museale sarebbe invece dedicata alla prima pinacoteca tutta lodigiana con le opere di artisti scomparsi e viventi del territorio. Da segnalare che nel passato, esattamente nel 1976 la villa liberty zorleschina era già stata sede museale, ospitando il Museo della Civiltà Contadina, primo progetto del genere nel territorio lodigiano, realizzato da Giacomo Massimo Bassi, artista a tutto tondo e noto come ricercatore storico-sociale. Tutto il materiale raccolto fu poi trasferito al Castello Bolognini di Sant’Angelo Lodigiano. Negli anni 90 nacque invece una collaborazione con il Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci di Milano con cui l’amministrazione comunale sviluppò un progetto di insediamento di una importante sezione presso la Villa Vistarini Biancardi, che successivamente non si concretizzò per gli alti costi dell’intervento di adeguamento della struttura alle esigenze museali.
