foto di Pietro Marchini
Stiamo per entrare nella Valle del Lucido, stretta e profonda gola protetta dai possenti bastioni delle Alpi Apuane. Partendo da ovest, per meglio dire dal ramo del Lucido di Vinca, questa valle è chiusa dai crinali del Pizzo d’Uccello del Grondilice (1809 m) e Monte Rasori (1315 m), che delimita il bacino con la dorsale proveniente dal monte Sagro (1753 m). Per la parte più ad est, la buca di Equi si incastra tra le pareti verticali della cresta Nattapiana-Pizzo d’Uccello (1781 m) e i crinali di Capradossa (1584 m) e del Poggio Baldozzana (1338 m), fino a perdere quota e congiungersi con la dorsale dove sorge il borgo di Ugliancaldo (750 m). Questa dorsale costituisce uno spartiacque con le valli di Orto di Donna (1496 m)e Val Serenaia (1100 m) da cui si genera una sorgente del fiume Serchio.
Oltre Pian di Molino (192 m) una strada sulla destra, attraversando il Lucido, percorre un’ampia valle per giungere a Pieve di Viano (344 m) e a Viano (498 m).
Viano era al centro di un importante feudo dei Malaspina che comprendeva anche Gragnola e Cortila. Dopo avere fatto parte dei domini dei Bianchi d’Erberia entrò nei territori sottoposti al marchese Spinetta Malaspina e quindi in quelli del marchesato di Fosdinovo. Nel 1393 passò nel marchesato di Castel dell’Aquila per entrare a fare parte successivamente di nuovo di quello Fosdinovo, tra il 1559 ed il 1621. Nella parte alta troviamo la torre cilindrica che fu mastio del castello, delle sette torri che lo proteggevano, purtroppo, ne restano soltanto due a testimoniare la sua storia: una grande detta dagli abitanti “la Torre del Barbagianni”, ubicata nella piazza dove un tempo si erigeva il castello, l’altra più piccola situata lungo via Fosso. Tutta la cinta muraria, che un tempo era percorsa dalle sentinelle del castello, aggira parzialmente il paese, passa sotto ad archi antichi e attraversa uno scorcio molto suggestivo di borgo in galleria e, infilandosi sotto un angusto passaggio, raggiunge l’abitato. Dal lato sud delle mura si può ancora accedere al borgo passando sotto antiche volte ed archi che un tempo fungevano da ingressi secondari.

Fu così chiamata dai paesani in virtù del fatto che anticamente i barbagianni sostavano su questa rupe, nidificando e vivendo la loro vita di rapaci. È questo un uccello notturno di medie dimensioni dal piumaggio chiaro. Predilige gli ambienti aperti con ricchezza di siepi, filari e corsi d’acqua, ma anche cascinali, fienili, soffitti di vecchi edifici facilmente utilizzati come rifugio durante il giorno. Si ciba di rane talpe, topi e grossi insetti. La sua caratteristica è quella di ingoiare intere le sue prede rigurgitando successivamente le parte non nutrienti.
