Diari Toscani in occasione del Chianti Natural Festival, che si è tenuto nel locale CasaMatta, a Gaiole in Chianti, incontra l’artista Nicoletta Cardin designer di gioielli.
Nicoletta, oggi al Chianti Natural Festival riceverai un premio, quale e perché?
Ho vinto un premio alla CNA come miglior prodotto artigianale del 2026 e sono qui perché mi è stato assegnato dal Chianti Natural Festival, il Premio Start Up Sostenibile 2026 come miglior prodotto originale.

Tu crei gioielli, ma c’è un elemento particolare che li rende originali, qual è?
Creo gioielli con il peperoncino, ne coltivo di svariati tipi.

Qual è il procedimento per trasformare un peperoncino in gioiello?
Raccolgo il frutto e lo lavoro, e questa è la particolarità.
Tu però venivi già dal mondo dei gioielli?
Sì, arrivo dal disegno dei gioielli. Ho viaggiato tantissimo per il mondo, poi per un periodo ho deciso di vivere in Africa, in quanto ho un’associazione per bambini africani, che si chiama Lobium, e lì ho conosciuto il peperoncino Fatalii che, ovviamente, è abbinato alla cucina. Nel paese dove mi trovavo sono di religione musulmana, e mi servivano una salsa che si chiama Piri Piri con la quale accompagnano il pollo, ed è composta da olio, aglio e peperoncino Fatalii, che ti dà un’esplosione in bocca incredibile.

Da un’esplosione in bocca all’accendersi di un’idea!
Esattamente! Prima di tutto mi è venuta la curiosità di conoscere meglio questi peperoncini che hanno un sapore particolare in quanto è un piccante affumicato, così ho iniziato a fare delle ricerche per conoscerlo meglio, per capire la piccantezza e quel tratto di affumicatura, quindi, oltre a cercare testi che parlassero del peperoncino li ho anche acquistati, ho iniziato a coltivarli e a utilizzarli in cucina. Insomma, mi sono innamorata del peperoncino! E suggerisco a tutti di provarlo.

E arriviamo alla trasformazione di un ortaggio, in quanto usato in cucina, anche se il peperoncino, in botanica, è considerato un frutto.
Sì, esatto. Quindi, via via che li coltivavo ero arrivata ad avere veramente tanti frutti e l’idea di buttare via quelli meraviglie era un vero peccato, perciò quelli che non riuscivo a consumare li mettevo nel congelatore. Di lì a poco arrivò il Covid, il lavoro aveva avuto una battuta di arresto, ma la mia creatività no, e mi chiesi: cosa faccio con tutti questi peperoncini? Dato che arrivavo dal design del gioiello, una realtà in cui ho avuto modo di conoscere tanti artisti, personaggi importanti e artigiani, mi è venuta l’idea: se questi peperoncini invece di tenerli nel congelatore li usassi per fare gioielli?
Come?
Questa è stata esattamente la stessa domanda che mi sono fatta subito dopo aver avuto l’idea. L’unica era provare, e per questo mi sono detta: proviamo! Da quel momento ho cercato di capire come trasformare un frutto vivo in un gioiello, ho passato svariato tempo a guardare video su YouTube e a documentarmi su Internet, e poi ho acquistato online tutta una serie di prodotti e da quel momento ho iniziato a sperimentare.

Giusto per avvicinarmi a capire quello che è necessario avere per cominciare a pensare di realizzare un gioiello con un peperoncino, cosa hai acquistato?
Ho comprato la gomma siliconica, un apparecchio che fa l’elettroformatura e alcuni tipi di acido. Una volta che ho avuto tutto il necessario ho iniziato a fare le prove e da queste è nato il primo gioiello, che è qui esposto, il The First, e da quel momento ho capito che si poteva fare. Ho smesso di disegnare e ho iniziato a dedicarmi completamente a questo tipo di lavorazione.

Per trattare il peperoncino saranno sicuramente necessari degli accorgimenti, quali?
Per lavorare si usano guanti e mascherine, e anche delle coperture per il corpo perché quando si va a trattare un peperoncino piccante tipo il Carolina Reaper non lo si può assolutamente fare a mani nude perché se si rompe sono guai. Il Carolina Reaper è il peperoncino più piccante al mondo e viene utilizzato per fare lo spray antistupro, questo ci fa capire la sua elevata piccantezza ed è immangiabile. La mia curiosità però è stata forte e l’ho assaggiato con il rischio di dover andare all’ospedale per quanto sono stata male. Comunque, sono riuscita a lavorarlo, ma con tutti i crismi a norma di legge.

Queste sono state le fasi iniziali della lavorazione di questo tipo di gioielli, che facevi in casa, dopodiché qual è stato il passo successivo?
Quando il Covid è passato, essendo nata la voglia di trasformare questo hobby in un’attività a livello professionale, ho cercato un laboratorio che avesse tutte le attrezzature, ovviamente a norma di legge.
Il tuo desiderio di progredire in questo cammino non si è fermato, per creare una rete in cui la tua arte fosse conosciuta, cosa hai fatto?
Ho aperto un negozio a Siena, in via Cecco Angiolieri, che si chiama ‘Adelchisa’, inoltre ho partecipato e partecipo a molte fiere e mostre. Adesso vengo contattata anche da alcuni alberghi per tenere in esposizione i miei lavori in quanto sono molto originali.
Adelchisa, un nome particolare, perché questa scelta?
Anche se vivo a Siena da molti anni, 24 per la precisione, sono nata a Milano e Adelchisa era un nome femminile molto usato nell’800 e arriva dall’opera ‘Adelchi’ di Alessandro Manzoni. Io mi sono rivista proprio in Adelchi, un personaggio caratterizzato dal suo idealismo nobile per mantenere la pace e la concordia nel suo paese e per le quali combatte con testardaggine e tenacia per tutta la vita alfine di raggiungere questo obiettivo.
Oltre alla linea legata ai peperoncini, crei anche altri gioielli? E se sì, anche per questi usi frutti o ortaggi?
La collezione dei peperoncini è unica, le altre collezioni nascono sempre dai miei disegni, e ogni linea ha un proprio nome che prende vita con l’ispirazione e la creazione del primo gioiello.
Progetti futuri?
La pace nel mondo
Come si porta un messaggio di pace nel mondo con i gioielli?
Portando la speranza. I gioielli muoiono e risorgono per dare gioia e io spero, tramite loro, di riuscire a portare un po’ di colore e speranza.

Si trasmette la speranza con un gioiello?
Sì, raccontando ciò che è successo a me, io vivo di speranza, tutti i giorni la mia è quella di arrivare a creare un gioiello, e possiamo dare speranza facendo emergere ciò che abbiamo dentro di buono, e con la nostra esperienza possiamo farcela.
Nicoletta, sicuramente hai occasione di conoscere tante persone, quanto è importante la relazione con il prossimo?
Molto, incontro persone meravigliose, tanti artisti, e tanta gente che si mette in gioco. Io stessa, che ho cinquantadue anni, continuo a farlo.

Cos’è per te l’arte?
È gioia. L’arte è buona, è la parte migliore di noi e dobbiamo tirarla fuori, farla emergere. Quando la mattina mi sveglio sono felice e la cosa incredibile è che, se è vero che sono io a realizzare gioielli, i protagonisti sono loro.
