La disinformazione viene diffusa principalmente online, ma può avere serie conseguenze anche nel mondo che esiste al difuori dei nostri schermi, in particolare nella vita politica: uno dei casi più esemplari è il referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016.
“La Brexit è stata uno dei primi e più ambiziosi laboratori nell’impiego di determinate strategie di comunicazione politica, grazie all’utilizzo di tecnologie digitali, per influenzare le scelte degli elettori […] attraverso la produzione massiva di fake news” (Maria Russo, Roberta Sala, “Irragionevolezza, Irrazionalità e Fake News. Il caso Brexit”, Il potere della menzogna, a cura di Jacopo Marchetti, 2024).
Il 29 aprile 2016, il Daily Mail ha pubblicato un articolo intitolato “Every week we send £350 million to the EU”, mentre il Mail Online ne ha pubblicato un altro, intitolato “EU expansion will open our borders to 88 million from Europe’s poorest countries”. Persino sugli autobus venivano pubblicizzate statistiche false che dichiaravano che il Regno Unito versava circa 350 milioni di euro a settimana all’UE (John Henley, “Why Vote Leaves £350m Weekly EU Cost Claim is Wrong, Guardian, 10 giugno 2016). Nel primo articolo è stata indicata una cifra non corrispondente alle spese reali, insinuando, inoltre, l’idea che quei soldi avrebbero potuto essere utilizzati per migliorare il sistema sanitario nazionale. Nel secondo articolo, si è preso come riferimento un numero di immigrati potenziali, superiore all’intera popolazione della Turchia, che aveva fatto domanda di ingresso nell’UE nel 2005; tuttavia, nel 2016 non si era verificata alcuna circostanza che attestasse un ingresso imminente di tali immigrati nell’UE. In ogni caso, il Regno Unito, in quanto stato membro, avrebbe avuto il diritto di opporvisi. Maria Russo e Roberta Sala spiegano che questo genere di disinformazione ha indebolito l’autonomia dei cittadini come soggetti politici (Maria Russo, Roberta Sala, “Irragionevolezza, Irrazionalità e Fake News. Il caso Brexit”, Il potere della menzogna, a cura di Jacopo Marchetti, 2024).
Secondo la BBC, per la campagna Vote Leave (cioè la campagna per l’uscita dall’UE) sono stati spesi più di 2,7 milioni di sterline in annunci diffusi su Facebook, destinati a gruppi specifici di persone. Tali annunci, prodotti dalla società canadese Aggregate AIQ, venivano realizzati in modo da fare leva sulle emozioni di determinate persone, riferendosi a temi specifici, come l’immigrazione o i diritti degli animali, basandosi su dati personali degli utenti, raccolti dai social network. Inoltre, secondo la Commissione Elettorale, Vote Leave ha collaborato con un’altra campagna, BeLeave, violando così la legge elettorale. Dalla pagina Facebook di Vote Leave sono staticondivisi molti annunci di BeLeave, anche quelli riguardanti argomenti diversi. Per esempio, uno di essi affermava che l’UE stesse impedendo al Regno Unito di sviluppare le innovazioni necessarie a far crescere la propria economia e a creare lavoro; un altro annuncio mostrava una foto Boris Johnson, affiancata dalla frase: “Sono favorevole all’immigrazione, ma soprattutto sono favorevole all’immigrazione controllata. In UE, il sistema sta andando fuori controllo”.
https://www.bbc.com/news/uk-politics-44966969
Quello della Brexit è solo uno dei molti casi in cui uno o più grippi si sono avvalsi della disinformazione per influenzare l’esito di referendum e votazioni politiche. Oggi, a 10 anni dal referendum, molti britannici pensano che la Brexit non abbia apportato loro alcun beneficio: secondo un sondaggio pubblicato sul Guardian, il 50 per cento dei britannici tra i 18 e i 28 anni la considera un fallimento, appena il 16% ne è soddisfatto, mentre il 34 per cento è indeciso.
(https://www.huffingtonpost.it/esteri/2026/06/23/news/brexit-22195862/ .
