Nell’era di Internet, la disinformazione non si propaga solo attraverso i testi, ma anche attraverso contenuti audiovisivi chiamati deep fake.La Treccani definisce il deep fake come un “filmato che presenta immagini corporee e facciali catturate in Internet, rielaborate e adattate a un contesto diverso da quello originario tramite un sofisticato algoritmo”
(https://www.treccani.it/vocabolario/deepfake_(Neologismi)/ ).
Inoltre, dato che l’intelligenza artificiale (IA) è in grado di riprodurre anche le voci, questi contenuti vengono spesso utilizzati per attribuire a personaggi pubblici frasi che, in realtà, non hanno mai pronunciato
(https://www.commissariatodips.it ).
Tuttavia, più che la voce, l’oggetto principale dei deep fake, quello che viene riprodotto con maggiore accuratezza e attenzione ai dettagli, è il volto , che è il dispositivo umano più importante per la comunicazione interpersonale. (Massimo Leone, “Il Falso che Avanza. Semiotica del Deep Fake”, Il potere della Menzogna, a cura di Jacopo Marchetti, 2024). Come spiega Massimo Leone, nel 2019 Deep Trace, azienda di cybersecurity di Amsterdam, ha redatto un rapporto intitolato Deep Fake, nel quale ha dichiarato che il numero totale di deep fake presenti online aveva raggiunto i 14.678 video. La stessa azienda, nel 2018, aveva dichiarato che il 96% dei video falsi era di tipo pornografico. In fine, Deep Trace, ora nota come Sensity, dichiara che attualmente il numero di deep fake è salito a 118.232, molti dei quali ai danni di personaggi pubblici. “In precedenza, il gioco del falso era giocato tra falsari e intenditori (ad esempio, nel campo dell’arte). Ora questo gioco è sempre più giocato da algoritmi, con risultati ampiamente imprevedibili”. (Massimo Leone, “Il Falso che Avanza. Semiotica del Deep Fake”, Il potere della Menzogna, a cura di Jacopo Marchetti, 2024). Ciò che distingue i falsi digitali da quelli artistici, è che i primi, a differenza dei secondi, possono diventare indistinguibili da quelli reali.
Ma come vengono prodotti i deep fake? Essi vengono generati tramite una tecnologia chiamata Generative Adversarial Network, o GAN (reti generative avversarie), basato sul deep learning (apprendimento profondo), un sistema che permette alle reti GAN di imparare come sono fatti e come si muovono i volti e i corpi reali, basandosi su foto catturate nel Web. Le reti GAN sono in grado di replicare persino lo stile di pittori e altri artisti: pensate ai filtri che ci permettono di ritoccare le foto, in modo che sembrino opere di Van Gogh o disegni dello Studio Ghibli. (Stefano Quintarelli, Intelligenza artificiale, 2020)
I deep fake sono una piaga per tutti, ma le persone più colpite da essi sono le celebrità e i politici: il caso italiano più recente, risalente ad appena un mese fa, è quello di immagini e video artefatti che ritraggono la premier Giorgia Meloni in contesti intimi e dei falsi selfie che la ritraggono in compagnia di altri leader internazionali. In seguito a questo episodio, Il Garante per la Privacy ha chiesto maggiori poteri per bloccare la diffusione dei deep fake.
L’ Italia è stata il primo paese europeo ad emanare una legge per regolamentare l’utilizzo dell’IA: la legge n.132/2025, del 10 ottobre 2025, allineata con l’AI act approvato dal Consiglio dell’Unione Europea il 21 maggio 2024.
(https://ultimora.zanichelli.it )
È possibile smascherare i deep fake? Come abbiamo già detto, purtroppo, i falsi digitali sono quasi indistinguibili dai video reali: sono in via di sviluppo sistemi di deepfake detection, che però non sono molto efficaci, in quanto riescono a raggiungere un alto livello di accuratezza (fino al 96%) solo in laboratorio, mentre scendono sotto il 50% se si trovano di fronte a strumenti di IA sui quali non sono stati addestrati.
(https://arxiv.org/html/2503.02857v1)
Un consiglio utile per cercare di riconoscere un deep fake è quello di prestare attenzione a dettagli come il movimento degli occhi, la sincronizzazione delle labbra con la voce, il movimento delle ciglia o la definizione dei denti. Inoltre, bisogna osservare la postura del corpo e le ombre delle immagini, in quanto sono i dettagli che più spesso vengono trascurati. In ogni caso, la cosa più importante da fare è verificare che il contenuto provenga da una fonte attendibile.
(https://www.commissariatodips.it/notizie/articolo/come-riconoscere-un-deepfake/index.html )
