Nel piccolo borgo tutti si conoscevano da generazioni. Le famiglie residenti erano sempre quelle dai tempi dei tempi. Unica eccezione era Tony, arrivato dal sud e per questo ribattezzato Tony El Teron (Tony il terrone). Tutti dicevano che Tony El Teron aveva le “Pezze al culo”, cioè, era un poveraccio che non aveva un soldo ma si era “Ingegnato”. Aveva trovato una fidanzata, non bella e dal pessimo carattere, ma ricca di famiglia, con una gran villa lasciatale in eredità dal padre che aveva fatto fortuna. Quando Tony El Teron si sposò era così messo male che non aveva neppure le mutande di ricambio e la suocera dovette fare la “Dote” anche a lui. Con il passar del tempo Tony El Teron si fece conoscere dagli abitanti del paesello e, cosa più unica che rara, cambiò la sua scumagna in Tony Mica(testa) poiché era un vero e proprio “Zuccone”.
Non c’era discussione in cui non volesse aver ragione a tutti i costi ed era sempre in possesso della “Verità assoluta” tanto che si ostinava prepotentemente nell’affermarla e riaffermarla. Una testa dura come il legno. In più era noto per essere un incredibile tirchio, per cui, quando gli serviva qualcosa per lavoretti casalinghi non andava mai a comprarlo ma cercava sempre qualcuno per farselo regalare o prestare. Così quando Tony Mica ex Tony El Teron entrava nella Usteria d’la Vedua per bere qualcosa, c’era sempre qualcuno che picchiava un paio di pugni sul tavolo in legno. Di rimando gli altri avventori, ridendo, urlavano “Chi l’è chel pica?” (Chi picchia) e tutti in coro “Tony Mica”. I più maligni sostenevano che le impuntature di Tony Mica erano una sorta di rivalsa per quello che gli accadeva in privato, a casa sua. Qui infatti Tony Mica, perdeva la sia baldanza ed era completamente succube della moglie, inacidita dalla dieta perenne e “Bastian contraria” per natura. Tony Mica in casa era un tappetino, non poteva dire una parola, né esprimere un qualsiasi parere perché aveva sempre torto marcio e la sua opinione era considerata ancor meno di quella del cane di famiglia,
Tony Mica si era di certo immaginato una vita diversa, sposando una “Ereditiera”: bella casa, vestiti firmati, feste, vacanze nei posti Vip ma il destino si era accanito su di lui e lo costringeva a dedicarsi solo al lavoro, giorno e notte, senza che nessuno ne apprezzasse quantomeno l’impegno. “L’è un asu” (“E’ un asino”) dicevano di lui i conoscenti sia per la mole di lavoro che faceva, che per la sua proverbiale ignoranza.
Giunse anche il suo momento. Tony Mica ebbe un funerale spartano ed una tomba ancor più spartana con fiori di plastica scoloriti e consunti dagli anni. Sulla tomba una scritta “Gran lavoratore”.
